domenica 20 marzo 2011

Perché, quando, come venne costituita l'UAAR

Relazione di Silvio Manzati alla riunione di circolo del 16/3/2011

La costituzione dell'UAAR è connessa al concordato.

Il 18 febbraio 1984 venne sottoscritto a Roma, tra Repubblica italiana e Santa Sede, un “Accordo di revisione del concordato lateranense”, formato da 14 articoli, più un “Protocollo addizionale”.

Le Parti addivenivano alla revisione “tenuto conto del processo di trasformazione politica e sociale verificatosi in Italia negli ultimi decenni e degli sviluppi promossi nella Chiesa dal Concilio Vaticano II;” e “avendo presenti, da parte della Repubblica italiana, i principi sanciti dalla sua Costituzione, e, da parte della Santa Sede, le dichiarazioni del Concilio Ecumenico Vaticano II circa la libertà religiosa e i rapporti fra la Chiesa e la comunità politica, nonché la nuova codificazione del diritto canonico”.

La religione cattolica non era più considerata “religione di Stato”, ma alla chiesa cattolica venivano attribuiti privilegi contrastanti con la laicità dello Stato.

La legge 25 marzo 1985, n.121, ratificò e diede esecuzione al nuovo concordato.

Martino Rizzotti, docente di biologia evoluzionista all'università di Padova, ritenne che il nuovo concordato fosse contrario alla laicità dello stato e che ci fosse la riaffermazione di una visione medioevale. Inconsistente appariva lo schieramento laico. La vicenda era oggetto di conversazione con alcuni amici. Che cosa potevano fare i cittadini privi di qualsiasi potere pubblico?

Il punto di partenza dell'UAAR si ha il 4/12/1986 quando tre amici Martino Rizzotti, Rodolfo Costa (pure lui docente all'università di Padova) e Lorena Ziron (insegnante di scuola media) decisero di fondare il comitato promotore di una nuova associazione. Il nome pensato fu allora AAAR, cioè associazione degli atei e degli agnostici razionalisti. La precisazione “razionalisti” riguardava sia gli atei che gli agnostici, cioè era ed è un aggettivo, ed era adottata per non rischiare commistioni con persone che, pur non seguendo alcuna religione, avevano propensioni per posizioni irrazionali, per esempio credendo nell'influenza delle costellazioni o nel contatto con gli spiriti dei morti.

Seguirono riunioni con cadenza mensile, in pizzeria, alle quali il comitato promotore invitava amici ritenuti interessati. Emersero alcuni orientamenti che rimasero come linee fondamentali dell'UAAR: assoluta indipendenza da qualsiasi forza politica e partecipazione del tutto volontaria. Il ché significava nessuna apparato dirigente stipendiato o di professione e nessuna differenziazione tra soci attivi e soci che davano il semplice sostegno con il versamento di una quota. Nessuna analogia con la chiesa cattolica ed altre confessioni religiose nelle quali l'adesione è “per sempre”. Nessuna costrizione morale per far diventare i soci “attivi” o per farli rimanere associati. Sarebbero stati soci coloro che pagavano la quota annuale, con una gestione trasparente e democratica.

La decima riunione mensile avvenne il 19 ottobre 1987. I partecipanti erano in numero di cinque. Si decise, tra l'altro, il cambiamento del nome da AAAR a UAAR, più che altro per ragioni fonetiche e si decise altresì di non presentarsi all'esterno e di non costituirsi in alcun modo ufficiale finché non fosse stato superato il numero di 10 soci paganti. La quota era definita in 10.000 lire. I cinque riconfermarono Rizzotti segretario e Ziron venne nominata tesoriere. In pratica, veniva stabilito il passaggio da comitato promotore ad associazione con la prima versione dello statuto.

Il 4/11/1987 ci fu il versamento delle prime tre quote (Rizzotti, Silvana Pagni, biologa presso l'ULSS e Leopoldo Zoppi, proprietario di una piccola libreria). Successivamente la quota fu versata da altri. Le prime spese furono per le fotocopie per le riunioni successive. C'era una cadenza mensile: il 15 di ogni mese. A turno ciascun socio faceva un'introduzione su un libro, su un articolo, su qualche posizione filosofica, scientifica o sociale. Le riunioni servirono a rendere più coeso il gruppetto dei più attivi.

Per un certo tempo le riunioni si tennero presso l'ANPI di Padova, ma poi l'ANPI chiese un contributo, che il gruppo non poteva permettersi, e soprattutto negò che si pubblicizzasse il recapito postale “per riguardo ai partigiani cattolici”.

Il problema della sede fu risolto con l'ospitalità di Legambiente. Qualche amico o conoscente aderì dalle province di Venezia, Verona, Belluno, Ancona. Nel 1988 si era giunti a 27 iscritti. Si arrivò alla prima assemblea pubblica a Padova il 18/12/1988 sul documento costitutivo dell'UAAR, che diede la possibilità di avvicinare qualche altra persona.

Assumendo un respiro nazionale, la neonata UAAR iniziava ad avere rapporti con altre associazioni laiche come “scuola e Costituzione”, il MAI (Movimento anticlericale italiano), l'associazione Giuditta Tavani Arquati di Roma, l'associazione del libero pensiero “Giordano Bruno” e l'Associazione per lo sbattezzo. Quest'ultima associazione era legata al movimento anarchico e organizzava annualmente a Fano il Meeting anticlericale. Da un incontro ad uno di questi meeting partì la costituzione del circolo UAAR di Verona, come vedremo fra poco. Tutte queste associazioni erano chiamate associazioni affini, in realtà il più delle volte erano gruppetti attorno a qualche personaggio. A partire dall'anno 2000, con una forte espansione dell'UAAR, il tema delle associazioni affini è stato progressivamente abbandonato. Negli ultimi anni, si sono affermate, invece, delle alleanze locali, come la consulta laica di Torino o la rete laica si Bologna e di recente il CNL (Comitato Laico Nazionale) partendo dal tema del testamento biologico.

Intanto, il 13/3/1991 c'era stata la costituzione ufficiale dell'UAAR con atto notarile a Padova. Il comitato di coordinamento era costituito da Rizzotti, Duzzin, Franceschetti, Testa e Zoppi, tutti di Padova.

Il 6/12/1992 si tenne a Venezia il primo congresso nazionale. Al congresso potevano partecipare tutti gli iscritti. In realtà, si trattava di una assemblea nazionale. Vi parteciparono soci di varie province del Veneto, di Milano, di Pavia, di Ancona e di Roma. Alla fine della giornata vennero approvate le tesi, lo statuto e varie mozioni ed eletto il comitato di coordinamento, formato da Rizzotti e Zoppi (Padova), Fantini (Ancona), Marconato (Venezia). Ne faceva parte di diritto Villella in quanto coordinatore dell'unico circolo (provincia con almeno 10 soci), quello di Padova.

Il congresso come assemblea nazionale è continuato fino al VI congresso del 20/21 novembre 2004, tenuto a Firenze. Ma ormai l'UAAR era molto cresciuta in numero di iscritti ed in circoli l'assemblea nazionale era inadeguata e pure pericolosa per gli assetti interni. Anche per insistenza del circolo di Verona, dal successivo congresso di Bologna si passò ad un congresso di delegati dei circoli, in proporzione al numero degli iscritti.

L'aumentato numero dei circoli portò il VII congresso di Bologna (2 luglio 2006) a modificare la composizione del comitato di coordinamento. I coordinatori di circolo cessarono di far parte di diritto del massimo organo collegiale. I membri del comitato di coordinamento sarebbero stati eletti dal congresso nazionale.

Torniamo al primo congresso di Venezia. Dal punto di vista organizzativo si ritenne prioritario costituire una presenza a Milano e a Roma, dove si contavano alcuni iscritti, ma la capacità organizzativa era ancora alquanto limitata. Basti pensare che la prima riunione del comitato di coordinamento avvenne cinque mesi dopo, il 9 maggio 1993, quando vennero riconfermati segretario e tesoriere, rispettivamente, Rizzotti e Zoppi. Il comitato di coordinamento pensò anche alla costituzione di un Comitato di presidenza, una sorta di presidenza collettiva dell'UAAR formata da atei ed agnostici di chiara fama. Bisognerà aspettare il 14 luglio 2002 perché fossero nominati i primi presidenti onorari. Accettò subito Margherita Hack che l'anno prima aveva incontrato l'UAAR proprio a Verona, quando l'avevamo invitata a tenere una conferenza in una sala Lucchi strapiena.

Al meeting anticlericale di Fano del 1993 il veronese Mario Patuzzo conobbe Martino Rizzotti ed aderì all'UAAR. A Verona Mario Patuzzo riuscì a raccogliere una decina di iscritti e così nacque il circolo UAAR di Verona, secondo dopo quello di Padova. Patuzzo ne fu il coordinatore ed entrò di diritto nel comitato di coordinamento nazionale.

Il secondo congresso nazionale si tenne a Bologna il 26 novembre 1995. In quel periodo Martino Rizzotti, che fin dall'inizio era stato la colonna portante dell'UAAR, si ammalò gravemente, cessò di essere segretario e non volle neppure entrare nel comitato di coordinamento. Pur continuando ad aiutare il gruppo dirigente, fu molto impegnato a sostenere la battaglia per la sua salute, senza mettere a conoscenza quasi nessuno dei suoi problemi.

Venne eletto segretario Romano Oss di Trento. L'UAAR era ancora una piccola associazione, ma si diede due strumenti importanti per il suo sviluppo: nel dicembre del 1996 esce il numero zero dell'Ateo, trimestrale, per un forte impulso del nostro Mario Patuzzo e nel settembre del 1997 nasceva il sito internet, che cominciava a far conoscere l'UAAR anche fuori dal Triveneto.

Il video che vedremo tra poco di Martino Rizzotti riguarda soprattutto il suo intervento al terzo congresso nazionale dell'UAAR che si tenne a Trento il 17 maggio 1998 in una sala circoscrizionale come questa e con poche decine di partecipanti. E tuttavia si pensava in grande.

Sul sito nazionale si trova una lettera che Giorgio Villella inviò all'Avvenire perché due giorni dopo il congresso di Trento, il 19 maggio 1998, apparve sul quotidiano dei vescovi un resoconto ironico sul congresso stesso a firma di Roberto Beretta. Scriveva il giornalista “«gli agnostici della penisola devono dosare le energie perché sono pochi: esattamente 176, meno dei panda in Cina. Nella sala si sprecano capelli brizzolati, barbe sapienti (ma borghesucce) alla Scalfari, occhiali da miope con catenella; giovani scarsi davvero. Gli atei italiani sono in crisi, e poco vale consolarsi con i dati (più volte citati) del calo della pratica religiosa”.

Precisava Villella nella sua lettera: “gli iscritti alla fine dell’anno solare 1997 erano più di 250 e alla fine di questo anno, se continua così, saremo più di 300; e a questo punto siamo quasi preoccupati di crescere ulteriormente perché non abbiamo un ufficio, non abbiamo una segreteria e solo per gestire la posta e fare la nostra rivista, spedirla ai soci e distribuirla alle librerie Feltrinelli e Rinascita se ne vanno tutte le quote di iscrizione e le energie di chi si occupa, nel tempo libero, di queste incombenze; mentre i sacerdoti cattolici sono senza famiglia e sono pagati per la loro missione, le persone che mandano avanti l’UAAR sono impegnati con la famiglia e devono lavorare per mantenersi e hanno poco tempo per l’associazione”.

Il congresso non elesse il segretario. Romano Oss non voleva più starci. Preferiva dedicarsi all'Ateo, di cui era direttore. Tre mesi dopo fu eletto segretario Luciano Franceschetti di Padova. Ci rimase un mese. Martino Rizzotti prese Giorgio Villella e gli disse: o fai tu il segretario o si rischia di chiudere l'UAAR. Me lo ricordava Giorgio sabato scorso all'attivo regionale veneto. Giorgio Villella accettò, senza alcuna esperienza organizzativa, se non quella di piccolo editore di testi scientifici. Gli iscritti erano 272 ed i circoli, cioè province con più di 10 iscritti, erano sei. La più meridionale era Firenze. Villella si fece affiancare da due vicesegretarie: Mitti Binda, coordinatrice del circolo di Milano, che poi fu di grande utilità per l'aumento dei circoli, e Vera Pegna di Roma, che tanto fu utile per i rapporti internazionali.

Con neppure 300 iscritti in tutta Italia era difficile avere visibilità. Si cercava con qualche iniziativa giuridica. Il primo successo fu quello dello sbattezzo, chiamato “bonifica statistica”. Il 9 settembre 1999 il Garante per la privacy, pur bocciando la richiesta di cancellare i dati dall’atto di battesimo, stabilì che l’arciprete di Padova doveva annotare sul registro dei battezzati la volontà di Luciano Franceschetti di non essere più considerato cattolico.

L'anno della svolta fu il 2000, l'anno del Giubileo. Parecchi atei ed agnostici ne avevano le tasche piene e incontrare l'UAAR era una specie di liberazione. Per farsi incontrare, bisognava farsi vedere. Il circolo UAAR di Verona fu un po' il circolo pilota in questa direzione. Era allora coordinatore Valerio Nascimbeni, studente universitario a Padova in astronomia. Ben presto dovetti sostituirlo perché l'attività del circolo era tale da richiedere una presenza continua. Cominciammo con il tavolo informativo in centro città. Facemmo la commemorazione dei 400 anni dell'uccisione di Giordano Bruno davanti alla targa della via a lui dedicata a Porto San Pancrazio. Forse, fu la prima volta che andammo sull'Arena. Aumentarono le riunioni, iniziammo le cene sociali, tenemmo conferenze, distribuimmo volantini, ecc.

A fine anno 2000 i soci in Italia erano saliti a 474. Il circolo di Verona costituiva circa un sesto del totale. Quell'anno erano sorti i circoli di Roma e di Napoli. C'era stata la partecipazione di un gruppetto di soci arrivati da tutta Italia al Gay Pride. Dopo la campagna per lo sbattezzo fu lanciata la campagna “Scrocifiggiamo l'Italia”. Il nostro socio Marcello Montagnana (di Cuneo) era stato assolto in marzo: di era rifiutato di fare lo scrutatore perché nel seggio elettorale c'era il crocifisso.

Nel 2001 quasi raddoppiammo i soci, passando dai 474 del 2000 a 879 iscritti. A Roma dal 9 al 18 febbraio c'era stata la prima Settimana anticoncordataria. Non avendo l'associazione esperienza organizzativa, inviammo da Verona alcuni soci già esperti di banchetti. In novembre tenemmo a Firenze il quarto congresso nazionale, articolato su due giorni, in una bella sala proprio da congressi ed alla presenza di numerosi soci provenienti da tutta Italia. Pur essendoci ormai un gruppetto dirigente ed un collaudato segretario, Giorgio Villella, il punto di riferimento del congresso rimase Martino Rizzotti.

Sapevo che Martino insegnava a Padova, ma non sapevo che cosa insegnasse. In uno dei vari articoli di giornale che parlavano del congresso, appresi la materia di insegnamento di Martino. Lo invitai a Verona per tenere una conferenza dal titolo “Creazionismo e evoluzionismo”. La conferenza si svolse in sala Lucchi il 22 dicembre 2001. Fu una delle ultime apparizioni pubbliche di Martino. Era ormai molto ammalato, ma a noi nulla disse e nemmeno alla sorella che abitava a Verona. Martino morì la notte del 24 marzo 2002. Le sue ceneri sono al cimitero monumentale di Verona, nella tomba di famiglia. L'anno prossimo ricorrerà il decimo anniversario. Spero che il circolo di Verona riuscirà a metter in piedi una degna iniziativa.

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