mercoledì 9 gennaio 2013

La Malafede - Perché è indecente essere cristiani

Incontro con l'autore

Venerdì 18 gennaio, ore 21, presso la sala circoscrizionale di via Brunelleschi in zona stadio.


Renato Testa è un socio del Circolo UAAR di Verona. Si è laureato a "La Sapienza" di Roma in Lettere e in Filosofia ed ha insegnato materie umanistiche in vari licei. 
Ora è felicemente in pensione e dedito maggiormente ai suoi approfondimenti storiografici.
Ha già pubblicato:“Dall'attualismo all'empirismo assoluto”, CADMO editore, 1976, e “Il pensiero di Franco Lombardi”, Armando Editore, 1995.
L’ultimo suo libro, che viene qui proposto, rappresenta il miglior risultato di anni di ricerche e studi condotti con severo spirito critico e amore disinteressato per la verità.
La mole del libro non deve impressionare poiché l’interessante contenuto è esposto con mirabile scorrevolezza e vivacità, con una accurata tornitura approfondita dei singoli argomenti. Nulla è trascurato o lasciato nella vaghezza.
La lettura di questo libro risulterà piacevole, interessante ed esaustiva, raccomandabile a quanti vogliano formarsi o rafforzare un giudizio competente su una ideologia solitamente acquisita acriticamente per condizionamento proditoriamente indotto fin dall’età infantile da “missionari” prezzolati da uno Stato concordatario.
La “Religione di Stato” già imposta dal regime fascista è tutt’ora permanentemente integrata nelle istituzioni democratiche e nei bilanci pubblici: come prima, anzi più di prima…in dispregio dell’art. 3 di una Costituzione nata contraddittoria per un compromesso all’italiana cui i laici straccioni non hanno finora saputo rimediare.



Renato Testa

Perché è indecente essere cristiani

ISBN 9788856758184
Ed. Albatros Il Filo - pp. 474 - € 19.50


In questa serata di presentazione il libro è in offerta speciale a € 18.00

Il libro propugna un radicale ateismo. Dimostra la fallacia e l’inconsistenza delle prove dell’esistenza di Dio. Dimostra altresì che la realtà di un Dio che sia, come quello cristiano, insieme onnipotente e infinitamente buono è confutata dall’esistenza del male nel mondo.
In particolare viene criticata la religione cattolica, quella in cui col battesimo siamo stati arruolati a nostra insaputa, quando da piccoli non eravamo in grado d’intendere e di volere; quella che incide pesantemente sulla nostra vita personale e sociale, dalla quale dobbiamo innanzitutto liberarci se vogliamo avere un’esistenza più piena e felice.
Oggi è indecente essere cristiani, perché è sotto gli occhi di tutti - di tutti quelli, beninteso, che vogliono tenere gli occhi aperti - che il cristianesimo è solo un’accozzaglia di miti, leggende, superstizioni arcaiche, ormai improponibili. La cosa è evidente al di là di ogni dubbio.
La Chiesa afferma che l’autore della Bibbia è Dio e che, essendo egli la Verità, non può ingannarsi né ingannare. Ebbene il coacervo di errori e orrori, sciocchezze e sconcezze, falsità e contraddizioni che la farciscono attesta prepotentemente la falsità di questa pretesa.
La presunta divinità e inerranza della Bibbia è un mito. “Letta in modo opportuno la Bibbia è il più potente veicolo di ateismo mai concepito”, ha detto Isaac Asimov.
Ma la malafede non è solo quella di chi continua a proclamare una dottrina palesemente falsa. La fede è “mala”, cioè cattiva, dannosa, perché propone valori antivitali e repressivi ormai obsoleti e fonte di infelicità.
Il fideismo cieco (credo quia absurdum), dogmatico (ipse dixit), intollerante (“chi non è con me è contro di me”), l’ascetismo, il pauperismo (“beati i poveri”), l’umiltà (“gli ultimi saranno i primi”), la sessuofobia paranoica, la mortificazione della carne… sanno di Medioevo.

Si possono ancora esaltare negli ipocriti sermoni domenicali, magari da preti che predicano la castità e praticano la pedofilia, ma noi sappiamo e soprattutto attestiamo nella vita di tutti i giorni che i valori autenticamente umani sono altri.
O non è forse vero che, sebbene il papa condanni severamente la contraccezione e l’aborto, l’Italia, dove i sedicenti cattolici sono maggioranza, è uno dei paesi al mondo dove l’indice di natalità è più basso?
Questo e molto altro troverete ne «La Malafede», un libro che inchioda il cristianesimo alle sue bugie.

Presentazione dell’autore

“Il nostro tempo sa… Ciò che prima era solo patologico, oggi è divenuto indecente - esser cristiani oggi è indecente”. Così scriveva Friedrich Nietzsche alla fine dell’Ottocento. Ma perché già allora - e oggi ancor di più - era indecente essere cristiani? Perché il nostro tempo sa, dice Nietzsche. Che cosa? Che il cristianesimo è solo un’accozzaglia di miti e leggende ormai insostenibili. 
E ciò è stato dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio. Questo libro non fa altro che ribadire, con dati e argomenti solidissimi, questa elementare verità.
Noi siamo diventati cristiani, e cattolici, a nostra insaputa: perché siamo stati battezzati da piccoli, quando eravamo incapaci d’intendere e di volere. Così ci siamo ritrovati arruolati senza averlo voluto e senza sapere che cosa fosse il cristianesimo. Sarebbe ora, da adulti, di riesaminare questa nostra estorta adesione al lume della ragione, tanto più che la religione svolge un ruolo molto importante nel determinare le scelte di vita, nostre e della società. 
Non ci si può sentir legati, per un senso di malintesa lealtà, ad una scelta che non si è compiuta, ad una fede imposta da altri.
Questo libro professa un ateismo radicale, un ateismo senza se e senza ma, e prende le mosse da una critica rigorosa, ormai ampiamente condivisa da quanti si affidano alla ragione, delle tradizionali prove dell’esistenza di Dio (ontologica, cosmologica o causale, finalistica) e del più recente argomento del “progetto intelligente”, cui oppone due formidabili dimostrazioni della sua non esistenza: quella basata sulla presenza del male nel mondo e quella della non evidenza di questo Dio – che è detto onnipresente – davanti agli occhi di tutti.
Ma il piatto forte è la critica del cristianesimo che prende come punti di riferimento due testi chiave, le colonne portanti della sua dottrina: la Bibbia (quella di Gerusalemme, approvata dalla Conferenza episcopale italiana), che contiene, si dice, la Parola di Dio, e il Catechismo della Chiesa cattolica, che esibisce l’insegnamento irriformabile della Chiesa. Tutti e due infallibili, tutti e due immodificabili. L’esame dimostra che ci troviamo di fronte a un cumulo di assurdità, a un coacervo di decrepite e inaccettabili superstizioni.
Prendiamo, per esempio, la “narrazione” che sta alla base di tutta la religione cristiana. Dio crea il mondo e in esso l’uomo per farlo partecipe, nella sua infinita bontà, della propria beatitudine. Perciò lo colloca in quel giardino di delizie che è il paradiso terrestre. Ma, ahinoi, Adamo non fa in tempo ad essere creato che subito pecca, disobbedisce a Dio e mangia il frutto proibito.
La punizione per quella mela mangiata dal nostro antico progenitore è terrificante: la maestà divina si sente a tal punto offesa da decretare che tutti gl’incolpevoli discendenti di Adamo siano condannati per l’eternità alle pene indicibili dell’inferno. Milioni di uomini all’inferno per una colpa che non hanno commesso! Sarà probabilmente un mio limite, ma non mi riesce di veder rifulgere in questa punizione né l’infinita bontà né la perfetta giustizia di un Dio che, si dice, è amore.
Tutto ciò accade perché Dio aveva concepito l’ottimo proposito di partecipare all’uomo la sua beatitudine, ma quel mascalzone di Adamo – e, prima di lui, quella poco di buono di Eva – ha mandato tutto a monte disobbedendo al suo creatore.
Ma c’è qualcosa, in questa storia, che non torna. Certo, Dio aveva programmato tutto per il bene dell’uomo; eppure egli non poteva non sapere – infatti è onnisciente – che le cose sarebbero andate ben diversamente. Egli sapeva perfettamente che il genere umano, da lui creato con tanto amore, sarebbe stato destinato non alla beatitudine bensì alla dannazione eterna (da lui stesso per altro stabilita come giusta (?) punizione per la mela mangiata da Adamo).
E allora, perché l’ha fatto?
Giriamo pagina. Successivamente apprendiamo che, molto tempo dopo - intanto una miriade di uomini erano andati all’inferno dove resteranno ad arrostire per l’eternità - Dio decide, bontà sua, di redimere il genere umano.
E che fa?
Avrebbe potuto dire (è onnipotente, è misericordia infinita): “Vi perdono”. E amen. Invece no. La sua divina maestà - terribilmente offesa perché Adamo aveva mangiato una mela! - pretende un sacrificio cruento: un innocente, una vittima incolpevole deve pagare con una morte atroce per quell’antica colpa. Vi sembra giusto? Chi obbligava Dio ad esigere questo tipo di risarcimento così ripugnante? Soltanto la sua infinita giustizia!
E chi sarà “l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo”? Suo figlio, Dio al pari di Lui. Solo un Dio può ripagare l’offesa fatta a un Dio E così ci viene narrata la favola caramellosa di un Padre che, per amore del genere umano, fa violenza al suo cuore di genitore e manda a morte il suo figlio unigenito, e di un Figlio che, per amore del genere umano, accetta docile di immolarsi sulla croce!
“Padre mio - dirà Gesù, prostrato nel Getsemani, prima della sua passione e morte -, se è possibile, passi da me questo calice!” (Mt 26, 39). Invece non sarà possibile e Gesù berrà fino in fondo l’amaro calice. Eppure Dio è onnipotente. Se vuole può tutto: a lui nulla è impossibile. E’ chiaro, dunque: il Dio macellaio vuole il sangue del Figlio! Perché?
Per recitare questa bislacca sceneggiata c’è bisogno almeno di due personaggi - che poi, per fare il numero perfetto, diventeranno tre -, e allora l’unico Dio si scopre trino, pur rimanendo assolutamente uno. Mah.
Che cosa accade allora? Perché si possa compiere la redenzione gli uomini arrestano questo Dio (che è il Figlio del Padre, ma è anche, in qualche modo, il Padre stesso, se Dio è e deve essere uno), lo insultano, lo scherniscono, gli sputano addosso, lo flagellano e, infine, lo uccidono con l’infamante supplizio della croce.
A questo punto Dio (Padre, Figlio e Spirito Santo) può dirsi soddisfatto: l’oltraggio inflitto al suo onore dalla disobbedienza di Adamo è stato finalmente sanato dal…“disonor del Golgota”! Ci può essere storia più assurda e scon-clusionata? E’ incredibile che oggi possano ancora credersi simili sciocchezze.
Non basta. Con la passione e morte di Cristo Satana è stato sconfitto e l’umanità tutta, dicono, è stata redenta: liberata definitivamente dal male, dal peccato, dalla morte. Ve ne siete accorti? Io no. Vedo ancora uomini soffrire, peccare, morire.
Queste sono solo alcune delle tante assurdità del cristianesimo. Qualche altro esempio alla rinfusa. Chi è peggio Hitler, che tentò di compiere il genocidio degli ebrei, o Jahvè, che con il diluvio universale sterminò quasi tutto il genere umano? Chi è più criminale Erode, che ordinò la strage degli innocenti a Betlemme, o Jahvè, che uccise di sua mano tutti gl’incolpevoli primogeniti d’Egitto, animali compresi?
Confrontate i racconti della nascita di Gesù di Matteo e di Luca: sono due storie completamente diverse, incompatibili tra loro. O è vera l’una o è vera l’altra (o sono false entrambe).
Eppure si dice che i vangeli sono la Verità. Quali sono state le ultime parole di Gesù prima di morire? “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” (Luca)? Oppure “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Marco e Matteo)? Oppure “Tutto è compiuto” (Giovanni)? Non si sa.
Certo è però che qualcuno ha raccontato il falso. Affidabili, questi evangelisti! Gesù è vero uomo e vero Dio, dicono. Alle corte: davanti alle grazie generose della Maddalena cosa fa? Si eccita come un vero uomo o rimane impassibile come si conviene al vero Dio?
Gesù ha detto: “Chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo” (Lc 14, 33). Lo sanno (e lo fanno) quelli che si definiscono cristiani?
Non è forse sommamente indecente dire che è amore, che è bontà infinita un Dio che per i suoi figli – cui vuole, assicurano, tanto bene – ha inventato, oltre che tante malattie, la dannazione eterna dell’inferno?
E qui mi fermo. Per dare un’idea della varietà e vastità dei temi affrontati nel libro ne riporto l’indice:
un ateismo radicale; la critica delle prove dell’esistenza di Dio; le prove della non esistenza di Dio; la rivelazione e la Bibbia; errori e orrori, falsità e sciocchezze dell’Antico Testamento; falsità e contraddizioni del Nuovo Testamento; Gesù: Messia o Dio? Nessuno dei due; fede, ragione, verità; cristianesimo e modernità; la predestinazione: una dottrina ripugnante; la magia sacramentale; la morale cristiana: nobili e sublimi idiozie; politica, economia, società; santi e miracoli; un confronto con Vittorio Messori; conclusione. 
   
                                                                                                   Renato Testa

2 commenti:

  1. Eh…sì, bisogna ammetterlo, si tratta di uno studioso serio, rigoroso, documentato, preciso. Si ha la viva impressione di avere a che fare con un autore di solida preparazione nella materia trattata, dotato di uno spessore culturale notevole, di usare esclusivamente la razionalità con una logica rigorosa, animato da viva passione e convincente sincerità.
    La Malafede è un’opera proprio per tutti, per il suo contenuto esauriente alquanto ricco di riferimenti, di dati, di citazioni. Il tutto reso con linguaggio piano e chiaro che rende la lettura scorrevole e piacevole.
    Questo libro costituisce un importante contributo alla ricerca della verità storica sulla figura di un (in)certo Gesù di Nazareth, al di là della leggenda contraddittoria della vulgata cattolica tradizionale.

    Mario Trevisan

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  2. Giuseppina Paola Romio25 febbraio 2013 15:41

    Pur preferendo la sola lettura di saggi (non amo avventurarmi nella lettura di qualcosa che ri-guarda la Bibbia, per la quale provo una certa avversione, in quanto rigetto l’idea di impegnare la mia mente nei fatti e misfatti raccontati in questa raccolta, così lontani dal mio mondo), leggere il libro di Renato Testa mi è piaciuto.
    L’ho letto in più riprese, non certo tutto d’un fiato.
    Argomento quanto mai tosto per una persona profana, la filosofia così esposta da Renato Testa può anche essere “digerita “.
    Il libro offre tantissimi spunti di riflessione. Spiega come la religione sia uno strumento coerci-tivo, troppo spesso usato per soggiogare le persone.
    I presupposti determinano le conclusioni: se uno crede per fede, accetta i dogmi piuttosto che credere per ragionamento, di modo che anche le conclusioni che ne trarrà saranno diverse; ma nello scorrere della lettura si srotolano tutte le spiegazioni razionali che rendono salda e argomentata la posizione atea.
    L’atteggiamento superstizioso di chi prega viene smentito dai fatti nel momento in cui un cre-dente esce dalla messa: tutto è rimasto come prima.
    Credere a dogmi crea anche il capro espiatorio, così può capitare di sentire discorsi del tipo: “se c’è stato il terremoto nel tal luogo, è perché se lo meritavano”.
    Per i credenti: se i fatti smentiscono la teoria, allora tanto peggio per i fatti; tuttavia se oggi noi abbiamo il progresso materiale lo dobbiamo alla scienza che si basa sui fatti.
    Fosse per merito della religione, non potremmo far altro che pregare e delegare a un fantomatico dio, con il suo improbabile seguito di miti, la soluzione dei nostri problemi.
    L’ora di religione nelle scuole, dunque, è tempo sprecato e un danno per le menti dei bambini.
    Il libro ripercorre il percorso fatto dalla storia dell‘umanità.
    Spiega le tappe attraverso le quali si è passati dal pensiero animistico, agli dei, al monoteismo e come ormai i tempi siano maturi per una completa presa di coscienza del fatto che noi stessi siamo artefici di ciò che saremo. Si è ad una svolta epocale, al punto di non ritorno.
    - I bambini, appena cominciano a distinguersi dal resto del mondo che li circonda, si creano delle divinità perché danno un’intenzionalità alle cose, una finalità.
    - Gli adulti rimasti bambini danno finalità che corrispondono alle loro aspettative religiose e superstiziose e anche tendono a creare capri espiatori sui quali riversare le ragioni del perché vi sia la sofferenza.
    - I filosofi pre-scientifici danno risposte logiche astratte che al più preludono alla scienza, ma non danno certezze comprovate.
    - La scienza invece dà risposte concrete e ricerca le prove sperimentali delle sue teorie.
    - La tecnologia è la dimostrazione che la strada maestra è la scienza.
    Il libro di Renato Testa è da leggere perché:
    - vi si trovano solide basi a sostegno dell’ateismo;
    - perché racconta il formarsi e il dissolversi delle credenze religiose;
    - perché è una ricca antologia di temi, con un richiamo continuo, puntuale e critico di altri autori (prova di grande cultura), della Bibbia e del Catechismo della Chiesa cattolica, evidenziando le insanabili contraddizioni e assurdità;
    - perchè invita ad essere sinceri con sé stessi e con gli altri;
    - infine perché ci si rende conto leggendo questo libro che anche l’altruismo è una forma di egoismo. Ed è salutare esserne consapevoli.

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