giovedì 14 novembre 2013

Benedizione strada pubblica di Poiano

Lettera aperta.

Egregio sig. sindaco del comune di Verona, Flavio Tosi.
Egregio sig. assessore alla viabilità e infrastrutture, Enrico Corsi.
Egregio sig. assessore ai servizi demografici e allo sport, Marco Giorlo.
Egregio sig. presidente dell’VIII circoscrizione, Dino Andreoli.
Egregio sig. dirigente coordinatore intersettoriale, Pierangelo Zordan.

Verona, 13 novembre 2013

Il 21 settembre scorso si è svolta l’inaugurazione della nuova strada al bivio di Poiano, sulla
tangenziale della Valpantena, dedicata ai due dolomitisti veronesi scomparsi (Milo Navasa e
Claudio Dal Bosco), con una piccola cerimonia durante la quale è stata scoperta l’epigrafe in loro nome.
Non so chi di Voi voglia la presenza di un religioso in questa come in tutte le altre cerimonie
comunali (le commemorazioni del 25 Aprile, della Divisione Acqui e dei caduti di Nassyria, la
cerimonia al Monte Comun, la festa della Polizia, …), ma il fatto che vi sia stata la enedizione di un sacerdote anche per l’inaugurazione di una strada pubblica fa capire quanto i rappresentanti delle nostre Istituzioni siano poco laici e così poco conoscitori-rispettosi della Storia e della Costituzione.
Parlo della Storia perché nel 1984 vi è stata la revisione dei Patti Lateranensi con la quale è stata abrogata la Religione di Stato, e già questo, di per sé, dovrebbe essere una motivazione più che valida e più che sufficiente per NON svolgere alcun rito religioso da parte di nessuna religione durante le inaugurazioni di opere pubbliche (statali, regionali, provinciali e comunali), altrimenti a cosa è servito togliere il concetto di “religione di stato”?! Uno Stato, che non solo si proclami laico, ma che anche lo sia veramente, non deve privilegiare alcuna religione! Il fatto che una strada pubblica, finanziata con denaro pubblico, quindi di tutti e frequentata da tutti (credenti, diversamente credenti, atei, agnostici) sia “benedetta” da UNA religione, la dice lunga su quanto arretrate siano le nostre Istituzioni in fatto di laicità.
Parlo della Costituzione perché all’articolo 3 vi è scritto che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” presupponendo, quindi, che non ci debbano essere cittadini di serie A (per i quali si fanno privilegi celebrando i LORO riti religiosi) e cittadini di serie B (i quali devono subire i riti religiosi dei cittadini di serie A).
Io Vi chiedo: ma è mai possibile che una fede abbia bisogno di “marcare il territorio”? E ancora: quale visione avete Voi della società multi religiosa?! Come credete possano convivere persone di differenti religioni?! Come pensate ci possa essere “buon vivere” e “tolleranza” se alle cerimonie di inaugurazione, per opere che sono di tutti, si predilige una religione piuttosto che un’altra?! In base a quale regola o a quale legge?!
Se a giustificazione di tale “privilegio religioso” si adduce alla “consuetudine” o alla “abitudine”, beh: credo che le consuetudini e le abitudini debbano cambiare con il cambiare della società.
Egregio signor Sindaco, egregi assessori, non siamo più una società nella quale si professa una sola religione, e anche se non ci fossero gli extracomunitari (con il loro bagaglio culturale) ci sono comunque (ormai) tanti cittadini italiani e cittadine italiane che sono diversamente credenti e anche non credenti.
L’unica risposta percorribile è la laicità dello Stato, definita “supremo principio costituzionale”
dalla Consulta (sentenza 203/1989).
Vi ricordo (sperando che Vi sia da esempio e che Vi possa servire) quanto ebbe a dire il presidente Obama all’indomani della sua elezione a capo degli Stati Uniti: “Siamo una nazione di Cristiani e Musulmani, Ebrei e Induisti, e di non credenti” (20 gennaio 2009).

Distinti saluti,
Campedelli Angelo (coordinatore circolo UAAR di Verona)

4 commenti:

  1. Se ai cattolici fa piacere benedire una strada non credo che sia un grosso problema: 5 minuti per la benedizione si possono sempre amichevolmente trovare.
    Se un sindaco cattolico ha piacere di assistere alla benedizione, si potrebbe trovare una soluzione elegante: il sindaco assiste all'inaugurazione della strada con la fascia tricolore al collo in rappresentanza del suo comune, poi si toglie la fascia tricolore dal collo e assiste alla benedizione da privato cittadino cattolico, che in quel momento rappresenta solo se stesso.
    Il problema è proprio questo: che i cattolici non lo chiedono amichevolmente e che il sindaco vorrà partecipare alla benedizione come se fosse una espressione di una autorità pubblica nello spazio pubblico (che è diverso da dire che la cerimonia è visibile dal pubblico, nessuno pretende che vadano a benedire la strada di notte per non farsi vedere)
    Saluti da Beatrice

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    1. carissima Beatrice.
      "Se ai cattolici fa piacere benedire una strada non credo che sia un grosso problema: 5 minuti per la benedizione si possono sempre amichevolmente trovare."
      io non la vedo così: uno Stato (e quindi anche un Comune) DEVE essere laico, che vuol dire non privilegiare nessuna religione. ergo, non ci deve essere nessuna benedizione di nessuna religione per nessuna opera pubblica (strada, scuola, caserma, ufficio postale, tribunale, biblioteca, .......).
      un caro saluto, angelo campedelli.

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  2. il presidente Obama: “Siamo una nazione di Cristiani e Musulmani, Ebrei e Induisti, e di non credenti”

    Sì, ma stava parlando degli USA mica dell'Italia.
    Gli Stati Uniti allora erano una nazione formata da illuministi, da massoni, e da persone che avevano fedi religiose ma avevano vissuto l'esperienza di doversene andare via dal loro paese di origine per potere essere cittadini a pieno titolo.
    Non è un caso che il loro First Amendment dice che negli USA non ci può essere una chiesa di stato, e che la loro corte costituzionale non approva gli "entanglement" fra stato e chiese.

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    1. carissima Beatrice.
      logico che Obama stesse parlando degli USA (stava parlando della sua nazione).
      ma la sua frase DEVE ormai entrare nella testa dei nostri politici, perché ANCHE la nostra nazione (Italia) è ormai fatta da "Cristiani e Musulmani, Ebrei e Induisti, e di non credenti”.
      un caro saluto, angelo campedelli

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