venerdì 29 novembre 2013

Chiesa e scuola: l’appello di laicità dagli atei di Verona

Ho letto, su L’Arena di lunedì 25 novembre scorso, l’articolo su “Chiesa e scuola, l’appello di libertà” a seguito della quarta Conferenza sulla scuola e formazione professionale tenutasi recentemente alla Gran Guardia.

Molte sono le affermazioni pronunciate dal monsignor Moraglia che mi hanno negativamente colpito e che non condivido.
1 – Nessuno ha mai messo in discussione, e tanto meno minacciato, la libertà sancita dalla Costituzione che riconosce “il dovere e il diritto di educare e istruire i figli secondo una linea educativa liberamente scelta” (il corsivo, come i seguenti, sono tratti dall’articolo citato). Ciò che noi atei contestiamo è il finanziamento delle scuole private con denaro pubblico dello Stato e/o delle Regioni. Infatti, l’articolo 33 della Costituzione, 3° comma, così recita: “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”. Mi sembra sia abbastanza chiaro.
2 – Noi atei non vogliamo sostenere ideologie, e tanto meno quella del “mito della neutralità educativa”.
Sappiamo benissimo che non esiste neutralità educativa, ma proprio per questo vogliamo che chi insegna il creazionismo (atto di fede tanto lecito quanto non scientifico) al posto dell’evoluzionismo (teoria ampiamente dimostrata scientificamente) non abbia diritto a ricevere finanziamenti pubblici.
Così pure dicasi per l’ora alternativa all’insegnamento della religione cattolica: non mi risulta che nelle scuole che si definiscono “paritarie” vi sia la possibilità di optare per l’ora alternativa all’IRC, quindi di quale parità vogliamo parlare.
3 – Entrando nel vivo della questione, vale a dire l’aspetto economico, è mistificatorio affermare che “le scuole paritarie non sono un onere nei confronti dello Stato”: se lo Stato paga (poco o tanto che sia) sempre onere è.
Inoltre, è altrettanto mistificatorio affermare che “in media ogni allievo di scuola statale costa allo stato una somma di almeno 10 volte superiore rispetto a un coetaneo iscritto alla scuola paritaria” confrontando “il costo medio annuo per ogni alunno della scuola statale” con quanto “stanziato dall’erario per ogni studente delle scuole paritarie” (omettendo, perciò, sia tutti i contributi provenienti da altre amministrazioni pubbliche, sia le esenzioni di imposta sugli edifici delle scuole cattoliche). Da un articolo redatto dall’UAAR sui costi pubblici della scuola privata (http://www.uaar.it/news/2012/11/23/costi-pubblici-scuola-privata/) risulta chiaramente che le cifre presentate dal mondo cattolico sono incomplete, perché si limitano al solo contributo annuo statale.
La domanda corretta da porsi è: quanto costa realmente e complessivamente un alunno delle paritarie?
4 - Affermare che “le scuole paritarie fanno risparmiare allo Stato non meno di 6 miliardi di euro l’anno” è, oltre che errato e fuorviante per quanto detto prima, anche mistificatorio: la Chiesa Cattolica (la stragrande maggioranza delle scuole paritarie sono di ispirazione cattolica) incassa dallo Stato italiano ben 6.277.375.437 euro ogni anno, comprendenti i finanziamenti alle sue scuole private. Quindi, affermare che lo Stato risparmia “grazie” alle scuole paritarie è proprio un voler “rivoltare il bambino nella culla”! Sarebbe giusto che fosse abrogato il Concordato tra la Chiesa e lo Stato italiano (nonché l’articolo 7 della Costituzione), e che tutte le chiese si mantenessero da sole (con i loro servizi e le donazioni): con 6.277.375.437 euro risparmiati ogni anno, quante scuole lo Stato potrebbe fare? E quanti ospedali? E quanta ricerca scientifica?
I costi della chiesa sono stati dettagliatamente documentati dall’UAAR (http://www.icostidellachiesa.it/).

Il vescovo Zenti, poi, afferma che “la scuola cattolica è l’essenza di laicità”. Beh, non mi risulta: una scuola veramente laica non dovrebbe né esporre simboli religiosi (di nessuna religione) né, tanto meno, contemplare, tra le sue materie, l’insegnamento di una qualunque religione. E a proposito dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole (pubbliche o private che siano), ricordo che la modifica dei Patti Lateranensi, avvenuta nel 1984, ha abolito la dicitura “religione di stato”. Per questo, non si capisce perché si continui ad insegnare la religione cattolica e non Storia delle Religioni (per esempio).

E’ grave, inoltre, che il presidente della regione Veneto, Zaia, affermi che “in materia di istruzione, la Costituzione in Veneto non è rispettata perché … non tutti i nostri ragazzi avrebbero lo stesso diritto d’accesso alla formazione”, ma è vero il contrario: la Costituzione, in Veneto come in tutta Italia, non è rispettata semplicemente perché non si rispetta la dicitura dell’articolo 33 (“senza oneri per lo Stato”).

Infine il sindaco Tosi il quale invoca che “dovrebbe essere lo Stato a dare forma concreta a questa parità”. Ebbene, la parità esiste già, ed è data dal 4° comma del medesimo articolo 33 che recita: “La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali”. La legge 62/2000, che ha dato attuazione a tutto ciò, prevede la parità giuridica tra scuola statale e scuola non statale, ma non certo quella economica tanto rivendicata dal mondo cattolico.

Campedelli Angelo,
coordinatore del Circolo UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) di Verona

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