sabato 6 dicembre 2014

Cena sociale di fine anno 2014

Venerdì 19 dicembre, alle ore 20.30, presso ristorante "Dolce Gusto" (Parona) si svolgerà la CENA SOCIALE DI FINE ANNO 2014.
Il prezzo concordato è di 25 euro a persona.
La cena comprende: antipasto, bis di primi, secondo con contorni, dolce, acqua e vino, caffè (link al menù in formato PDF).
Ovviamente sono previsti piatti vegetariani per le persone che ne facciano richiesta.
SONO GIA' INIZIATE LE PRENOTAZIONI: basta scrivere a campedelliangelo@tiscali.it  o telefonare al numero della nostra sede 3311330654 o a uno dei numeri privati di Angelo. Si prega di specificare se si è vegetariani.

Dove va la Chiesa dopo il Sinodo sulla famiglia?

Sabato 13 dicembre, alle ore 19.30 (per chi lo desidera seguirà buffet contribuendo con 5 euro) presso sede circolo Milk e sede circolo UAAR (via Nichesola 9, vicino Piazza del Popolo a San Michele Extra): 

DOVE VA LA CHIESA DOPO IL SINODO SULLA FAMIGLIA? (link locandina)

Con:
- Angelo Campedelli    (coordinatore del Circolo UAAR di Verona)
- Cristina Simonelli    (presidente del Coordinamento Teologhe Italiane)
- Jonathan Terino    (pastore della Chiesa Evangelica Valedese di Verona)
 
Moderatore:
- Zeno Menegazzi    (attivista LGBT - Arcigay Verona - Milk Center)


venerdì 28 novembre 2014

Funerali: rito cattolico per un ateo

Lunedì 1 dicembre, alle ore 21.00, presso la nostra sede (via Nichesola 9, vicino Piazza del Popolo a San Michele Extra):

FUNERALI: RITO CATTOLICO PER UN ATEO, riflessioni dopo il funerale religioso all'ateo Giulio Segato, socio UAAR.

Dal "Testamento politico di Giuseppe Garibaldi":
  1. Ai miei figli, ai miei amici, ed a quanti dividono le mie opinioni, io lego: l’amore mio per la libertà e per il vero; il mio odio per la menzogna e la tirannide. Siccome negli ultimi momenti della creatura umana, il prete, profittando dello stato spossato in cui si trova il moribondo e della confusione che sovente vi succede, s’inoltra e mettendo in opera ogni turpe stratagemma, propaga con l’impostura in cui è maestro, che il defunto compi, pentendosi delle sue credenze passate, ai doveri di cattolico.
  2. In conseguenza io dichiaro, che trovandomi in piena ragione oggi, non voglio accettare in nessun tempo il ministero odioso, disprezzevole e scellerato d’un prete, che considero atroce nemico del genere umano e dell’Italia in particolare. E che solo in istato di pazzia o di ben crassa ignoranza, io credo possa un individuo raccomandarsi ad un discendente di Torquemada.

domenica 16 novembre 2014

Serata d'arte e di convivialità

Giovedì 20 novembre, alle ore 21.00, presso la sede del circolo (via Nichelosa 9, vicino alla Piazza del Popolo a San Michele Extra), si svolgerà una serata d'arte e di convivialità con il maestro d'arte Angelo Nicolini e le sue riproduzioni artistiche. E' previsto un rinfresco. Sono invitati tutti i soci e i simpatizzanti. 

Capitelli mariani

L'Arena
martedì 11 novembre 2014 – PROVINCIA – Pagina 32
 

CASTEL D'AZZANO. Delibera del Consiglio 
A Beccacivetta c'è l'accordo per il capitello
 

A Beccacivetta, nella zona delle vie dei vini, verrà costruito un capitello votivo mariano, su un'area pubblica concessa dal Comune alla parrocchia in uso gratuito per 30 anni. La richiesta, approvata dal consiglio comunale, è stata presentata dalla parrocchia con 180 firme e «rappresenta il punto di arrivo», dice il parroco Claudio Turri, «di un'idea lanciata alcuni anni fa alla recita del rosario: perché non ritrovarsi davanti a un capitello, invece che in strada o in alcune case?».
Aggiunge Riccardo Sonato, architetto che ha curato il progetto: «I capitelli appartengono alla nostra tradizione». Il primo quartiere a rispondere all'invito del parroco è stato quello dei vini, tra le vie Soave, Chianti e Salerno che confluiscono in uno slargo in parte a giardino. «La richiesta», ha spiegato il consigliere delegato Valentina Polati, «nasce dal desiderio di creare un luogo di incontro per anziani e famiglie che va oltre la recita del rosario di maggio. Chiediamo di approvare la convenzione tra Comune e parrocchia di Beccacivetta che prevede la concessione del terreno, mentre costruzione e manutenzione del capitello e dell'area saranno a carico della parrocchia». Il capitello occuperà due metri quadri, sarà in muratura, rivestito di marmo di Verona bianco e rosso; sul basamento un'edicola che ospiterà una statua della Madonna.
Il consigliere di minoranza Sara Annechini ha detto: «La raccolta di firme è uno strumento di manifesta volontà da tenere presente anche per altre richieste» e ha chiesto che il progetto sia in regola dal punto di vista urbanistico e giuridico. Quindi ha proseguito: «Credo nei capitelli e nei simboli, credo soprattutto che la religione non debba dividere ma unire. Per questo motivo chiedo di rinviare l'approvazione della delibera per dare modo al gruppo proponente di organizzare un incontro pubblico per presentare il progetto e stimolare la condivisione dell'iniziativa con le altre religioni, avvalendosi dell'esperienza del Gime, gruppo di impegno multietnico, che opera con questa prospettiva». «Da anni», ha risposto l'assessore alla cultura Monica Gasparini, «alcune associazioni, tra cui il Gime in collaborazione con la biblioteca, promuovono incontri con testimoni delle diverse religioni per favorire rispetto reciproco e coesione sociale». La richiesta di rinvio non è stata accettata: la convenzione viene approvata da tutti i consiglieri, eccetto Annechini che si astiene. G.G.



LETTERA APERTA (13 novembre 2014).
 

Oggetto: capitelli mariani.
 

Egregio sig. sindaco del comune di Castel D’Azzano, Antonello Panuccio.
Gentile sig.ra assessore alla cultura, Monica Gasparini.
Gentile sig.ra consigliere delegata, Valentina Polati.
Gentile sig.ra consigliere di minoranza, Sara Annechini.
Egregio sig. parroco della parrocchia di Beccacivetta, Claudio Turri.
Egregio sig. architetto Riccardo Sonato.
(ai rispettivi indirizzi di posta elettronica).
 

Sono Campedelli Angelo, coordinatore del Circolo UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) della provincia di Verona.
Vi scrivo a seguito dell’articolo apparso sul giornale L’Arena (in data 11 novembre scorso) nel quale si annuncia l’approvazione, da parte del Consiglio Comunale, della delibera che autorizza la costruzione, su suolo pubblico, di un capitello con la statua della Madonna.
In primo luogo vorrei far presente che con la revisione dei Patti Lateranensi, avvenuta nell’ormai lontano 1984 (trent’anni trascorsi inutilmente), è stata abolita la cosiddetta “Religione di Stato”.
In secondo luogo desidero ricordare che la Consulta ha definito la LAICITA’ dello Stato come “supremo principio costituzionale” (sentenza n° 203 del 1989).
In terzo luogo richiamo l’attenzione sull’articolo 3 della nostra Costituzione, che vuole “pari dignità sociale” per tutti i cittadini “senza distinzione di religione”.
Detto ciò, non mi pare condivisibile quanto deliberato dal Consiglio Comunale anche se avvenuto democraticamente, perché la laicità dei nostri luoghi pubblici (aperti o chiusi che siano) è un valore che va ben oltre la raccolta di firme e l’approvazione a maggioranza.
Penso che la recita del rosario, durante il mese mariano, possa avvenire benissimo nelle chiese (di chiese ce ne sono in abbondanza, senza bisogno di creare ulteriori luoghi fissi per il culto su suolo pubblico), o anche nelle piazze e giardini pubblici purché si utilizzi una statua mobile (come, peraltro, ho già visto fare). Così, invece, si costruirà un manufatto che rimarrà lì tutto l’anno, a fronte di un “utilizzo” occasionale da parte di pochi.
La tradizione religiosa, quando confligge con la laicità e con la multireligiosità, non è più tradizione: è sopraffazione. Di capitelli storici ce ne sono già in abbondanza: credo sia il caso di non farne di nuovi. Non vedo perché continuare in questa “tradizione” che, ormai, manifesta solo l’intento di “marcare il territorio” all’aperto (come fanno gli animali) al pari dei crocifissi che lo marcano al chiuso (negli edifici).
Per “creare un luogo d’incontro per anziani e famiglie” non servono i capitelli religiosi: servono fontane, panchine, fioriere, pavimentazioni, lampioni, alberi, e sculture laiche che siano inclusive e non capitelli religiosi che per loro stessa natura sono esclusivi (giacché propri di una specifica religione, per quanto maggioritaria).
La “raccolta di firme”, quale “strumento di manifesta volontà”, non ha senso quando è usata per limitare la laicità. E poi: quanti altri capitelli? Uno per ogni incrocio stradale? Uno per ogni rotatoria? E uno per ogni religione? A tal proposito, coinvolgere altre religioni è solo in apparenza una soluzione: a quante richieste di capitelli l’Amministrazione Comunale dovrà concedere l’autorizzazione? Una per i cattolici, una per i protestanti, una per i testimoni di Geova, una per gli ortodossi, una per gli islamici, una per i buddisti, ecc., o anche più d’una per ciascuno di loro? Se uno crede nei capitelli e nei simboli religiosi (di qualunque religione) è giusto che se li costruisca a casa propria, e non in luoghi pubblici: i luoghi pubblici sono di tutti (vale a dire credenti, diversamente credenti, atei e agnostici).
Se vogliamo fare in modo che le religioni uniscano e non dividano, bisogna far sì che le Istituzioni non manifestino privilegi per l’una o per l’altra religione. Le istituzioni devono essere neutrali in fatto di religione, proprio perché devono rappresentare tutti i cittadini.
Siamo ormai, certamente, una società multiculturale, multietnica e multireligiosa, quindi ci può essere spazio solo per la laicità. Istituzioni e luoghi pubblici (edifici e spazi aperti) non devono avere alcun connotato religioso, altrimenti cadiamo nello Stato Confessionale con un’anacronistica “Religione di Stato”, purtroppo a tutti gli effetti ancora esistente e operante con tutti i benefit pubblici.
Il “rispetto reciproco e coesione sociale”, sia tra i cittadini in generale che tra le religioni in particolare, si realizzano solo applicando il principio della laicità dello Stato e delle sue Istituzioni: solo così si eviteranno le guerre di religione.
La laicità dovrebbe essere la guida per ogni partito e per ogni politico, ed invece….
Voler imporre (di fatto) a tutti, quindi ai diversamente credenti, agli atei ed agli agnostici, la statua della Madonna (simbolo per eccellenza della religione cattolica) ha l’aria del sopruso. Se invece la si vuole intendere come “simbolo delle nostre tradizioni” tanto rivendicate e difese, invito tutti a studiare la Storia del Cristianesimo: forse si capirà perché il cristianesimo è così tanto diffuso sul nostro pianeta…. Chissà che, poi, non sia rivisto anche il concetto stesso delle tanto reclamate e sbandierate “radici cristiane”!
 

Distinti saluti, Campedelli Angelo (Circolo UAAR di Verona).

sabato 15 novembre 2014

Affrontare le sabbie mobili

L'Arena
domenica 09 novembre 2014 – LETTERE – Pagina 29
 

GIOVANI
Età delle sabbie mobili
 

Quando ero adolescente (60 anni fa), specialmente nei paesi, tutto ruotava attorno alla parrocchia. I genitori raramente prendevano posizione contro il parroco. La scuola stessa era in sintonia con la parrocchia. Potremmo affermare che il «timor di Dio» condizionava la società di allora favorendo anche il sorgere di vocazioni e limitando le tentazioni della secolarizzazione in atto ad esempio in Francia, Germania, ecc.
La cresima era considerata il sacramento fulcro del passaggio a «soldato di Cristo».
Dopo 20 anni, il benessere, la tv, il cinema ecc. afflosciarono le coscienze e la cresima divenne una sorta di spartiacque fra la fanciullezza e la giovinezza: la più parte dei soldati divennero «disertori» e la religione sempre più tiepida e formale. Il fenomeno colpì e tuttora colpisce soprattutto la fascia d'età 13-18 anni.
Tanti genitori riuscirono a limitare la falla con il buon esempio e la vigilanza, ma i più non seppero o non vollero contrastare la crescita di figli senza valori, sbandati e vaganti sulle sabbie mobili di un mondo solo apparentemente più facile e privo di idee forti.
Discoteche, alcol, droghe, ecc., illusero e schiavizzarono molti giovani mentre la società gaudente (?) cresceva in permissivismo (separazioni, convivenza, amoralità/ immoralità, ecc.). Siccome a tutto c'è un limite, è sperabile che si trovi un «modus vivendi» che concili libertà e buon senso, autocontrollo e rispetto.
Franco Lorenzi FUMANE


Risposta di Angelo Campedelli:

L'Arena
mercoledì 12 novembre 2014 – LETTERE – Pagina 22
 

EDUCAZIONE 
Affrontare le sabbie mobili

Quando ero adolescente (45 anni fa), dopo aver ricevuto regolarmente i sacramenti della confessione, comunione e cresima, ho cominciato a staccarmi dalla Chiesa e dalla fede religiosa nonostante i miei genitori avessero il "timor di Dio" e fossero sempre presenti "con il buon esempio e la vigilanza" (le parole virgolettate fanno riferimento alla lettera sui giovani pubblicata il 9 novembre scorso).
A 60 anni non mi sento un "disertore" della Chiesa, ma un ateo che ha operato la sua scelta responsabilmente (al contrario dell'iscrizione alla Chiesa che avviene con il battesimo). Il fatto d'essere ateo non mi ha esonerato dal diventare un genitore che sappia dare il buon esempio alle sue due figlie e che sappia vigilare sempre su di loro. Pur essendomi separato quando loro avevano appena 5 e 3 anni (ora ne hanno 26 e 24), e pur non avendo mai insegnato loro il "timor di Dio", posso dire che hanno superato egregiamente "l'età delle sabbie mobili".
Le ho sempre accompagnate in discoteca aspettandole fuori in auto anche fino alle due di notte.
Ho insegnato loro i valori dell'onestà, dell'amore, della sincerità, del dialogo, del rispetto verso gli altri e verso le cose (il mondo, la natura, gli animali).
Ho insegnato loro i diritti umani, la democrazia, il pluralismo e il libero pensiero (in contrapposizione al pensiero unico medievale proprio della Chiesa).
Non ho mai detto loro che avrebbero avuto un premio se fossero state promosse a scuola: ho sempre detto che dovevano studiare solo per il loro bene, così come ho detto che si fa il bene non perché ci attende un paradiso, ma semplicemente perché è sbagliato fare il male.
Quindi, se si vuole cercare le cause ai problemi giovanili delle discoteche, dell'alcol, delle droghe, della crisi di valori, dello sbando, credo non vadano cercate nelle "tentazioni della secolarizzazione", nella mancanza del "timor di Dio", o nelle "separazioni" e "convivenze".
La mia idea per meglio preparare i giovani ad affrontare le "sabbie mobili" è di sostituire l'IRC (insegnamento della religione cattolica a scuola, non più regolare da quando è stata abolita la "Religione di Stato") con l'Educazione Civica: informazione sulle droghe (compreso alcol e sigarette), sulla sessualità, sull'affettività, sul pericolo stradale, sui diritti umani, sulla diversità-uguaglianza, sulla tolleranza.
Angelo Campedelli UAAR VERONA

domenica 9 novembre 2014

Chiesa meno ricca

L'Arena
venerdì 07 novembre 2014 – LETTERE – Pagina 29


RICCHEZZA

Chiesa meno ricca


Il vescovo Zenti, in un suo ultimo articolo (L'Arena del 2 novembre), parla di «valore effimero della ricchezza» e dice che «chi ha molte ricchezze le metta a disposizione per il bene degli altri» (giusto!).
Papa Francesco, appena varcato il soglio pontificio, ha esordito affermando: «Come vorrei una Chiesa povera per i poveri!» (giusto!).
Ora bando all'ipocrisia, e diciamo pane al pane e vino al vino.
I due religiosi appartengono alla Chiesa Cattolica Apostolica Romana la quale, stando ai dati pubblicati in un'approfondita analisi su «I costi della Chiesa» (inchiesta eseguita dall'UAAR), ha un impatto sulle casse pubbliche dello Stato (tra contributi percepiti e privilegi fiscali di cui gode) di oltre sei miliardi di euro ogni anno. Per avere un'idea dell'entità di tale somma, basti dire che il più grande laboratorio di fisica mai costruito al mondo (il Cern di Ginevra) è costato tre miliardi di euro.
L'8x1.000 (da abolire o quantomeno da modificare) ha permesso alla Chiesa Cattolica di percepire, nel 2012, un miliardo e 148 milioni di euro, di cui solo il 20% circa va in opere caritatevoli (i dati sono presi dal sito della Chiesa Cattolica).
L'insegnamento della religione cattolica nelle scuole (IRC, da abolire poiché nel 1984, con la revisione dei Patti Lateranensi, è stata abolita la «Religione di Stato») costa allo stato italiano un miliardo e 250 milioni di euro.
Ora arrivo a fare una semplice conclusione: prendere un po' di ricchezza da una parte per metterla da un'altra. Come? 1- rendere la Chiesa un po' meno ricca (neanche povera come la vorrebbe il Papa) eliminando o modificando il perverso meccanismo dell'8x1.000; 2- risparmiare soldi statali abolendo tout-court l'IRC; 3- liberare così due miliardi di euro ogni anno che lo Stato può disporre per aumentare le pensioni minime, per costruire nuove scuole, per una sanità pubblica efficiente, per la protezione civile, per la ricerca scientifica.
Angelo Campedelli (coordinatore UAAR Verona).

lunedì 3 novembre 2014

Incontro con l'autore del libro "Religioni contro"

Giovedì 13 novembre, alle ore 21.00, presso la sala civica di via Brunelleschi (zona stadio), si svolgerà l'incontro con Peter Disertori, autore del libro Religioni contro - Millenni di mistificazioni e inganni. Sono invitati tutti i soci e i simpatizzanti.  

http://www.disertori.com/i-libri-di-peter-disertori/peter-disertori/libri/pubblicazioni/religioni-contro-millenni-di-mistificazioni-ed-inganni/
 

sabato 18 ottobre 2014

Funerale cattolico a un ateo

Lettera inviata a L'Arena il 07 ottobre 2014 (in rosso le parti tagliate nella pubblicazione del giornale):

Funerale cattolico ad un ateo

Alcuni di noi iscritti al Circolo UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) di Verona abbiamo partecipato, venerdì scorso, al funerale religioso (cattolico) dell’amico e socio Giulio Segato, per una decina d’anni iscritto all’UAAR. Tutti, negli ambienti politici e societari da lui frequentati e vissuti, sapevano che Giulio era ateo, ma evidentemente ciò non è bastato per fare in modo che il suo ultimo saluto avvenisse nel rispetto del suo pensiero e del suo modo d’essere.
Nel corso della cerimonia funebre hanno preso la parola diverse persone (parenti, politici, amici, rappresentanti di istituzioni) a ricordare il suo impegno politico, sociale, e umano, ma solo il genero ha ricordato che “Giulio Segato non era un credente” (L’Arena, 04 ottobre 2014).
Un bellissimo ricordo di lui l’ha fatto l’ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati) la quale, in un suo comunicato stampa, scrive che Segato “si è fatto conoscere per l’onestà, l’apertura mentale, la disponibilità, la laicità, la capacità di ascolto, l’intelligenza, l’affabilità”. La laicità: al giorno d’oggi si potrebbe dire “questa sconosciuta”! Pare, infatti, che ormai quasi solo sparute associazioni civili, quali l’UAAR e poche altre, siano assurte a ruolo di estremi baluardi difensori e, nello stesso tempo, propugnatori della laicità (valore supremo continuamente ignorato e addirittura calpestato). Come pure l’onestà e l’apertura mentale: altri due valori che se non sconosciuti sono quantomeno rari.
Volgo un accorato appello a tutte le persone atee, agnostiche, e diversamente credenti (non cattoliche) invitandole a cancellarsi ufficialmente, con un documento scritto, dalla Chiesa Cattolica alla quale si è stati involontariamente iscritti mediante il battesimo. Tale documento scritto si chiama “sbattezzo”, ed è regolato dalla legge italiana sulla tenuta dei dati personali sensibili. Con lo sbattezzo non si è più iscritti alla CCAR (Chiesa Cattolica Apostolica Romana) e non si ha più diritto ai suoi sacramenti né ai suoi riti religiosi, compreso l’ultimo: quello del funerale.
Campedelli Angelo (Circolo UAAR Verona).

L'Arena
martedì 14 ottobre 2014 – LETTERE – Pagina 24

 
FUNERALI
Rito cattolico per un ateo
 

Alcuni di noi iscritti al Circolo UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) di Verona abbiamo partecipato, venerdì scorso, al funerale religioso (cattolico) dell'amico e socio Giulio Segato, per una decina d'anni iscritto all'UAAR. Tutti, negli ambienti politici e societari da lui frequentati e vissuti, sapevano che Giulio era ateo, ma evidentemente ciò non è bastato per fare in modo che il suo ultimo saluto avvenisse nel rispetto del suo pensiero e del suo modo d'essere. Nel corso della cerimonia funebre hanno preso la parola diverse persone (parenti, politici, amici, rappresentanti di istituzioni) a ricordare il suo impegno politico, sociale, e umano, ma solo il genero ha ricordato che «Giulio Segato non era un credente».
Un bellissimo ricordo di lui l'ha fatto l'Associazione Nazionale Ex Deportati (ANED), la quale, in un suo comunicato, scrive che Segato «si è fatto conoscere per l'onestà, l'apertura mentale, la disponibilità, la capacità di ascolto, l'intelligenza, l'affabilità». La laicità: al giorno d'oggi si potrebbe dire «questa sconosciuta»! Pare, che ormai quasi solo sparute associazioni civili, quali l'UAAR e poche altre, siano assurte a ruolo di estremi baluardi difensori e, nello stesso tempo, propugnatori della laicità (valore supremo continuamente ignorato e addirittura calpestato). Come pure l'onestà e l'apertura mentale: altri due valori che se non sconosciuti sono quantomeno rari.
Angelo Campedelli, CIRCOLO UAAR VERONA 



La risposta dei familiari di Giulio Segato:

L'Arena
sabato 18 ottobre 2014 – LETTERE – Pagina 27
 

SEGATO 
Commemorato degnamente
 

Sentiamo il dovere morale di replicare alla sgradevole, inopportuna e offensiva lettera pubblicata su L'Arena del 14 ottobre a firma del signor Angelo Campedelli, Coordinatore del Circolo Unione Atei e Agnostici Razionalisti di Verona, nella quale noi, amatissimi parenti stretti di Giulio Segato, siamo stati apertamente accusati di non aver rispettato «il pensiero e il modo d'essere» del nostro amatissimo suocero, nonno e compagno, avendo organizzando per lui un funerale «religioso (cattolico)» nella chiesa della S.S.Trinità.
Seppure, a rigor di logico rispetto della nostra libertà di comportamento, non saremmo affatto tenuti a fornire spiegazioni e tantomeno giustificazioni riguardanti la nostra libera, serena e condivisa scelta, vogliamo precisare che la chiesa nella quale Giulio si era religiosamente sposato, ci è sembrato il luogo più adatto per celebrare un caloroso addio, che avrebbe sicuramente visto un grande afflusso di parenti, amici, compagni di partito e semplici conoscenti, certi inoltre, al mille per mille, che uno come lui, dotato di un'apertura mentale sicuramente molto più ampia di quella curiosamente e indebitamente citata al termine della lettera prima citata, non si sarebbe irrigidito di fronte a formalismi inutili e davvero poco sensati, non avendolo mai fatto nella sua lunga e intensa esistenza. Senza contare che, a fronte di chiare indicazioni riguardanti il desiderio di essere cremato, Giulio non ne aveva data alcuna sul luogo delle esequie.
Quanto alla cerimonia religiosa, tutti i presenti, dunque anche i graditi rappresentanti del Circolo UAAR, hanno potuto constatare che il parroco don Graziello Martinelli, quello sì dotato di grande apertura mentale, oltre che di squisito senso di cristiana accoglienza, ha speso bellissime e più che mirate parole di elogio nei confronti del notoriamente ateo Giulio, da lui definito «semplice nel parlare, attento nell'ascoltare, saggio nel consigliare» e ha consentito a diverse persone di prendere la parola per commemorarlo degnamente e laicamente come uomo politico di sinistra di grande spessore e di grande umanità.
Lorenzo Bolomini, Arianna Vittori, Matteo Bolomini Vittori, Lucia Panato. VERONA 

giovedì 2 ottobre 2014

E' morto Giulio Segato

Nella notte di mercoledì 1 ottobre è morto il noto politico veronese Giulio Segato.
E' stato iscritto al Circolo UAAR di Verona dai primi anni fino al 2011 (compreso).
Noi del Circolo abbiamo pubblicato un nostro saluto nel giornale L'Arena (link al documento PDF).
I funerali, purtroppo, si celebrano nella chiesa della Santissima Trinità (bisogna sbattezzarsi tutti!).
Noi dell'UAAR siamo presenti al suo funerale con le nostre bandiere.

sabato 27 settembre 2014

Inquinamento acustico da campane

Verona, 25 settembre 2014

Gentilissimo don Grazian (cancelleria Diocesi di Verona).
Intanto la ringrazio nuovamente per il tempo che ha voluto dedicarmi ieri mattina.
Le scrivo per inviarle alcuni link di casi riscontrati in internet riguardanti il contenzioso per il suono delle campane.
Ma in primo luogo, le scrivo per riportarle la frase che ho sentito pronunciare ieri pomeriggio dal presidente Obama nel suo discorso all'ONU (stava parlando delle "guerre di religione" presenti in medio oriente e di come affrontarle per risolverle): "Bisogna conciliare la fede con un mondo moderno e multi-culturale".
Mi sono segnato questa frase perché credo calzi a meraviglia con la soluzione possibile del "problema" causato dal suono delle campane.
- E' vero che c'è la tradizione e che molti la vorrebbero mantenere, ma è anche vero che non c'è più il mondo contadino di una volta.
- E' vero che la maggioranza delle persone è cattolica, ma è anche vero che la popolazione non è più solo cattolica.
Purtroppo (o per fortuna) le chiese si trovano tutte nei centri abitati (solitamente centri storici), e proprio in queste zone prettamente residenziali è prevista la maggior tutela dall'inquinamento acustico (secondo la recente legislazione, con tanto di "piani acustici comunali").
Così come non sarebbe giusto far smettere totalmente il suono delle campane, altrettanto non è giusto continuare a suonarle in orari notturni o troppo mattinieri o per troppo tempo.
Personalmente credo che la migliore soluzione (conciliante) stia proprio nell'esempio della parrocchia di Zevio (dove risiedo): le campane suonano dalle ore 8 del mattino alle ore 20 della sera, con durata e frequenza ragionevoli (durata non più di un minuto, frequenza strettamente necessaria).
Le sarei infinitamente grato se prendesse seriamente in considerazione tale soluzione e la facesse propria a tutte le parrocchie della diocesi.
Le chiedo la cortesia di tenermi informato su eventuali sviluppi della cosa o su eventuali vostre iniziative.
Grazie ancora, con i migliori saluti, Angelo Campedelli (Circolo UAAR di Verona)
 

Link allegati:

domenica 21 settembre 2014

Manifestazione sordomuti Provolo

http://digilander.libero.it/gmfreddi/Provolo.jpg

L'Arena
sabato 20 settembre 2014 – CRONACA – Pagina 21


PROTESTA. Corteo delle vittime di pedofilia
Provolo, gli ex allievi sfilano per chiedere giustizia dagli abusi
 

«La Chiesa non ci ha dato risposte»
 

Hanno sfilato da stradone Provolo, di fronte all'omonimo istituto per bambini sordomuti, fino in piazza Bra, con striscioni di protesta e distribuendo volantini. Ieri pomeriggio, una trentina di ex allievi del Provolo ha partecipato al corteo «per la memoria delle vittime dei reati di pedofilia commessi da religiosi». È la quinta marcia organizzata dall'Associazione sordi del Provolo, presieduta da Giorgio Dalla Bernardina, e per la quale Marco Lodi Rizzini fa da portavoce.
«Chiediamo attenzione, giustizia, e i dovuti risarcimenti», spiega quest'ultimo. E riepiloga la denuncia: «Soprattutto tra gli anni '60 e '70, ma anche in seguito, decine di bambini sordomuti accuditi al Provolo subirono gli abusi sessuali dei sacerdoti. Per molto tempo le vittime non osarono divulgare questi fatti, in parte per vergogna, in parte per la loro oggettiva difficoltà di comunicazione. Ma poi le vicende vennero a galla, e le famiglie ne chiesero conto al clero veronese e romano. Senza però mai ottenere le risposte cercate».
Sono 15, ad oggi, gli ex allievi che hanno messo per iscritto le vicende di cui sarebbero stati vittime. «Ma il numero delle persone abusate è molto più alto. Non tutti, hanno trovato il coraggio di uscire allo scoperto», chiarisce Lodi Rizzini. Va specificato che la maggior parte dei presunti reati, anche venisse aperta un'inchiesta, sarebbe già in prescrizione.
Ma il portavoce insiste: «La Cei non ha ancora promosso una commissione d'indagine indipendente. La stessa richiesta è stata rivolta a papa Francesco a dicembre, tutt'oggi inevasa. Ma non ci arrendiamo, e porteremo il caso all'attenzione della Commissione per i diritti umani e per i diritti dei bambini». Il più giovane dei manifestanti, ieri, era Giuseppe Consiglio, 24 anni, d'origine calabrese, sordo dalla nascita: lui avrebbe subito le violenze più recenti, dal 1995 al 2001, quando era ospite dell'istituto Gresner per la rieducazione fonetica. «Sono tre i sacerdoti che mi hanno fatto del male, questi vorrei vedere assicurati alla giustizia». L.CO.

domenica 14 settembre 2014

Civiltà e democrazia

L'Arena
domenica 24 agosto 2014 – LETTERE – Pagina 27
 

IDEE
Civiltà e democrazia
 

Ci sono Paesi che oltre a legiferare su matrimonio gay, inseminazione eterologa, utero in affitto, eutanasia, hanno anche fatto le leggi bavaglio: chi esprime idee e opinioni contrarie su questi temi e argomenti viene tacciato di omofobia e spesso finisce anche in carcere... alla faccia della civiltà e democrazia.
In Scozia un signore che in pubblico ha letto le Sacre Scritture (passo di S. Paolo) è stato prontamente messo in carcere. Sempre nella «democratica» Gran Bretagna una pasticceria che si è rifiutata di fare una torta per un matrimonio gay può subire pesanti multe. Nella civile Francia il buon Hollande sta pensando di fare una legge che vieti il solo dissuadere una donna ad abortire il figlio che porta in grembo. In Francia un signore non ha potuto votare alle ultime elezioni solo perché portava una maglietta della Manif Pour Tous. Una coppia australiana ha rifiutato di «ritirare» il secondo figlio avuto con l'utero in affitto di una donna thailandese perché era risultato down, lasciando in enorme difficoltà la madre in quanto questo bambino era anche affetto da problemi di salute.
E questa sarebbe la civiltà e la democrazia che si vorrebbe importare anche in Italia, Dio ce ne scampi. Se non posso esprimere il mio pensiero liberamente, allora sono in una dittatura.
G. Sguazzardo, VERONA.



Risposta di Angelo Campedelli:
L'Arena 
venerdì 05 settembre 2014 – LETTERE – Pagina 23
 

IDEE 
Paesi civili e democratici
 

In una lettera di domenica 24 agosto si parla di “Civiltà e democrazia” riportando, a discredito di quanto sta avvenendo in alcuni Paesi, esempi descritti solo a metà (quindi non dando un’informazione corretta).
Il signore arrestato in Scozia è un predicatore che in pubblico ha parlato contro gli omosessuali. Il pasticciere inglese non solo si è rifiutato di fare la torta per il matrimonio di due lesbiche (e ciò ha una parola ben precisa: discriminazione), ma ha pure apostrofato e insultato le due donne. In Francia il presidente Hollande sta pensando di vietare le manifestazioni anti aborto dentro e fuori gli ospedali statali dove, civilmente, non si fa altro che applicare una legge votata democraticamente. Il signore francese non ha potuto votare perché si è presentato al seggio elettorale con una maglietta dal chiaro contenuto politico: quello della famiglia tradizionale (ovviamente in contrapposizione alle altre forme di famiglia). La coppia australiana, che ha rifiutato il figlio avuto con l’utero in affitto da una donna tailandese, ne risponderà in termini di legge se ha abusato di questa pratica.
In conclusione: nei Paesi civili e democratici si vuole, semplicemente, garantire i diritti a tutti (così come i neri hanno gli stessi diritti dei bianchi, anche gli omosessuali devono avere gli stessi diritti degli eterosessuali), garantire il rispetto per tutti (così come è reato qualunque forma di razzismo, deve essere reato anche qualunque forma di omofobia), e garantire la libertà a tutti (Salvemini: “I cattolici rivendicano le loro libertà in base ai nostri principi, e negano le nostre libertà in base ai loro principi”).
Campedelli Angelo (Circolo UAAR di Verona)

sabato 13 settembre 2014

Commemorazione via Scalzi


Spett.le "Coro Voci della Ferrata" di Verona.
Alla c. a. del maestro direttore Andrea Carrara.


Egregio Direttore.
Sono Campedelli Angelo, coordinatore del Circolo UAAR di Verona.
Le scrivo in merito ai brani musicali da Voi scelti ed eseguiti in occasione dell'avvenuta commemorazione dell'assalto al carcere degli Scalzi da parte dei patrioti veronesi.
I brani cantati erano senz'altro pertinenti alla circostanza, ma uno no: il "Signore delle Cime" è decisamente religioso (cattolico) e male si addice ad una commemorazione civile (in primo luogo) e in ricordo dei partecipanti all'assalto alcuni dei quali non erano credenti (in secondo luogo). Infatti, ci raccontano che Preto e Fava fossero atei, e sicuramente lo era Ugolini.
Alcuni dei presenti hanno detto di non capire cosa c'entrassero, con quella commemorazione, parole di un certo Signore di estranee Cime.....
Ma al di là dell'appartenenza religiosa dei partigiani di allora e del pubblico di oggi, resta il fatto che la cerimonia è e dovrebbe essere comunque laica in quanto manifestazione di carattere civile promossa dal Comune. Male, quindi, si addicono brani musicali di carattere religioso che una tradizione superata, purtroppo ancora legata all'ormai abolita (1984) "Religione di Stato", stenta ad aggiornarsi.
La scelta di eseguire il "Signore delle cime" m'era parsa, pertanto, decisamente fuori luogo, e per tutti i motivi esposti mi sono permesso, durante l'esecuzione di quel canto, di fare due passi in avanti e di sventolare alta, per tutta la durata del pezzo, la bandiera dell'UAAR in segno di laicità.
Confidando tuttavia di risentirvi il prossimo anno (la vostra bravura non è minimamente in discussione), porgo i più distinti saluti.
Campedelli Angelo (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti - Verona)

sabato 6 settembre 2014

Fede e omosessualità. Le ragioni del credere e del non credere a confronto

IL CIRCOLO UAAR DI VERONA
VI INVITA A PARTECIPARE ALLA SERATA INCONTRO-DIBATTITO SUL TEMA:


Fede e omosessualità
Le ragioni del credere e del non credere a confronto

GIOVEDI’ 11 SETTEMBRE 2014
alle ore 21 presso la SALA CIVICA BRUNELLESCHI, Via Brunelleschi 12 (Zona Stadio - Verona)


Presenta la serata
ANGELO CAMPEDELLI
attivista appassionato di tutte le battaglie per la laicità in Italia, coordinatore del Circolo veronese dell'UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti).

Ne parleranno
GIANNI GERACI
Ha studiato in Cattolica e si è laureato in Statistica all’università di Padova nel 1984. Dopo aver partecipato attivamente alla vita di alcune associazioni cattoliche, è entrato in contatto con il Gruppo del Guado di Milano e, nel 1996 è stato nominato portavoce del Coordinamento Gruppi di Omosessuali Cristiani in Italia. Attualmente fa il libraio in Canton Ticino ed abita a Varese.
PAOLO FERRARINI
Traduttore, musicista, videomaker e libero pensatore, partecipa da molti anni alle battaglie per i diritti umani e la laicità in Italia a fianco di associazioni come Arcigay e UAAR, promuovendo attivamente, in particolare attraverso l’arte e dibattiti pubblici divulgativi, la cultura della visibilità LGBT e una concezione del mondo ateo-umanistica. Laureato in Lingue e Letterature Orientali, è originario di Verona, residente a Londra, ma più spesso in giro per vari Paesi del mondo.

Modera la serata
DANIEL SAIANI
Presidente Arcigay Arcobaleno Trieste e coordinatore Circolo UAAR Trieste.

mercoledì 30 luglio 2014

Zenti, gli alpini e la famiglia

L'Arena
martedì 29 luglio 2014 – PROVINCIA – Pagina 26

ROVERÈ
L'appello del vescovo di Verona ospite alla Festa del tricolore, a Conca dei Parpari, promossa dalle penne nere:

«Voi che avete difeso la patria, adesso difendete la famiglia»
È partito da Conca dei Parpari l'appello accorato del vescovo monsignor Giuseppe Zenti perché gli alpini, che lì festeggiavano la Festa del tricolore e il loro pellegrinaggio sezionale, si facciano «difensori della famiglia, un tesoro che rischia di essere inquinato». «Voi che avete difeso la patria, che si identifica con la famiglia, e non avete paura di nulla, difendete la famiglia, perché se si sfalda è distrutta tutta la società e l'intera nostra civiltà», ha detto il vescovo.
Poi, toccando un tasto sensibile, ha citato il vino doc «del quale un bicchiere, e anche due, piace a voi alpini. La famiglia è doc come il vino, difendetela perché i bambini di domani possano chiamare un uomo papà e una donna mamma, le prime e ultime due parole che pronunciamo nella nostra vita», ha detto concludendo l'omelia fra gli applausi.


La risposta di Campedelli Angelo (coordinatore del Circolo UAAR di Verona) pubblicata su
L'Arena
mercoledì 30 luglio 2014 – LETTERE – Pagina 23

ZENTI

Gli alpini e la famiglia

In altri Stati, molto più civili e democratici del nostro nonché veramente laici, è ormai una normalità trovare famiglie di diversa composizione. Da noi, invece, deve essere proprio un incubo se il Vescovo di Verona arriva ad appellarsi agli alpini invitandoli a farsi “difensori della famiglia (ovviamente intende quella cosiddetta tradizionale), un tesoro che rischia di essere inquinato” (da L’Arena, 29 luglio).
In primo luogo una domanda: gli alpini assurgerebbero quale ultimo baluardo a difesa non più di un avamposto militare bensì di una struttura sociale? Mah…!
In secondo luogo una considerazione: qui nessuno vuole inquinare niente. Chi è per la famiglia tradizionale non corre alcun pericolo e non deve temere impedimenti di sorta alcuno.
E ancora il presule: “Voi che avete difeso la patria, che si identifica con la famiglia, e non avete paura di nulla, difendete la famiglia, perché se si sfalda è distrutta tutta la società e l'intera nostra civiltà”. Evidentemente Zenti è ancora fermo allo slogan di fascista memoria: “Dio, patria, famiglia”. Come, poi, sia possibile identificare la patria con la famiglia è tutto da dimostrare. Inoltre, non mi pare che nei Paesi in cui la famiglia è diversificata sia venuto meno il senso della patria, così come non mi pare che ivi sia stata distrutta la società. Infine, c’è del catastrofismo nell’ipotizzare e nel paventare addirittura la distruzione de “l’intera nostra civiltà”: mi pare di rivivere il clima intimidatorio del 1974, anno in cui vi è stato il referendum sul divorzio….
Non mi stancherò mai di ripetere le parole (che qui ben si addicono) di Gaetano Salvemini il quale, negli anni ’50, così diceva a riguardo dei cattolici: “Essi (i cattolici) rivendicano le loro libertà in base ai nostri principi (laicisti), e negano le nostre libertà in base ai loro principi (religiosi)”.
Campedelli Angelo


Altra risposta di Angelo:
L'Arena
giovedì 07 agosto 2014 – LETTERE – Pagina 23


ZENTI
Patria e famiglia


Alla mia lettera su «Zenti: gli alpini e la famiglia» hanno fatto seguito altre lettere in difesa del presule. Tutti a difendere, a spada tratta, una dichiarazione («Voi che avete difeso la patria adesso difendete la famiglia») senza che a nessuno venga in mente di porre, al vescovo scaligero, una domanda semplice semplice: cosa, concretamente, dovrebbero fare gli alpini per "difendere la famiglia", così come per anni hanno difeso la patria?
Angelo Campedelli
VERONA 

martedì 29 luglio 2014

Ordine del giorno antigay



Lettera aperta.

Egregio sig. Presidente del Consiglio Comunale di Verona, dott. Luca Zanotto
(con preghiera di trasmissione ad Assessori e Consiglieri)
e p. c.
egregio sig. Sindaco del Comune di Verona, Flavio Tosi
egregio sig. Consigliere del Comune di Verona, dott. Alberto Zelger
spett.le UAAR nella persona del suo Segretario nazionale, dott. Raffaele Càrcano
a tutti i circoli LGBT veronesi.
(tutti tramite i rispettivi indirizzi di posta elettronica).


Oggetto:
Ordine del Giorno 426 del 09-04-2014, 

approvato dal Consiglio Comunale il 23-07-2014,
dal titolo “Famiglia, educazione e libertà di espressione”. 

(link al documento in formato PDF)
 

Sono l’architetto Campedelli Angelo, coordinatore del Circolo UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) della Provincia di Verona.
Vi scrivo in merito all’Ordine del Giorno 426 indicato in oggetto, presentato dal consigliere Zelger e sottoscritto da altri sedici consiglieri.
Con questo O.d.G., IL CONSIGLIO COMUNALE RICONOSCE solo alla famiglia tradizionale “un ruolo primario nella trasmissione dei valori”, nonché “il diritto della famiglia” (ovviamente quella tradizionale) “a non essere contraddetta o danneggiata nel suo compito educativo” da azioni “che ne violino le convinzioni morali e religiose, con particolare riferimento all’educazione sessuale”, ED INVITA IL SINDACO E LA GIUNTA “a vigilare affinché, nelle scuole di competenza comunale, venga data un’adeguata informazione ai genitori”  su “progetti di educazione all’affettività e alla sessualità”, nonché a raccogliere “segnalazioni sui progetti di educazione, sugli spettacoli, e sul materiale didattico in contrasto con i loro principi morali e religiosi”, predisponendo (per lo scopo) un “apposito spazio sul portale del Comune anche attraverso un numero verde”.
 

Sono fermamente convinto che il Consiglio Comunale, nell’approvare tale documento, non si sia reso conto di cosa abbia approvato.
  1. Non è solo la famiglia tradizionale ad avere “un ruolo primario nella trasmissione dei valori culturali, etici, sociali, spirituali e religiosi”.
  2. Non vi è da parte di alcuno né l’intenzione né la volontà di “contraddire od anneggiare” la famiglia tradizionale.
  3. Non vi è altresì da parte di alcuno l’intenzione o la volontà di “violare” le convinzioni morali e religiose di qualunque persona.
  4. Non si nega il diritto di ogni genitore cattolico ad educare i propri figli secondo le proprie convinzioni morali e religiose.
  5. “Vigilare” e “segnalare” ciò che riguarda educazione, affettività, sessualità, cultura e didattica significa, di fatto, emulare leggi censorie di fascista memoria.
  6. Un “apposito spazio” comunale con “numero verde” sarebbe piuttosto da istituirsi per le violenze che sempre più spesso sono perpetrate ai danni delle persone LGBT.
Chi oggi discrimina il mondo LGBT è paragonabile ai bianchi che ieri discriminavano i neri.
Per questo non mi sembra “cosa buona e giusta” dare libertà di espressione a chi discrimina
qualcuno: è come dare libertà di espressione al KKK.
Coloro che considerano l’omosessualità come “una malattia” (non è più considerata tale dal
lontano 1973!) e come “l’essere contro natura” (in questo dimostrando anche ignoranza perché in natura l’omosessualità esiste, eccome!), e che vogliono, in base alle due precedenti considerazioni, discriminare chi non è come loro (così come i bianchi discriminavano i neri) creando cittadini di serie A (gli eterosessuali, paragonati ai bianchi) contro cittadini di serie B (gli omosessuali, paragonati ai neri), come possono pretendere di rivendicare la libertà di espressione? Come possono arrogarsi il diritto di essere i detentori dell’educazione?
Gli omosessuali devono avere pari diritti e pari dignità degli eterosessuali, così come diritti e
dignità sono stati parimenti riconosciuti ai neri.
Se l’esempio e l’accostamento al razzismo sono chiari, dovrebbe essere altrettanto chiaro il
perché non ci deve più essere il diritto di esprimersi contro il mondo LGBT, ed il perché l’aver approvato quell’Ordine del Giorno omofobico colloca i loro sottoscrittori sul medesimo piano dei razzisti.
È passata la cultura del razzismo: altrettanto passerà quella dell’omofobia.
 

Nel documento si parla di famiglia “naturale” come se questa fosse l’unica forma di famiglia, ma le esperienze all’estero non insegnano proprio niente? Non dice niente il fatto che ci siano molte famiglie che volutamente non procreano figli? Non ha rilevanza il fatto che i figli allevati da coppie omosessuali non subiscano alcun trauma? A tale proposito l’associazione psicologi italiani scrive: “L’associazione Italiana di Psicologia ricorda che le affermazioni secondo cui i bambini, per crescere bene, avrebbero bisogno di una madre e di un padre, non trovano riscontro nella ricerca internazionale. Infatti, i risultati delle ricerche psicologiche hanno da tempo documentato come il benessere psico-sociale dei membri dei gruppi familiari non sia tanto legato alla forma che il gruppo assume, quanto alla qualità dei processi e delle dinamiche relazionali che si attualizzano al suo interno. In altre parole, non sono né il numero né il genere dei genitori a garantire di per sé le condizioni di sviluppo migliori per i bambini, bensì la loro capacità di assumere questi ruoli e le responsabilità educative che ne derivano. In particolare, la ricerca psicologica ha messo in evidenza che ciò che è importante per il benessere dei bambini è la qualità dell’ambiente familiare che i genitori forniscono loro, indipendentemente dal fatto che essi siano dello stesso sesso”.
 

Faccio presente che la legge contro l’omofobia (che spero sia approvata quanto prima) non
limiterà la libertà di pensiero: sarà solo vietata la propaganda delle idee sessiste e sessuofobiche mediante conferenze, e/o l’imposizione di tali idee mediante provvedimenti
legislativi come l’Ordine del Giorno in questione (alla stessa maniera in cui oggi è vietato fare apologia e propaganda del razzismo).
 

Vi segnalo il link http://it.wikipedia.org/wiki/Omosessualit%C3%A0 dove si dice (tra le altre cose) che “l’omosessualità si riscontra in molte specie animali” e che “nel 1977 il Quebec divenne il primo Stato al mondo a proibire a livello giuridico la discriminazione sulla base
dell’orientamento sessuale”.


Ricordo che l’articolo 3 della nostra Costituzione sancisce pari dignità sociale, e uguaglianza davanti alla legge, per tutti i cittadini “senza distinzione di sesso, di condizioni personali e sociali”.

Segnalo che la “Risoluzione del Parlamento europeo 13 marzo 2012 sulla parità tra donne e
uomini nell’Unione europea” ribadisce chiaramente quanto segue: Il Parlamento europeo,
considerando che le famiglie nell’UE sono diverse e comprendono genitori coniugati, non
coniugati e in coppia stabile, genitori di sesso diverso e dello stesso sesso, genitori singoli e
genitori adottivi (…) invita gli Stati membri a elaborare proposte per il riconoscimento reciproco delle unioni civili e delle famiglie omosessuali (…) al fine di garantire un
trattamento equo per quanto concerne il lavoro, la libera circolazione (…) e la tutela dei bambini. E si rammarica dell’adozione da parte di alcuni Stati membri di definizioni restrittive di “famiglia” con lo scopo di negare la tutela giuridica alle coppie dello stesso sesso e ai loro figli.

 
Con l’approvazione del documento in questione, i sottoscrittori si sono arrogati la prerogativa di essere i detentori dell’educazione all’affettività e alla sessualità, alla stessa stregua degli inquisitori medievali (unici detentori, a quel tempo, della “conoscenza” di cosa era “giusto” e “sbagliato”).
Si rimane, quindi, ancora fermi al Medioevo quando vigeva il PENSIERO UNICO, senza rendersi conto che siamo ormai entrati da parecchio tempo nel LIBERO PENSIERO.
 

Inoltre, quanto approvato è lesivo della laicità dello Stato e delle Istituzioni, le quali dovrebbero garantire pluralità e libertà nell’educazione dei figli senza imposizioni di carattere religioso alcuno (ricordo che la “Religione di Stato” è stata abrogata nell’ormai lontano 1984 con la revisione dei Patti Lateranensi: o non lo sapete, o volutamente lo ignorate).
La Consulta ha definito la laicità dello Stato come “supremo principio costituzionale” (sentenza 203 del 1989). La laicità dovrebbe essere la guida per ogni partito e per ogni politico (oltre che per ogni cittadino), ed invece…
 

Ed ancora: quanto approvato va contro ogni serena convivenza civile tra persone che hanno diversi orientamenti culturali e sessuali, proprio discriminando e vietando, a danno di altri, ciò che a taluni non aggrada.
 

Infine, non mi stancherò mai di ripetere le parole (che qui ben si addicono) di Gaetano
Salvemini il quale negli anni ’50 così diceva a riguardo dei cattolici: “Essi (i cattolici)
rivendicano le loro libertà in base ai nostri principi (laicisti), e negano le nostre libertà in
base ai loro principi
(religiosi).
 

Distinti saluti,
Campedelli Angelo (coordinatore del Circolo UAAR di Verona)



giovedì 10 luglio 2014

Crocifissi: lettera aperta

Portiamo a conoscenza della lettera che abbiamo inviato al Sindaco del comune di Padova ed al Sindaco del comune di Isola della scala (nonché Presidente della nostra provincia) a seguito di questi due articoli apparsi l'uno su L'Arena e l'altro su Verona Sera.

L'ARENA, giovedì 26 giugno 2014 – LETTERE – Pagina 22


BITONCI: CROCEFISSO OBBLIGATORIO NEI LUOGHI PUBBLICI
È legittima l'esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici - in particolare nelle scuole, nelle aule di giustizia e nei seggi elettorali - o è in contrasto con i principi costituzionali di uguaglianza dei cittadini, di libertà di religione e di laicità dello Stato? La controversa questione - che contrappone da decenni cattolici e laici - si ripropone periodicamente e torna ora di nuovo di attualità alla luce dell'annuncio del neo sindaco di Padova Massimo Bitonci: non solo sì al crocifisso nei luoghi pubblici, ma esposizione perfino «obbligatoria».
Sull'argomento, l'ultima pronuncia giurisdizionale è del 2011 ed è stata della Grande Camera della Corte europea per i diritti dell'uomo, che, accogliendo un ricorso dell'Italia, ha definitivamente ritenuto legittima l'esposizione del crocifisso, ribaltando una sentenza di segno opposto della stessa Corte europea. La vicenda, che ha origine in una scuola di Abano Terme (Padova) ha avuto un lunghissimo iter.

Verona, crocifissi obbligatori a scuola. Miozzi: "Bravo Bitonci. In provincia andrò io a consegnarli"
Il presidente veronese e sindaco di Isola della Scala porta nel Veronese la decisione assunta dal primo cittadino di Padova Bitonci: "Avevo ordinato la stessa cosa. Ora scriverò nuova lettera ai presidi per nuove forniture"
VERONA SERA, La Redazione, 26 giugno 2014.


La decisione del neo sindaco di Padova, Massimo Bitonci, è stata qualificata come "crociata". Un gioco di parole forse involontario a simboleggiare la decisione dell'esponente della Lega Nord di reintrodurre in tutte le scuole il crocifisso nelle aule scolastiche e negli uffici pubblici. "E guai a chi lo tocca" aveva commentato il primo cittadino sul suo profilo Facebook. Ad accogliere l'iniziativa, a Verona, memore di quanto avvenuto in passato, è stato per primo il presidente della Provincia, Giovanni Miozzi, anche sindaco di Isola della Scala. Le sue parole sono affidate ad una nota diffusa nelle scorse ore:

"Ho sentito con piacere la decisione del sindaco di Padova Bitonci di mettere i crocefissi obbligatori negli edifici pubblici del suo Comune, come simbolo delle nostre tradizioni. Mi fa piacere perché anch'io, come sindaco di Isola della Scala avevo ordinato lo stesso atto qualche tempo fa, e l'ho fatto con convinzione. Allo stesso modo, nel 2009, fra i primi atti della mia Giunta c'è stata la distribuzione alle scuole superiori veronesi dei crocefissi che erano stati acquistati precedentemente. Oggi, la posizione di Bitonci mi ha fatto ripensare alla vicenda e ho deciso che scriverò una nuova lettera ai dirigenti scolastici chiedendo se con l'aumento delle classi di questi ultimi anni hanno altre necessità. Nel qual caso, la Provincia è in grado di fornire altri crocefissi e andrò personalmente a consegnarli. Un gesto simbolico che mi auguro venga interpretato nella giusta maniera: le aule scolastiche sono i luoghi nei quali i nostri ragazzi trascorrono molto del loro tempo e dove si formano come cittadini italiani”.

alla c.a. del signor Sindaco del comune di Padova.
alla c.a. del signor Presidente della provincia di Verona.
alla c.a. del signor Sindaco del comune di Isola della Scala.
e p.c.
alla Cancelleria della Diocesi di Padova.
alla Cancelleria della Diocesi di Verona.
alla Redazione del giornale L'Arena.
al Coordinatore del Circolo UAAR di Padova.
al Segretario nazionale dell'UAAR.

A seguito della "questione" sollevata dal Sindaco di Padova sull'obbligatorietà dei crocifissi da appendere in ogni dove, caldamente condivisa dal suo collega di Isola della Scala nonché Presidente della Provincia di Verona, allego la seguente lettera aperta.
distinti saluti, Campedelli Angelo (coordinatore del Circolo UAAR di Verona)


Lettera aperta.

Egregio sig. Sindaco del Comune di Padova, dott. Massimo Bitonci.
Egregio sig. Presidente della Provincia di Verona, geom. Giovanni Miozzi.
Egregio sig. Sindaco del Comune di Isola della Scala, geom. Giovanni Miozzi.
(tramite i rispettivi indirizzi di posta elettronica).


Sono l’architetto Campedelli Angelo, coordinatore del Circolo UAAR (Unione degli
Atei e degli Agnostici Razionalisti) della Provincia di Verona.
Vi scrivo in merito ai crocifissi che volete obbligatoriamente appendere in ogni dove.
Sappiamo tutti quali sono i veri motivi che inducono la Chiesa (da un lato) e voi Politici
(dall’altro) nel volere i crocifissi appesi in ogni aula di ogni edificio delle nostre
Istituzioni Pubbliche: quello di marcare il territorio (come i cani che pisciano ad ogni
angolo della città) per la Chiesa e quello del meschino interesse elettorale (i voti dei
cattolici, come se i cattolici fossero tutti uguali) per voi Politici.
La Grande Camera della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, nel dare ragione al
ricorso presentato dal nostro Stato, ha dovuto definire il crocifisso un “simbolo
essenzialmente passivo”, con buona pace per la Chiesa che lo considera “attivo”!
Egregi Signori Politici, io vi chiedo: quando capirete che la LAICITA’ delle nostre
Istituzioni è IL valore massimo al di sopra di ogni altro valore? Quand’è che andrete a
leggervi la sentenza n° 203 del 1989 emessa dalla Consulta che ha definito la laicità
dello Stato come “supremo principio costituzionale”? Quando vi renderete conto che già
dall’ormai lontano 1984 (trent’anni trascorsi inutilmente!), con la revisione dei Patti
Lateranensi, è stata abrogata la cosiddetta “Religione di Stato”? Quando vi accorgerete
che anche la nostra società italiana è ormai una società multi etnica, multi culturale, e
multi religiosa? Quando capirete che la multi religiosità in Italia è un dato di fatto
acquisito indipendentemente dalla presenza degli stranieri? Quando entrerà nella vostra
testa l’articolo 3 della nostra Costituzione che vuole “pari dignità sociale” per tutti i
cittadini “senza distinzione di religione”? Ma perché al posto del crocifisso non mettete
l’emblema (stella a cinque punte avvolta nell’alloro) della nostra Repubblica Italiana?


 
La laicità dovrebbe essere la guida per ogni partito e per ogni politico, ed invece...!
Voler imporre a tutti, quindi ai diversamente credenti, agli atei ed agli agnostici, il
simbolo per eccellenza della religione cristiana è un sopruso bell’e buono!
Circa il crocifisso inteso come “simbolo delle nostre tradizioni” che tanto rivendicate e
difendete, vi invito ad andarvi a studiare la Storia del Cristianesimo: forse capirete
perché il cristianesimo è così tanto diffuso sul nostro pianeta...! Chissà che, poi, non
rivediate il concetto stesso delle tanto reclamate e sbandierate “radici cristiane”!
Distinti saluti, Campedelli Angelo.

lunedì 7 luglio 2014

Chiese - obolo dovuto

Lettera di un lettore pubblicata su L'Arena:

L'Arena
sabato 05 luglio 2014 – LETTERE – Pagina 29
CHIESE
Obolo inusuale


Invio per conoscenza la lettera indirizzata a Mons. Zenti, vescovo di Verona, concernente le attività «extra religiose» della Curia della città. Voglio anzitutto garantire che non ho alcun risentimento verso Verona e i suoi abitanti, splendida la prima e generalmente gentili e disponibili i secondi. Ho potuto però constatare parecchi commenti del tutto negativi, sul pagamento di biglietti di ingresso per le chiese, che non esistono in (quasi) nessuna parte del mondo. Soprattutto quando le persone tengono un atteggiamento rispettoso e discreto all'interno dei luoghi di culto. Sebbene sia del tutto avverso alle accalorate esternazioni del dottor Sgarbi, devo concordare sull'affermazione per la quale tutti i musei ed i luoghi d'arte pubblici dovrebbero essere portati alla libera fruizione quantomeno degli italiani, così come avviene per biblioteche, università ecc. Se qualcuno deve pagare, questi dovrebbero essere unicamente gli stranieri.

«A Sua Eminenza Mons. Giuseppe Zenti Vescovo di Verona.
Scrivo la presente spiacente nel dover constatare che per pregare, a Verona, sia necessario versare un “obolo d'ingresso”, attendere un'improbabile apertura oppure, peggio ancora, camminare per chilometri alla ricerca di una chiesa forse chiusa od aver fortuna, solo per caso, di trovare un tempio accogliente, dove Nostro Signore abbia già scacciato i mercanti dal santuario.
Mi si può facilmente contestare con mille argomentazioni, che certo non difettano in un uomo di cultura, sebbene possa affermare che questi non siamo “I sentieri” indicati dal nostro amato Papa Francesco. Faccio presente che nei diversi giorni passati a Verona ho sentito più di una persona lamentarsi di questo inusuale trattamento».
Gianfranco Carta, GENOVA



Risposta di Angelo Campedelli pubblicata dal giornale:
 

L'Arena
mercoledì 09 luglio 2014 – LETTERE – Pagina 21
CHIESE
Obolo dovuto


Nella lettera aperta indirizzata al vescovo Zenti, un turista di Genova si lamentava del fatto che si debba versare un «obolo d'ingresso» per le attività «extrareligiose» della Curia veronese.

A parte il fatto che pretendere di trovare le chiese aperte a tutte le ore la trovo una pretesa tanto assurda quanto ingiusta, al contrario del lettore io sono dell'avviso che sia corretto non solo far pagare per le attività «extrareligiose», ma anche per quelle più propriamente religiose: la Chiesa eroga servizi, e come tutte le società di servizi è giusto che si faccia pagare (anche con tanto di tariffario a seconda della parrocchia).
Ciò che non trovo giusto, e che dovrebbe far indignare la Chiesa tutta (i suoi fedeli e le sue gerarchie) perché le toglie dignità, è il fatto di percepire dallo Stato italiano più di sei miliardi di euro ogni anno pagati da tutti i contribuenti: credenti, diversamente credenti, atei, agnostici. Tutto questo denaro è costituito da fondi pubblici e da esenzioni che annualmente la Chiesa Cattolica percepisce da Stato, Regione, Provincia, Comuni ed Enti pubblici (fonte UAAR dalla sua inchiesta documentata «I costi della Chiesa»). Sappiamo, inoltre, che dell'introito proveniente dal solo «8x1.000» (1.148 milioni del 2012) appena il 22% è destinato per «interventi caritativi» (documento Cei del 2013).
Credo sia moralmente ed eticamente giusto che tutte le confessioni religiose si mantengano con l'erogazione dei propri servizi e con le donazioni dei propri fedeli.
Si fa un continuo richiamo ai discorsi pronunciati dal papa, ma forse pochi ricordano che, proprio tra i suoi primi discorsi, papa Francesco ha detto di volere una Chiesa povera...
Angelo Campedelli, coordinatore del circolo Unione Atei e Agnostici Razionalisti, VERONA

giovedì 26 giugno 2014

Famiglie tradizionali e non

Lettera di un lettore pubblicata su L'Arena:

L'Arena
venerdì 06 giugno 2014 – LETTERE – Pagina 31
CONGO

Famiglie tradizionali


Il 28 aprile ho letto su L'Arena la notizia dell'arrivo di 31 bambini adottati da famiglie italiane in Congo.
Avete scritto che si è arrivati alla fine di una vicenda durata molti mesi per non meglio identificati problemi burocratici. Peccato che questi problemi burocratici siano dovuti al fatto che il governo congolese autorizza le adozioni internazionali solo verso famiglie «tradizionali» (leggasi papà e mamma - uomo e donna - maschio e femmina) e la procedura è stata bloccata in quanto alcuni bambini sono stati adottati da coppie omosessuali.
A tal proposito sarebbe interessante parlare del caso Elton John e marito. Questa famiglia per avere un figlio ha fatto un casting fra numerose mamme che si sono offerte, ovviamente in cambio di un lauto compenso, la prescelta è stata una donna canadese.
Appena partorito il neonato è stato messo sul seno della madre naturalmente cercando il contatto con la propria mamma. Dopo pochi momenti il bimbo è stato sottratto e consegnato alla sua nuova «famiglia».
Lo stesso sir Elton si è molto lamentato in quanto nei primi due anni il bambino era un continuo lamento e pianto ed il padre adottivo è stato costretto a far fare la spola tra l'Inghilterra e il Canada al proprio jet personale per far avere quotidianamente il latte direttamente dal seno materno. Sicuramente qualcuno mi definirà omofobo (qualcuno mi deve ancora spiegare il significato) però secondo me stiamo oltrepassando limiti che non dovremmo superare.
Gianmarco Sguazzardo, Verona.




Risposta di Angelo Campedelli pubblicata dal giornale:

L'Arena
domenica 22 giugno 2014 – LETTERE – Pagina 23
ADOZIONI

Aprire un dibattito


Provo sempre un profondo senso di tristezza e di avvilimento ogniqualvolta leggo articoli o lettere che fanno controinformazione, o quantomeno informazione tendenziosa per niente obiettiva e oggettiva. Mi riferisco, nel caso specifico, alla lettera pubblicata venerdì 6 giugno, intitolata: «Congo. Famiglie tradizionali».
In primo luogo, per quanto riguarda il caso delle adozioni da parte di famiglie italiane, va tassativamente chiarito che non vi era (tra queste) alcuna coppia omosessuale e che, come ampiamente documentato da tutti gli organi d'informazione, «lo stop delle autorità congolesi alla definizione delle procedure era dovuto a irregolarità da parte di altri Paesi. Tra i casi, anche quello dell'adozione da parte di una famiglia omosessuale, condizione questa che stride fortemente con le norme di quella realtà africana». (La Stampa, 28 maggio).
In secondo luogo, per quanto riguarda il «caso» di Elton John citato nella lettera, prendere pari pari un brano tratto dal libro «Voglio la mamma» di Mario Adinolfi è come credere a quel politico che, nei riguardi di Eluana Englaro (in coma irreversibile da 17 anni), disse che «poteva restare incinta ed avere figli». Elton John, da padre responsabile e premuroso, altro non ha fatto che allattare il figlio con il latte materno, costi quel che costi (e lui può). E allora? Invece di apprezzarne la responsabilità, lo si denigra inventandosi che «per due anni il bambino non ha fatto che piangere», quando invece il latte materno gli è stato somministrato fin da subito.
In conclusione io credo che in Italia, provincia del mondo, come minimo dovremmo iniziare ad aprire un serio dibattito su basi scientifiche e non religiose o ideologiche.
In Europa, l'adozione da parte di coppie dello stesso sesso è legale in Regno Unito, Spagna, Svezia, Norvegia, Danimarca, Belgio, Paesi Bassi, Islanda e Francia.
Nel resto del mondo, le adozioni gay sono legali in 11 Stati degli Usa, Canada, Brasile, Argentina, Israele, alcuni Stati dell'Australia, Uruguay, parte del Messico e Sudafrica.
Angelo Campedelli, Zevio.

sabato 21 giugno 2014

Commemorazione Walter Peruzzi

Come avete già saputo, la mattina del 25 maggio scorso è morto Walter Peruzzi. 
Noto intellettuale e scrittore veronese, era impegnato nella diffusione del pensiero libero e del laicismo.
Da parte di diverse associazioni politiche e culturali, nonché di parecchi intellettuali ed amici, è stata organizzata una 

SERATA DI COMMEMORAZIONE PER WALTER
MERCOLEDI' 25 GIUGNO, ALLE ORE 20.30, PRESSO LA SALA DEL CENTRO
TOMMASOLI (Via Perini 7, Borgo Santa Croce, Verona)

Si intende ricordare Walter con interventi di chi ha condiviso con lui le varie esperienze.
Nel frattempo, speriamo di fare cosa gradita nel segnalare i seguenti link in suo ricordo.

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/05/26/cecilia-m-calamani-in-ricordo-di-walter-peruzzi/

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/05/27/annamaria-rivera-walter-peruzzi-intellettuale-comunista-caparbio-demolitore-dei-meccanismi-del-consenso/


Gli amici e quanti conobbero e stimarono il compianto intellettuale, scrittore e animatore, ricorderanno il suo impegno critico e appassionato per una società laica più razionale e giusta.