sabato 22 febbraio 2014

SBATTEZZO

Lettera pubblicata su L'Arena di Verona il 19 febbraio 2014:

ATEI
«Sbattezzo» senza effetti


Vorrei esprimere qualche riflessione dopo aver letto alcune recenti lettere pubblicate da L'Arena a proposito di atei e di «sbattezzo». Premetto di appartenere, senza merito, alla Chiesa cattolica, apostolica, romana; ma ciò non mi impedisce di rispettare chi non vi appartiene, compresi gli atei; anzi, proprio in forza del mio credo, anche costoro considero miei fratelli. Perciò non mi associo a chi vorrebbe mandare gli atei a predicare in Iran, con le relative conseguenze, pure se quell'invito non è del tutto peregrino; e sono grato al Cielo di vivere in Italia, dove ognuno gode della libertà di pensiero e di parola, anche in fatto di religione.
Ma mi disturba non poco quanto afferma il coordinatore del circolo Uaar di Verona, il quale, anzitutto espone la procedura, inventata nel suo ambiente, per lo «sbattezzo» che si fa, dice lui, «con lettera di richiesta da inviare al parroco della parrocchia nella quale si è stati battezzati». Anzitutto osservo come tale lettera non possa essere che un atto unilaterale, non previsto né da leggi italiane né dal codice di diritto canonico, e destinata pertanto a non produrre nessun effetto giuridico; tutt'al più sarà una comunicazione di volontà da parte dell'interessato al rappresentante della Chiesa.
Del resto l'iscrizione nel registro dei battezzati non è il battesimo; è solo la registrazione storica di un fatto avvenuto, che come tale viene attestato. Cancellato non può essere, come non lo può essere nessun fatto storico.
Se uno crede, o non crede più, a Cristo potrà non tener conto dell'evento che ha segnato i suoi primi giorni di vita, comportarsi come se non fosse avvenuto, ma mai sopprimere la verità storica. Del resto non mancano i cattolici che si comportano come se non lo fossero.
E qui subentra l'altra affermazione che mi turba: «Consideriamo (noi atei) tale iscrizione (avvenuta con il battesimo) un sopruso, dal momento che è stata fatta senza la nostra volontà». Si riferisce, evidentemente, ai neonati, perché ci sono anche tanti, sempre più numerosi, adulti che chiedono coscientemente il battesimo, dopo un adeguato periodo di preparazione. I neonati, certo, vengono battezzati per volontà dei genitori. E per quale motivo si tratterebbe di un sopruso? Se i genitori chiedono per il loro bimbo il battesimo, lo fanno in forza della responsabilità che ad essi compete nei confronti dei figli. E certamente nessuno può ipotizzare che essi lo facciano nella convinzione di creare futuri danni o disagi al neonato.
Vittorio Castagna
VERONA  



Risposta di Angelo Campedelli in attesa di pubblicazione:

ATEI
Sbattezzo con effetti

Ringrazio il giornale L’Arena ed il sig. Vittorio Castagna che, con la lettera pubblicata il 19 febbraio, mi danno l’occasione di chiarire molte cose per niente conosciute sullo sbattezzo.
La procedura dello sbattezzo non è stata inventata nel mio ambiente (l’UAAR), ma dalla “Associazione per lo sbattezzo” nata a Fano (PU) nel 1986 e operante fino al 2005. La lettera di richiesta che si inoltra al parroco non è fine a se stessa in quanto non è un atto unilaterale: il parroco DEVE rispondere per iscritto all’interessato-a dicendo di aver ottemperato alla sua richiesta di cancellare l’iscrizione alla Chiesa Cattolica. Tale atto è previsto dalle leggi italiane: l’istanza viene presentata ai sensi dell’art. 7 del DL 196/2003 (che ha sostituito, a decorrere dal 01-01-2004, la previgente L 675/1996). Lo sbattezzo è pure contemplato anche dalla Chiesa Cattolica e si chiama “apostasia”: per il diritto penale della Chiesa, l’apostasia rappresenta un “delitto” (Codice di diritto Canonico, can. 1041) che comporta la scomunica latae sententiae (can. 1364).

Lo sbattezzo, in virtù del quale non si è più considerati cattolici, produce l’effetto giuridico di non dover subire quanto ebbe a subire, nel 1958 a Prato, una coppia di battezzati sposatasi civilmente. Il vescovo li aveva pubblicamente denigrati, ma vinse la causa a lui intentata dai coniugi: questi sono stati ritenuti dalla Corte d’Appello di Firenze “suoi sudditi perché battezzati”.
Nessuno di noi atei ha mai detto che lo sbattezzo cancelli un fatto storico avvenuto, anche se la Chiesa “cancella” matrimoni che sono altrettanti fatti storici avvenuti.
Circa la responsabilità che ai genitori compete nei confronti dei figli, ricordo l’art. 30 della Costituzione: stabilisce che “è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i propri figli”, ma “istruire” non significa certo “imporre” una iscrizione ad una qualunque associazione (religiosa, politica, sportiva, culturale). Vi è, inoltre, la sentenza 239/84 della Corte Costituzionale la quale stabilisce che l’adesione ad una qualsiasi comunità religiosa debba essere basata sulla volontà della persona: anche per questo motivo il battesimo impartito ai neonati è un sopruso.
Si racconta, nei Vangeli, che Gesù è stato battezzato a trent’anni, e nei primi secoli del cristianesimo il battesimo rappresentava il punto d’arrivo di un lungo percorso di formazione. Solo a partire dal V secolo si è diffusa la pratica dei battesimi ai neonati.
Il battesimo non dovrebbe essere impartito ai minori di 14 anni.
Campedelli Angelo (coordinatore del circolo UAAR di Verona)


Risposta di Angelo Campedelli.
Lettera pubblicata su L'Arena di Verona il 27 febbraio 2014:

BATTESIMO
Un punto di arrivo

Ringrazio il giornale L'Arena e il signor Vittorio Castagna che, con la lettera pubblicata il 19 febbraio, mi danno l'occasione di chiarire molte cose per niente conosciute sullo sbattezzo. La procedura dello sbattezzo non è stata inventata nel mio ambiente (l'UAAR), ma dalla «Associazione per lo sbattezzo» nata a Fano (PU) nel 1986 e operante fino al 2005. La lettera che si inoltra al parroco non è fine a se stessa, in quanto non è un atto unilaterale: il parroco deve rispondere per iscritto all'interessato-a dicendo di aver ottemperato alla sua richiesta di cancellare l'iscrizione alla Chiesa Cattolica. Tale atto è previsto dalle leggi italiane: l'istanza viene presentata ai sensi dell'art. 7 del DL 196/2003 (che ha sostituito, a decorrere dal 01-01-2004, la previgente L 675/1996).
Lo sbattezzo è pure contemplato anche dalla Chiesa Cattolica e si chiama «apostasia»: per il diritto penale della Chiesa, l'apostasia rappresenta un «delitto» (Codice di diritto Canonico, can. 1041) che comporta la scomunica latae sententiae (can. 1364).
Lo sbattezzo, in virtù del quale non si è considerati cattolici, produce l'effetto giuridico di non dover subire quanto ebbe a subire, nel 1958 a Prato, una coppia di battezzati sposatasi civilmente. Il vescovo li aveva pubblicamente denigrati, ma vinse la causa a lui intestata dai coniugi: questi sono stati ritenuti dalla Corte d'Appello di Firenze «suoi sudditi perché battezzati».
Nessuno di noi atei ha mai detto che lo sbattezzo cancelli un fatto storico avvenuto, anche se la Chiesa «cancella» matrimoni che sono altrettanti fatti storici avvenuti. Circa la responsabilità che ai genitori compete nei confronti dei figli, ricordo l'art. 30 della Costituzione: stabilisce che «è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i propri figli», ma «istruire» non significa certo «imporre» una iscrizione ad una qualunque associazione (religiosa, politica, sportiva, culturale). Vi è, inoltre, la sentenza 239/84 della Corte Costituzionale la quale stabilisce che l'adesione ad una qualsiasi comunità religiosa debba essere basata sulla volontà della persona: anche per questo motivo il battesimo impartito ai neonati è un sopruso. Si racconta, nei Vangeli, che Gesù è stato battezzato a trent'anni, e nei primi secoli del cristianesimo il battesimo rappresentava il punto d'arrivo di un lungo percorso di formazione. Solo dal V secolo si è diffusa la pratica dei battesimi ai neonati. Il battesimo non dovrebbe essere impartito ai minori di 14 anni.
Angelo Campedelli, coordinatore del circolo UAAR di Verona

3 commenti:

  1. la lettera è stata pubblicata integralmente rispetto la versione originale.
    il titolo, però, è stato cambiato dalla redazione del giornale: da "Atei, sbattezzo con effetti" è diventato "Battesimo, un punto di arrivo". ma va bene anche così! :-)

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  2. I genitori scelgono nome, vestiti, giochi, scuola materna...persino lo sport, la musica e tante altre cose. Chiaro che scelgano anche la cosa che ritengono più importante.

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  3. carissimo Anonimo.
    evidentemente non hai letto con attenzione quanto da me scritto nella lettera al giornale.
    ti riporto la frase che ben risponde alla tua osservazione:
    "Circa la responsabilità che ai genitori compete nei confronti dei figli, ricordo l'art. 30 della Costituzione: stabilisce che «è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i propri figli», ma «istruire» non significa certo «imporre» una ISCRIZIONE ad una qualunque associazione (religiosa, politica, sportiva, culturale)."
    hai fatto l'esempio dello sport: bene! nessun genitore iscrive il proprio figlio appena nato ad una associazione sportiva. quando lo fa, il figlio è già grandicello ed è lui a scegliere quale sport praticare.
    vuoi un altro esempio? la politica: nessun genitore iscrive il proprio figlio appena nato ad un partito politico. quando lo fa, il figlio è già grandicello (14-16 anni) ed è lui a scegliere in quale partito voler militare.
    spero di essere stato sufficientemente chiaro.
    il genitore, quindi, può benissimo educare il proprio figlio alla religione che preferisce, ma l'iscrizione ad una qualunque associazione religiosa no! dovrebbe essere vietata per legge ai minori di almeno 14 anni.

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