lunedì 7 luglio 2014

Chiese - obolo dovuto

Lettera di un lettore pubblicata su L'Arena:

L'Arena
sabato 05 luglio 2014 – LETTERE – Pagina 29
CHIESE
Obolo inusuale


Invio per conoscenza la lettera indirizzata a Mons. Zenti, vescovo di Verona, concernente le attività «extra religiose» della Curia della città. Voglio anzitutto garantire che non ho alcun risentimento verso Verona e i suoi abitanti, splendida la prima e generalmente gentili e disponibili i secondi. Ho potuto però constatare parecchi commenti del tutto negativi, sul pagamento di biglietti di ingresso per le chiese, che non esistono in (quasi) nessuna parte del mondo. Soprattutto quando le persone tengono un atteggiamento rispettoso e discreto all'interno dei luoghi di culto. Sebbene sia del tutto avverso alle accalorate esternazioni del dottor Sgarbi, devo concordare sull'affermazione per la quale tutti i musei ed i luoghi d'arte pubblici dovrebbero essere portati alla libera fruizione quantomeno degli italiani, così come avviene per biblioteche, università ecc. Se qualcuno deve pagare, questi dovrebbero essere unicamente gli stranieri.

«A Sua Eminenza Mons. Giuseppe Zenti Vescovo di Verona.
Scrivo la presente spiacente nel dover constatare che per pregare, a Verona, sia necessario versare un “obolo d'ingresso”, attendere un'improbabile apertura oppure, peggio ancora, camminare per chilometri alla ricerca di una chiesa forse chiusa od aver fortuna, solo per caso, di trovare un tempio accogliente, dove Nostro Signore abbia già scacciato i mercanti dal santuario.
Mi si può facilmente contestare con mille argomentazioni, che certo non difettano in un uomo di cultura, sebbene possa affermare che questi non siamo “I sentieri” indicati dal nostro amato Papa Francesco. Faccio presente che nei diversi giorni passati a Verona ho sentito più di una persona lamentarsi di questo inusuale trattamento».
Gianfranco Carta, GENOVA



Risposta di Angelo Campedelli pubblicata dal giornale:
 

L'Arena
mercoledì 09 luglio 2014 – LETTERE – Pagina 21
CHIESE
Obolo dovuto


Nella lettera aperta indirizzata al vescovo Zenti, un turista di Genova si lamentava del fatto che si debba versare un «obolo d'ingresso» per le attività «extrareligiose» della Curia veronese.

A parte il fatto che pretendere di trovare le chiese aperte a tutte le ore la trovo una pretesa tanto assurda quanto ingiusta, al contrario del lettore io sono dell'avviso che sia corretto non solo far pagare per le attività «extrareligiose», ma anche per quelle più propriamente religiose: la Chiesa eroga servizi, e come tutte le società di servizi è giusto che si faccia pagare (anche con tanto di tariffario a seconda della parrocchia).
Ciò che non trovo giusto, e che dovrebbe far indignare la Chiesa tutta (i suoi fedeli e le sue gerarchie) perché le toglie dignità, è il fatto di percepire dallo Stato italiano più di sei miliardi di euro ogni anno pagati da tutti i contribuenti: credenti, diversamente credenti, atei, agnostici. Tutto questo denaro è costituito da fondi pubblici e da esenzioni che annualmente la Chiesa Cattolica percepisce da Stato, Regione, Provincia, Comuni ed Enti pubblici (fonte UAAR dalla sua inchiesta documentata «I costi della Chiesa»). Sappiamo, inoltre, che dell'introito proveniente dal solo «8x1.000» (1.148 milioni del 2012) appena il 22% è destinato per «interventi caritativi» (documento Cei del 2013).
Credo sia moralmente ed eticamente giusto che tutte le confessioni religiose si mantengano con l'erogazione dei propri servizi e con le donazioni dei propri fedeli.
Si fa un continuo richiamo ai discorsi pronunciati dal papa, ma forse pochi ricordano che, proprio tra i suoi primi discorsi, papa Francesco ha detto di volere una Chiesa povera...
Angelo Campedelli, coordinatore del circolo Unione Atei e Agnostici Razionalisti, VERONA

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