martedì 29 luglio 2014

Ordine del giorno antigay



Lettera aperta.

Egregio sig. Presidente del Consiglio Comunale di Verona, dott. Luca Zanotto
(con preghiera di trasmissione ad Assessori e Consiglieri)
e p. c.
egregio sig. Sindaco del Comune di Verona, Flavio Tosi
egregio sig. Consigliere del Comune di Verona, dott. Alberto Zelger
spett.le UAAR nella persona del suo Segretario nazionale, dott. Raffaele Càrcano
a tutti i circoli LGBT veronesi.
(tutti tramite i rispettivi indirizzi di posta elettronica).


Oggetto:
Ordine del Giorno 426 del 09-04-2014, 

approvato dal Consiglio Comunale il 23-07-2014,
dal titolo “Famiglia, educazione e libertà di espressione”. 

(link al documento in formato PDF)
 

Sono l’architetto Campedelli Angelo, coordinatore del Circolo UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) della Provincia di Verona.
Vi scrivo in merito all’Ordine del Giorno 426 indicato in oggetto, presentato dal consigliere Zelger e sottoscritto da altri sedici consiglieri.
Con questo O.d.G., IL CONSIGLIO COMUNALE RICONOSCE solo alla famiglia tradizionale “un ruolo primario nella trasmissione dei valori”, nonché “il diritto della famiglia” (ovviamente quella tradizionale) “a non essere contraddetta o danneggiata nel suo compito educativo” da azioni “che ne violino le convinzioni morali e religiose, con particolare riferimento all’educazione sessuale”, ED INVITA IL SINDACO E LA GIUNTA “a vigilare affinché, nelle scuole di competenza comunale, venga data un’adeguata informazione ai genitori”  su “progetti di educazione all’affettività e alla sessualità”, nonché a raccogliere “segnalazioni sui progetti di educazione, sugli spettacoli, e sul materiale didattico in contrasto con i loro principi morali e religiosi”, predisponendo (per lo scopo) un “apposito spazio sul portale del Comune anche attraverso un numero verde”.
 

Sono fermamente convinto che il Consiglio Comunale, nell’approvare tale documento, non si sia reso conto di cosa abbia approvato.
  1. Non è solo la famiglia tradizionale ad avere “un ruolo primario nella trasmissione dei valori culturali, etici, sociali, spirituali e religiosi”.
  2. Non vi è da parte di alcuno né l’intenzione né la volontà di “contraddire od anneggiare” la famiglia tradizionale.
  3. Non vi è altresì da parte di alcuno l’intenzione o la volontà di “violare” le convinzioni morali e religiose di qualunque persona.
  4. Non si nega il diritto di ogni genitore cattolico ad educare i propri figli secondo le proprie convinzioni morali e religiose.
  5. “Vigilare” e “segnalare” ciò che riguarda educazione, affettività, sessualità, cultura e didattica significa, di fatto, emulare leggi censorie di fascista memoria.
  6. Un “apposito spazio” comunale con “numero verde” sarebbe piuttosto da istituirsi per le violenze che sempre più spesso sono perpetrate ai danni delle persone LGBT.
Chi oggi discrimina il mondo LGBT è paragonabile ai bianchi che ieri discriminavano i neri.
Per questo non mi sembra “cosa buona e giusta” dare libertà di espressione a chi discrimina
qualcuno: è come dare libertà di espressione al KKK.
Coloro che considerano l’omosessualità come “una malattia” (non è più considerata tale dal
lontano 1973!) e come “l’essere contro natura” (in questo dimostrando anche ignoranza perché in natura l’omosessualità esiste, eccome!), e che vogliono, in base alle due precedenti considerazioni, discriminare chi non è come loro (così come i bianchi discriminavano i neri) creando cittadini di serie A (gli eterosessuali, paragonati ai bianchi) contro cittadini di serie B (gli omosessuali, paragonati ai neri), come possono pretendere di rivendicare la libertà di espressione? Come possono arrogarsi il diritto di essere i detentori dell’educazione?
Gli omosessuali devono avere pari diritti e pari dignità degli eterosessuali, così come diritti e
dignità sono stati parimenti riconosciuti ai neri.
Se l’esempio e l’accostamento al razzismo sono chiari, dovrebbe essere altrettanto chiaro il
perché non ci deve più essere il diritto di esprimersi contro il mondo LGBT, ed il perché l’aver approvato quell’Ordine del Giorno omofobico colloca i loro sottoscrittori sul medesimo piano dei razzisti.
È passata la cultura del razzismo: altrettanto passerà quella dell’omofobia.
 

Nel documento si parla di famiglia “naturale” come se questa fosse l’unica forma di famiglia, ma le esperienze all’estero non insegnano proprio niente? Non dice niente il fatto che ci siano molte famiglie che volutamente non procreano figli? Non ha rilevanza il fatto che i figli allevati da coppie omosessuali non subiscano alcun trauma? A tale proposito l’associazione psicologi italiani scrive: “L’associazione Italiana di Psicologia ricorda che le affermazioni secondo cui i bambini, per crescere bene, avrebbero bisogno di una madre e di un padre, non trovano riscontro nella ricerca internazionale. Infatti, i risultati delle ricerche psicologiche hanno da tempo documentato come il benessere psico-sociale dei membri dei gruppi familiari non sia tanto legato alla forma che il gruppo assume, quanto alla qualità dei processi e delle dinamiche relazionali che si attualizzano al suo interno. In altre parole, non sono né il numero né il genere dei genitori a garantire di per sé le condizioni di sviluppo migliori per i bambini, bensì la loro capacità di assumere questi ruoli e le responsabilità educative che ne derivano. In particolare, la ricerca psicologica ha messo in evidenza che ciò che è importante per il benessere dei bambini è la qualità dell’ambiente familiare che i genitori forniscono loro, indipendentemente dal fatto che essi siano dello stesso sesso”.
 

Faccio presente che la legge contro l’omofobia (che spero sia approvata quanto prima) non
limiterà la libertà di pensiero: sarà solo vietata la propaganda delle idee sessiste e sessuofobiche mediante conferenze, e/o l’imposizione di tali idee mediante provvedimenti
legislativi come l’Ordine del Giorno in questione (alla stessa maniera in cui oggi è vietato fare apologia e propaganda del razzismo).
 

Vi segnalo il link http://it.wikipedia.org/wiki/Omosessualit%C3%A0 dove si dice (tra le altre cose) che “l’omosessualità si riscontra in molte specie animali” e che “nel 1977 il Quebec divenne il primo Stato al mondo a proibire a livello giuridico la discriminazione sulla base
dell’orientamento sessuale”.


Ricordo che l’articolo 3 della nostra Costituzione sancisce pari dignità sociale, e uguaglianza davanti alla legge, per tutti i cittadini “senza distinzione di sesso, di condizioni personali e sociali”.

Segnalo che la “Risoluzione del Parlamento europeo 13 marzo 2012 sulla parità tra donne e
uomini nell’Unione europea” ribadisce chiaramente quanto segue: Il Parlamento europeo,
considerando che le famiglie nell’UE sono diverse e comprendono genitori coniugati, non
coniugati e in coppia stabile, genitori di sesso diverso e dello stesso sesso, genitori singoli e
genitori adottivi (…) invita gli Stati membri a elaborare proposte per il riconoscimento reciproco delle unioni civili e delle famiglie omosessuali (…) al fine di garantire un
trattamento equo per quanto concerne il lavoro, la libera circolazione (…) e la tutela dei bambini. E si rammarica dell’adozione da parte di alcuni Stati membri di definizioni restrittive di “famiglia” con lo scopo di negare la tutela giuridica alle coppie dello stesso sesso e ai loro figli.

 
Con l’approvazione del documento in questione, i sottoscrittori si sono arrogati la prerogativa di essere i detentori dell’educazione all’affettività e alla sessualità, alla stessa stregua degli inquisitori medievali (unici detentori, a quel tempo, della “conoscenza” di cosa era “giusto” e “sbagliato”).
Si rimane, quindi, ancora fermi al Medioevo quando vigeva il PENSIERO UNICO, senza rendersi conto che siamo ormai entrati da parecchio tempo nel LIBERO PENSIERO.
 

Inoltre, quanto approvato è lesivo della laicità dello Stato e delle Istituzioni, le quali dovrebbero garantire pluralità e libertà nell’educazione dei figli senza imposizioni di carattere religioso alcuno (ricordo che la “Religione di Stato” è stata abrogata nell’ormai lontano 1984 con la revisione dei Patti Lateranensi: o non lo sapete, o volutamente lo ignorate).
La Consulta ha definito la laicità dello Stato come “supremo principio costituzionale” (sentenza 203 del 1989). La laicità dovrebbe essere la guida per ogni partito e per ogni politico (oltre che per ogni cittadino), ed invece…
 

Ed ancora: quanto approvato va contro ogni serena convivenza civile tra persone che hanno diversi orientamenti culturali e sessuali, proprio discriminando e vietando, a danno di altri, ciò che a taluni non aggrada.
 

Infine, non mi stancherò mai di ripetere le parole (che qui ben si addicono) di Gaetano
Salvemini il quale negli anni ’50 così diceva a riguardo dei cattolici: “Essi (i cattolici)
rivendicano le loro libertà in base ai nostri principi (laicisti), e negano le nostre libertà in
base ai loro principi
(religiosi).
 

Distinti saluti,
Campedelli Angelo (coordinatore del Circolo UAAR di Verona)



Lettera inviata il 09/08/2014 al giornale L'Arena (in rosso le parti non pubblicate):
Zelger: famiglia e omofobia

Leggo (articolo su L’Arena del 02 agosto) che il consigliere Zelger, dopo che il Consiglio Comunale ha approvato il suo Ordine del Giorno, “si dice dispiaciuto che il suo documento sia stato scambiato per un attacco agli omosessuali”. Mi permetto far notare al Consigliere che nessuno ha “scambiato” il suo documento per un attacco agli omosessuali: il suo documento è, a tutti gli effetti, un attacco agli omosessuali, oltre che alla laicità delle nostre Istituzioni e alla libertà di educazione ed informazione.
Noi dell’UAAR di Verona abbiamo mandato una lettera aperta a tutto il Consiglio Comunale nella quale si è fatto presente che l’omofobia è paragonabile al razzismo, e che quanto approvato dal Consiglio scaligero ci rimanda al medioevo quando regnava il “pensiero unico”, senza rendersi conto che siamo ormai entrati da parecchio tempo nel “libero pensiero”. Abbiamo altresì ricordato l’articolo 3 della nostra Costituzione, nonché la “Risoluzione del Parlamento europeo 13 marzo 2012 sulla parità tra donne e uomini nell’Unione europea”.
Si legge anche (stesso articolo citato) che per lui “ognuno è libero di comportarsi come vuole ma non può pretendere di inculcare ai bambini un’ideologia che non trova riscontro con il dato biologico e con la necessità di un equilibrato sviluppo psico-fisico”. Nessuno pretende di inculcare alcunché ai nostri bambini-studenti: si vorrebbe, semplicemente, informarli sull’esistenza di diverse forme di amore e di convivenza, oltre ad insegnare loro che l’omosessualità è ben presente in natura (basta andare su internet per trovare abbondanti documentazioni al riguardo), e che secondo l’Associazione Italiana di Psicologia “le affermazioni secondo cui i bambini, per crescere bene, avrebbero bisogno di una madre e di un padre, non trovano riscontro nella ricerca internazionale”.
Nella nostra lettera abbiamo segnalato che quanto approvato va contro ogni serena convivenza civile tra persone che hanno diversi orientamenti culturali e sessuali, proprio discriminando e vietando, a danno di altri, ciò che a taluni non aggrada (e gli ultimi fatti di cronaca, con l’episodio di Bussolengo, lo stanno dimostrando).
Mi parrebbe buona cosa per il consigliere Zelger, e per gli altri sedici consiglieri co-firmatari, se lasciassero perdere certe posizioni ideologico-religiose obsolete e si documentassero serenamente su come stanno realmente le cose, anche alla luce dell’esperienza presente, ormai da qualche anno, in tanti Paesi civili, democratici, e più laici del nostro.
Mario Trevisan (Circolo UAAR di Verona).



L'Arena 
venerdì 15 agosto 2014 – LETTERE – Pagina 25

LAICITÀ
Famiglia e omofobia

Leggo su L'Arena del 2 agosto che il consigliere Alberto Zelger, dopo che il Consiglio Comunale ha approvato il suo ordine del giorno, «si dice dispiaciuto che il documento sia stato scambiato per un attacco agli omosessuali». Mi permetto far notare al Consigliere che nessuno ha «scambiato» il suo documento per un attacco agli omosessuali: il suo documento è, a tutti gli effetti, un attacco agli omosessuali, oltre che alla laicità delle nostre istituzioni e alla libertà di educazione ed informazione.
Noi dell'UAAR di Verona abbiamo mandato una lettera aperta a tutto il Consiglio Comunale nella quale si è fatto presente che l'omofobia è paragonabile al razzismo. Abbiamo altresì ricordato l'articolo 3 della nostra Costituzione, nonché la «risoluzione del Parlamento europeo 13 marzo 2012 sulla parità tra donne e uomini nell'Unione europea». 

Nella nostra lettera abbiamo segnalato che quanto approvato va contro ogni serena convivenza civile tra le persone che hanno diversi orientamenti culturali e sessuali, proprio discriminando e vietando, a danno di altri, ciò che a taluni non aggrada (e gli ultimi fatti di cronaca, con l'episodio di Bussolengo, lo stanno dimostrando).
Mi parrebbe buona cosa per il consigliere Zelger, e per gli altri sedici consiglieri co-firmatari, se lasciassero perdere certe posizioni ideologico-religiose e si documentassero serenamente su come stanno realmente le cose, anche alla luce dell'esperienza presente, ormai da qualche anno, in tanti Paesi civili, democratici, e più laici del nostro.
Mario Trevisan, Circolo UAAR di Verona.

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