domenica 16 novembre 2014

Capitelli mariani

L'Arena
martedì 11 novembre 2014 – PROVINCIA – Pagina 32
 

CASTEL D'AZZANO. Delibera del Consiglio 
A Beccacivetta c'è l'accordo per il capitello
 

A Beccacivetta, nella zona delle vie dei vini, verrà costruito un capitello votivo mariano, su un'area pubblica concessa dal Comune alla parrocchia in uso gratuito per 30 anni. La richiesta, approvata dal consiglio comunale, è stata presentata dalla parrocchia con 180 firme e «rappresenta il punto di arrivo», dice il parroco Claudio Turri, «di un'idea lanciata alcuni anni fa alla recita del rosario: perché non ritrovarsi davanti a un capitello, invece che in strada o in alcune case?».
Aggiunge Riccardo Sonato, architetto che ha curato il progetto: «I capitelli appartengono alla nostra tradizione». Il primo quartiere a rispondere all'invito del parroco è stato quello dei vini, tra le vie Soave, Chianti e Salerno che confluiscono in uno slargo in parte a giardino. «La richiesta», ha spiegato il consigliere delegato Valentina Polati, «nasce dal desiderio di creare un luogo di incontro per anziani e famiglie che va oltre la recita del rosario di maggio. Chiediamo di approvare la convenzione tra Comune e parrocchia di Beccacivetta che prevede la concessione del terreno, mentre costruzione e manutenzione del capitello e dell'area saranno a carico della parrocchia». Il capitello occuperà due metri quadri, sarà in muratura, rivestito di marmo di Verona bianco e rosso; sul basamento un'edicola che ospiterà una statua della Madonna.
Il consigliere di minoranza Sara Annechini ha detto: «La raccolta di firme è uno strumento di manifesta volontà da tenere presente anche per altre richieste» e ha chiesto che il progetto sia in regola dal punto di vista urbanistico e giuridico. Quindi ha proseguito: «Credo nei capitelli e nei simboli, credo soprattutto che la religione non debba dividere ma unire. Per questo motivo chiedo di rinviare l'approvazione della delibera per dare modo al gruppo proponente di organizzare un incontro pubblico per presentare il progetto e stimolare la condivisione dell'iniziativa con le altre religioni, avvalendosi dell'esperienza del Gime, gruppo di impegno multietnico, che opera con questa prospettiva». «Da anni», ha risposto l'assessore alla cultura Monica Gasparini, «alcune associazioni, tra cui il Gime in collaborazione con la biblioteca, promuovono incontri con testimoni delle diverse religioni per favorire rispetto reciproco e coesione sociale». La richiesta di rinvio non è stata accettata: la convenzione viene approvata da tutti i consiglieri, eccetto Annechini che si astiene. G.G.



LETTERA APERTA (13 novembre 2014).
 

Oggetto: capitelli mariani.
 

Egregio sig. sindaco del comune di Castel D’Azzano, Antonello Panuccio.
Gentile sig.ra assessore alla cultura, Monica Gasparini.
Gentile sig.ra consigliere delegata, Valentina Polati.
Gentile sig.ra consigliere di minoranza, Sara Annechini.
Egregio sig. parroco della parrocchia di Beccacivetta, Claudio Turri.
Egregio sig. architetto Riccardo Sonato.
(ai rispettivi indirizzi di posta elettronica).
 

Sono Campedelli Angelo, coordinatore del Circolo UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) della provincia di Verona.
Vi scrivo a seguito dell’articolo apparso sul giornale L’Arena (in data 11 novembre scorso) nel quale si annuncia l’approvazione, da parte del Consiglio Comunale, della delibera che autorizza la costruzione, su suolo pubblico, di un capitello con la statua della Madonna.
In primo luogo vorrei far presente che con la revisione dei Patti Lateranensi, avvenuta nell’ormai lontano 1984 (trent’anni trascorsi inutilmente), è stata abolita la cosiddetta “Religione di Stato”.
In secondo luogo desidero ricordare che la Consulta ha definito la LAICITA’ dello Stato come “supremo principio costituzionale” (sentenza n° 203 del 1989).
In terzo luogo richiamo l’attenzione sull’articolo 3 della nostra Costituzione, che vuole “pari dignità sociale” per tutti i cittadini “senza distinzione di religione”.
Detto ciò, non mi pare condivisibile quanto deliberato dal Consiglio Comunale anche se avvenuto democraticamente, perché la laicità dei nostri luoghi pubblici (aperti o chiusi che siano) è un valore che va ben oltre la raccolta di firme e l’approvazione a maggioranza.
Penso che la recita del rosario, durante il mese mariano, possa avvenire benissimo nelle chiese (di chiese ce ne sono in abbondanza, senza bisogno di creare ulteriori luoghi fissi per il culto su suolo pubblico), o anche nelle piazze e giardini pubblici purché si utilizzi una statua mobile (come, peraltro, ho già visto fare). Così, invece, si costruirà un manufatto che rimarrà lì tutto l’anno, a fronte di un “utilizzo” occasionale da parte di pochi.
La tradizione religiosa, quando confligge con la laicità e con la multireligiosità, non è più tradizione: è sopraffazione. Di capitelli storici ce ne sono già in abbondanza: credo sia il caso di non farne di nuovi. Non vedo perché continuare in questa “tradizione” che, ormai, manifesta solo l’intento di “marcare il territorio” all’aperto (come fanno gli animali) al pari dei crocifissi che lo marcano al chiuso (negli edifici).
Per “creare un luogo d’incontro per anziani e famiglie” non servono i capitelli religiosi: servono fontane, panchine, fioriere, pavimentazioni, lampioni, alberi, e sculture laiche che siano inclusive e non capitelli religiosi che per loro stessa natura sono esclusivi (giacché propri di una specifica religione, per quanto maggioritaria).
La “raccolta di firme”, quale “strumento di manifesta volontà”, non ha senso quando è usata per limitare la laicità. E poi: quanti altri capitelli? Uno per ogni incrocio stradale? Uno per ogni rotatoria? E uno per ogni religione? A tal proposito, coinvolgere altre religioni è solo in apparenza una soluzione: a quante richieste di capitelli l’Amministrazione Comunale dovrà concedere l’autorizzazione? Una per i cattolici, una per i protestanti, una per i testimoni di Geova, una per gli ortodossi, una per gli islamici, una per i buddisti, ecc., o anche più d’una per ciascuno di loro? Se uno crede nei capitelli e nei simboli religiosi (di qualunque religione) è giusto che se li costruisca a casa propria, e non in luoghi pubblici: i luoghi pubblici sono di tutti (vale a dire credenti, diversamente credenti, atei e agnostici).
Se vogliamo fare in modo che le religioni uniscano e non dividano, bisogna far sì che le Istituzioni non manifestino privilegi per l’una o per l’altra religione. Le istituzioni devono essere neutrali in fatto di religione, proprio perché devono rappresentare tutti i cittadini.
Siamo ormai, certamente, una società multiculturale, multietnica e multireligiosa, quindi ci può essere spazio solo per la laicità. Istituzioni e luoghi pubblici (edifici e spazi aperti) non devono avere alcun connotato religioso, altrimenti cadiamo nello Stato Confessionale con un’anacronistica “Religione di Stato”, purtroppo a tutti gli effetti ancora esistente e operante con tutti i benefit pubblici.
Il “rispetto reciproco e coesione sociale”, sia tra i cittadini in generale che tra le religioni in particolare, si realizzano solo applicando il principio della laicità dello Stato e delle sue Istituzioni: solo così si eviteranno le guerre di religione.
La laicità dovrebbe essere la guida per ogni partito e per ogni politico, ed invece….
Voler imporre (di fatto) a tutti, quindi ai diversamente credenti, agli atei ed agli agnostici, la statua della Madonna (simbolo per eccellenza della religione cattolica) ha l’aria del sopruso. Se invece la si vuole intendere come “simbolo delle nostre tradizioni” tanto rivendicate e difese, invito tutti a studiare la Storia del Cristianesimo: forse si capirà perché il cristianesimo è così tanto diffuso sul nostro pianeta…. Chissà che, poi, non sia rivisto anche il concetto stesso delle tanto reclamate e sbandierate “radici cristiane”!
 

Distinti saluti, Campedelli Angelo (Circolo UAAR di Verona).

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