mercoledì 30 luglio 2014

Zenti, gli alpini e la famiglia

L'Arena
martedì 29 luglio 2014 – PROVINCIA – Pagina 26

ROVERÈ
L'appello del vescovo di Verona ospite alla Festa del tricolore, a Conca dei Parpari, promossa dalle penne nere:

«Voi che avete difeso la patria, adesso difendete la famiglia»
È partito da Conca dei Parpari l'appello accorato del vescovo monsignor Giuseppe Zenti perché gli alpini, che lì festeggiavano la Festa del tricolore e il loro pellegrinaggio sezionale, si facciano «difensori della famiglia, un tesoro che rischia di essere inquinato». «Voi che avete difeso la patria, che si identifica con la famiglia, e non avete paura di nulla, difendete la famiglia, perché se si sfalda è distrutta tutta la società e l'intera nostra civiltà», ha detto il vescovo.
Poi, toccando un tasto sensibile, ha citato il vino doc «del quale un bicchiere, e anche due, piace a voi alpini. La famiglia è doc come il vino, difendetela perché i bambini di domani possano chiamare un uomo papà e una donna mamma, le prime e ultime due parole che pronunciamo nella nostra vita», ha detto concludendo l'omelia fra gli applausi.


La risposta di Campedelli Angelo (coordinatore del Circolo UAAR di Verona) pubblicata su
L'Arena
mercoledì 30 luglio 2014 – LETTERE – Pagina 23

ZENTI

Gli alpini e la famiglia

In altri Stati, molto più civili e democratici del nostro nonché veramente laici, è ormai una normalità trovare famiglie di diversa composizione. Da noi, invece, deve essere proprio un incubo se il Vescovo di Verona arriva ad appellarsi agli alpini invitandoli a farsi “difensori della famiglia (ovviamente intende quella cosiddetta tradizionale), un tesoro che rischia di essere inquinato” (da L’Arena, 29 luglio).
In primo luogo una domanda: gli alpini assurgerebbero quale ultimo baluardo a difesa non più di un avamposto militare bensì di una struttura sociale? Mah…!
In secondo luogo una considerazione: qui nessuno vuole inquinare niente. Chi è per la famiglia tradizionale non corre alcun pericolo e non deve temere impedimenti di sorta alcuno.
E ancora il presule: “Voi che avete difeso la patria, che si identifica con la famiglia, e non avete paura di nulla, difendete la famiglia, perché se si sfalda è distrutta tutta la società e l'intera nostra civiltà”. Evidentemente Zenti è ancora fermo allo slogan di fascista memoria: “Dio, patria, famiglia”. Come, poi, sia possibile identificare la patria con la famiglia è tutto da dimostrare. Inoltre, non mi pare che nei Paesi in cui la famiglia è diversificata sia venuto meno il senso della patria, così come non mi pare che ivi sia stata distrutta la società. Infine, c’è del catastrofismo nell’ipotizzare e nel paventare addirittura la distruzione de “l’intera nostra civiltà”: mi pare di rivivere il clima intimidatorio del 1974, anno in cui vi è stato il referendum sul divorzio….
Non mi stancherò mai di ripetere le parole (che qui ben si addicono) di Gaetano Salvemini il quale, negli anni ’50, così diceva a riguardo dei cattolici: “Essi (i cattolici) rivendicano le loro libertà in base ai nostri principi (laicisti), e negano le nostre libertà in base ai loro principi (religiosi)”.
Campedelli Angelo


Altra risposta di Angelo:
L'Arena
giovedì 07 agosto 2014 – LETTERE – Pagina 23


ZENTI
Patria e famiglia


Alla mia lettera su «Zenti: gli alpini e la famiglia» hanno fatto seguito altre lettere in difesa del presule. Tutti a difendere, a spada tratta, una dichiarazione («Voi che avete difeso la patria adesso difendete la famiglia») senza che a nessuno venga in mente di porre, al vescovo scaligero, una domanda semplice semplice: cosa, concretamente, dovrebbero fare gli alpini per "difendere la famiglia", così come per anni hanno difeso la patria?
Angelo Campedelli
VERONA 

martedì 29 luglio 2014

Ordine del giorno antigay



Lettera aperta.

Egregio sig. Presidente del Consiglio Comunale di Verona, dott. Luca Zanotto
(con preghiera di trasmissione ad Assessori e Consiglieri)
e p. c.
egregio sig. Sindaco del Comune di Verona, Flavio Tosi
egregio sig. Consigliere del Comune di Verona, dott. Alberto Zelger
spett.le UAAR nella persona del suo Segretario nazionale, dott. Raffaele Càrcano
a tutti i circoli LGBT veronesi.
(tutti tramite i rispettivi indirizzi di posta elettronica).


Oggetto:
Ordine del Giorno 426 del 09-04-2014, 

approvato dal Consiglio Comunale il 23-07-2014,
dal titolo “Famiglia, educazione e libertà di espressione”. 

(link al documento in formato PDF)
 

Sono l’architetto Campedelli Angelo, coordinatore del Circolo UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) della Provincia di Verona.
Vi scrivo in merito all’Ordine del Giorno 426 indicato in oggetto, presentato dal consigliere Zelger e sottoscritto da altri sedici consiglieri.
Con questo O.d.G., IL CONSIGLIO COMUNALE RICONOSCE solo alla famiglia tradizionale “un ruolo primario nella trasmissione dei valori”, nonché “il diritto della famiglia” (ovviamente quella tradizionale) “a non essere contraddetta o danneggiata nel suo compito educativo” da azioni “che ne violino le convinzioni morali e religiose, con particolare riferimento all’educazione sessuale”, ED INVITA IL SINDACO E LA GIUNTA “a vigilare affinché, nelle scuole di competenza comunale, venga data un’adeguata informazione ai genitori”  su “progetti di educazione all’affettività e alla sessualità”, nonché a raccogliere “segnalazioni sui progetti di educazione, sugli spettacoli, e sul materiale didattico in contrasto con i loro principi morali e religiosi”, predisponendo (per lo scopo) un “apposito spazio sul portale del Comune anche attraverso un numero verde”.
 

Sono fermamente convinto che il Consiglio Comunale, nell’approvare tale documento, non si sia reso conto di cosa abbia approvato.
  1. Non è solo la famiglia tradizionale ad avere “un ruolo primario nella trasmissione dei valori culturali, etici, sociali, spirituali e religiosi”.
  2. Non vi è da parte di alcuno né l’intenzione né la volontà di “contraddire od anneggiare” la famiglia tradizionale.
  3. Non vi è altresì da parte di alcuno l’intenzione o la volontà di “violare” le convinzioni morali e religiose di qualunque persona.
  4. Non si nega il diritto di ogni genitore cattolico ad educare i propri figli secondo le proprie convinzioni morali e religiose.
  5. “Vigilare” e “segnalare” ciò che riguarda educazione, affettività, sessualità, cultura e didattica significa, di fatto, emulare leggi censorie di fascista memoria.
  6. Un “apposito spazio” comunale con “numero verde” sarebbe piuttosto da istituirsi per le violenze che sempre più spesso sono perpetrate ai danni delle persone LGBT.
Chi oggi discrimina il mondo LGBT è paragonabile ai bianchi che ieri discriminavano i neri.
Per questo non mi sembra “cosa buona e giusta” dare libertà di espressione a chi discrimina
qualcuno: è come dare libertà di espressione al KKK.
Coloro che considerano l’omosessualità come “una malattia” (non è più considerata tale dal
lontano 1973!) e come “l’essere contro natura” (in questo dimostrando anche ignoranza perché in natura l’omosessualità esiste, eccome!), e che vogliono, in base alle due precedenti considerazioni, discriminare chi non è come loro (così come i bianchi discriminavano i neri) creando cittadini di serie A (gli eterosessuali, paragonati ai bianchi) contro cittadini di serie B (gli omosessuali, paragonati ai neri), come possono pretendere di rivendicare la libertà di espressione? Come possono arrogarsi il diritto di essere i detentori dell’educazione?
Gli omosessuali devono avere pari diritti e pari dignità degli eterosessuali, così come diritti e
dignità sono stati parimenti riconosciuti ai neri.
Se l’esempio e l’accostamento al razzismo sono chiari, dovrebbe essere altrettanto chiaro il
perché non ci deve più essere il diritto di esprimersi contro il mondo LGBT, ed il perché l’aver approvato quell’Ordine del Giorno omofobico colloca i loro sottoscrittori sul medesimo piano dei razzisti.
È passata la cultura del razzismo: altrettanto passerà quella dell’omofobia.
 

Nel documento si parla di famiglia “naturale” come se questa fosse l’unica forma di famiglia, ma le esperienze all’estero non insegnano proprio niente? Non dice niente il fatto che ci siano molte famiglie che volutamente non procreano figli? Non ha rilevanza il fatto che i figli allevati da coppie omosessuali non subiscano alcun trauma? A tale proposito l’associazione psicologi italiani scrive: “L’associazione Italiana di Psicologia ricorda che le affermazioni secondo cui i bambini, per crescere bene, avrebbero bisogno di una madre e di un padre, non trovano riscontro nella ricerca internazionale. Infatti, i risultati delle ricerche psicologiche hanno da tempo documentato come il benessere psico-sociale dei membri dei gruppi familiari non sia tanto legato alla forma che il gruppo assume, quanto alla qualità dei processi e delle dinamiche relazionali che si attualizzano al suo interno. In altre parole, non sono né il numero né il genere dei genitori a garantire di per sé le condizioni di sviluppo migliori per i bambini, bensì la loro capacità di assumere questi ruoli e le responsabilità educative che ne derivano. In particolare, la ricerca psicologica ha messo in evidenza che ciò che è importante per il benessere dei bambini è la qualità dell’ambiente familiare che i genitori forniscono loro, indipendentemente dal fatto che essi siano dello stesso sesso”.
 

Faccio presente che la legge contro l’omofobia (che spero sia approvata quanto prima) non
limiterà la libertà di pensiero: sarà solo vietata la propaganda delle idee sessiste e sessuofobiche mediante conferenze, e/o l’imposizione di tali idee mediante provvedimenti
legislativi come l’Ordine del Giorno in questione (alla stessa maniera in cui oggi è vietato fare apologia e propaganda del razzismo).
 

Vi segnalo il link http://it.wikipedia.org/wiki/Omosessualit%C3%A0 dove si dice (tra le altre cose) che “l’omosessualità si riscontra in molte specie animali” e che “nel 1977 il Quebec divenne il primo Stato al mondo a proibire a livello giuridico la discriminazione sulla base
dell’orientamento sessuale”.


Ricordo che l’articolo 3 della nostra Costituzione sancisce pari dignità sociale, e uguaglianza davanti alla legge, per tutti i cittadini “senza distinzione di sesso, di condizioni personali e sociali”.

Segnalo che la “Risoluzione del Parlamento europeo 13 marzo 2012 sulla parità tra donne e
uomini nell’Unione europea” ribadisce chiaramente quanto segue: Il Parlamento europeo,
considerando che le famiglie nell’UE sono diverse e comprendono genitori coniugati, non
coniugati e in coppia stabile, genitori di sesso diverso e dello stesso sesso, genitori singoli e
genitori adottivi (…) invita gli Stati membri a elaborare proposte per il riconoscimento reciproco delle unioni civili e delle famiglie omosessuali (…) al fine di garantire un
trattamento equo per quanto concerne il lavoro, la libera circolazione (…) e la tutela dei bambini. E si rammarica dell’adozione da parte di alcuni Stati membri di definizioni restrittive di “famiglia” con lo scopo di negare la tutela giuridica alle coppie dello stesso sesso e ai loro figli.

 
Con l’approvazione del documento in questione, i sottoscrittori si sono arrogati la prerogativa di essere i detentori dell’educazione all’affettività e alla sessualità, alla stessa stregua degli inquisitori medievali (unici detentori, a quel tempo, della “conoscenza” di cosa era “giusto” e “sbagliato”).
Si rimane, quindi, ancora fermi al Medioevo quando vigeva il PENSIERO UNICO, senza rendersi conto che siamo ormai entrati da parecchio tempo nel LIBERO PENSIERO.
 

Inoltre, quanto approvato è lesivo della laicità dello Stato e delle Istituzioni, le quali dovrebbero garantire pluralità e libertà nell’educazione dei figli senza imposizioni di carattere religioso alcuno (ricordo che la “Religione di Stato” è stata abrogata nell’ormai lontano 1984 con la revisione dei Patti Lateranensi: o non lo sapete, o volutamente lo ignorate).
La Consulta ha definito la laicità dello Stato come “supremo principio costituzionale” (sentenza 203 del 1989). La laicità dovrebbe essere la guida per ogni partito e per ogni politico (oltre che per ogni cittadino), ed invece…
 

Ed ancora: quanto approvato va contro ogni serena convivenza civile tra persone che hanno diversi orientamenti culturali e sessuali, proprio discriminando e vietando, a danno di altri, ciò che a taluni non aggrada.
 

Infine, non mi stancherò mai di ripetere le parole (che qui ben si addicono) di Gaetano
Salvemini il quale negli anni ’50 così diceva a riguardo dei cattolici: “Essi (i cattolici)
rivendicano le loro libertà in base ai nostri principi (laicisti), e negano le nostre libertà in
base ai loro principi
(religiosi).
 

Distinti saluti,
Campedelli Angelo (coordinatore del Circolo UAAR di Verona)



giovedì 10 luglio 2014

Crocifissi: lettera aperta

Portiamo a conoscenza della lettera che abbiamo inviato al Sindaco del comune di Padova ed al Sindaco del comune di Isola della scala (nonché Presidente della nostra provincia) a seguito di questi due articoli apparsi l'uno su L'Arena e l'altro su Verona Sera.

L'ARENA, giovedì 26 giugno 2014 – LETTERE – Pagina 22


BITONCI: CROCEFISSO OBBLIGATORIO NEI LUOGHI PUBBLICI
È legittima l'esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici - in particolare nelle scuole, nelle aule di giustizia e nei seggi elettorali - o è in contrasto con i principi costituzionali di uguaglianza dei cittadini, di libertà di religione e di laicità dello Stato? La controversa questione - che contrappone da decenni cattolici e laici - si ripropone periodicamente e torna ora di nuovo di attualità alla luce dell'annuncio del neo sindaco di Padova Massimo Bitonci: non solo sì al crocifisso nei luoghi pubblici, ma esposizione perfino «obbligatoria».
Sull'argomento, l'ultima pronuncia giurisdizionale è del 2011 ed è stata della Grande Camera della Corte europea per i diritti dell'uomo, che, accogliendo un ricorso dell'Italia, ha definitivamente ritenuto legittima l'esposizione del crocifisso, ribaltando una sentenza di segno opposto della stessa Corte europea. La vicenda, che ha origine in una scuola di Abano Terme (Padova) ha avuto un lunghissimo iter.

Verona, crocifissi obbligatori a scuola. Miozzi: "Bravo Bitonci. In provincia andrò io a consegnarli"
Il presidente veronese e sindaco di Isola della Scala porta nel Veronese la decisione assunta dal primo cittadino di Padova Bitonci: "Avevo ordinato la stessa cosa. Ora scriverò nuova lettera ai presidi per nuove forniture"
VERONA SERA, La Redazione, 26 giugno 2014.


La decisione del neo sindaco di Padova, Massimo Bitonci, è stata qualificata come "crociata". Un gioco di parole forse involontario a simboleggiare la decisione dell'esponente della Lega Nord di reintrodurre in tutte le scuole il crocifisso nelle aule scolastiche e negli uffici pubblici. "E guai a chi lo tocca" aveva commentato il primo cittadino sul suo profilo Facebook. Ad accogliere l'iniziativa, a Verona, memore di quanto avvenuto in passato, è stato per primo il presidente della Provincia, Giovanni Miozzi, anche sindaco di Isola della Scala. Le sue parole sono affidate ad una nota diffusa nelle scorse ore:

"Ho sentito con piacere la decisione del sindaco di Padova Bitonci di mettere i crocefissi obbligatori negli edifici pubblici del suo Comune, come simbolo delle nostre tradizioni. Mi fa piacere perché anch'io, come sindaco di Isola della Scala avevo ordinato lo stesso atto qualche tempo fa, e l'ho fatto con convinzione. Allo stesso modo, nel 2009, fra i primi atti della mia Giunta c'è stata la distribuzione alle scuole superiori veronesi dei crocefissi che erano stati acquistati precedentemente. Oggi, la posizione di Bitonci mi ha fatto ripensare alla vicenda e ho deciso che scriverò una nuova lettera ai dirigenti scolastici chiedendo se con l'aumento delle classi di questi ultimi anni hanno altre necessità. Nel qual caso, la Provincia è in grado di fornire altri crocefissi e andrò personalmente a consegnarli. Un gesto simbolico che mi auguro venga interpretato nella giusta maniera: le aule scolastiche sono i luoghi nei quali i nostri ragazzi trascorrono molto del loro tempo e dove si formano come cittadini italiani”.

alla c.a. del signor Sindaco del comune di Padova.
alla c.a. del signor Presidente della provincia di Verona.
alla c.a. del signor Sindaco del comune di Isola della Scala.
e p.c.
alla Cancelleria della Diocesi di Padova.
alla Cancelleria della Diocesi di Verona.
alla Redazione del giornale L'Arena.
al Coordinatore del Circolo UAAR di Padova.
al Segretario nazionale dell'UAAR.

A seguito della "questione" sollevata dal Sindaco di Padova sull'obbligatorietà dei crocifissi da appendere in ogni dove, caldamente condivisa dal suo collega di Isola della Scala nonché Presidente della Provincia di Verona, allego la seguente lettera aperta.
distinti saluti, Campedelli Angelo (coordinatore del Circolo UAAR di Verona)


Lettera aperta.

Egregio sig. Sindaco del Comune di Padova, dott. Massimo Bitonci.
Egregio sig. Presidente della Provincia di Verona, geom. Giovanni Miozzi.
Egregio sig. Sindaco del Comune di Isola della Scala, geom. Giovanni Miozzi.
(tramite i rispettivi indirizzi di posta elettronica).


Sono l’architetto Campedelli Angelo, coordinatore del Circolo UAAR (Unione degli
Atei e degli Agnostici Razionalisti) della Provincia di Verona.
Vi scrivo in merito ai crocifissi che volete obbligatoriamente appendere in ogni dove.
Sappiamo tutti quali sono i veri motivi che inducono la Chiesa (da un lato) e voi Politici
(dall’altro) nel volere i crocifissi appesi in ogni aula di ogni edificio delle nostre
Istituzioni Pubbliche: quello di marcare il territorio (come i cani che pisciano ad ogni
angolo della città) per la Chiesa e quello del meschino interesse elettorale (i voti dei
cattolici, come se i cattolici fossero tutti uguali) per voi Politici.
La Grande Camera della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, nel dare ragione al
ricorso presentato dal nostro Stato, ha dovuto definire il crocifisso un “simbolo
essenzialmente passivo”, con buona pace per la Chiesa che lo considera “attivo”!
Egregi Signori Politici, io vi chiedo: quando capirete che la LAICITA’ delle nostre
Istituzioni è IL valore massimo al di sopra di ogni altro valore? Quand’è che andrete a
leggervi la sentenza n° 203 del 1989 emessa dalla Consulta che ha definito la laicità
dello Stato come “supremo principio costituzionale”? Quando vi renderete conto che già
dall’ormai lontano 1984 (trent’anni trascorsi inutilmente!), con la revisione dei Patti
Lateranensi, è stata abrogata la cosiddetta “Religione di Stato”? Quando vi accorgerete
che anche la nostra società italiana è ormai una società multi etnica, multi culturale, e
multi religiosa? Quando capirete che la multi religiosità in Italia è un dato di fatto
acquisito indipendentemente dalla presenza degli stranieri? Quando entrerà nella vostra
testa l’articolo 3 della nostra Costituzione che vuole “pari dignità sociale” per tutti i
cittadini “senza distinzione di religione”? Ma perché al posto del crocifisso non mettete
l’emblema (stella a cinque punte avvolta nell’alloro) della nostra Repubblica Italiana?


 
La laicità dovrebbe essere la guida per ogni partito e per ogni politico, ed invece...!
Voler imporre a tutti, quindi ai diversamente credenti, agli atei ed agli agnostici, il
simbolo per eccellenza della religione cristiana è un sopruso bell’e buono!
Circa il crocifisso inteso come “simbolo delle nostre tradizioni” che tanto rivendicate e
difendete, vi invito ad andarvi a studiare la Storia del Cristianesimo: forse capirete
perché il cristianesimo è così tanto diffuso sul nostro pianeta...! Chissà che, poi, non
rivediate il concetto stesso delle tanto reclamate e sbandierate “radici cristiane”!
Distinti saluti, Campedelli Angelo.

lunedì 7 luglio 2014

Chiese - obolo dovuto

Lettera di un lettore pubblicata su L'Arena:

L'Arena
sabato 05 luglio 2014 – LETTERE – Pagina 29
CHIESE
Obolo inusuale


Invio per conoscenza la lettera indirizzata a Mons. Zenti, vescovo di Verona, concernente le attività «extra religiose» della Curia della città. Voglio anzitutto garantire che non ho alcun risentimento verso Verona e i suoi abitanti, splendida la prima e generalmente gentili e disponibili i secondi. Ho potuto però constatare parecchi commenti del tutto negativi, sul pagamento di biglietti di ingresso per le chiese, che non esistono in (quasi) nessuna parte del mondo. Soprattutto quando le persone tengono un atteggiamento rispettoso e discreto all'interno dei luoghi di culto. Sebbene sia del tutto avverso alle accalorate esternazioni del dottor Sgarbi, devo concordare sull'affermazione per la quale tutti i musei ed i luoghi d'arte pubblici dovrebbero essere portati alla libera fruizione quantomeno degli italiani, così come avviene per biblioteche, università ecc. Se qualcuno deve pagare, questi dovrebbero essere unicamente gli stranieri.

«A Sua Eminenza Mons. Giuseppe Zenti Vescovo di Verona.
Scrivo la presente spiacente nel dover constatare che per pregare, a Verona, sia necessario versare un “obolo d'ingresso”, attendere un'improbabile apertura oppure, peggio ancora, camminare per chilometri alla ricerca di una chiesa forse chiusa od aver fortuna, solo per caso, di trovare un tempio accogliente, dove Nostro Signore abbia già scacciato i mercanti dal santuario.
Mi si può facilmente contestare con mille argomentazioni, che certo non difettano in un uomo di cultura, sebbene possa affermare che questi non siamo “I sentieri” indicati dal nostro amato Papa Francesco. Faccio presente che nei diversi giorni passati a Verona ho sentito più di una persona lamentarsi di questo inusuale trattamento».
Gianfranco Carta, GENOVA



Risposta di Angelo Campedelli pubblicata dal giornale:
 

L'Arena
mercoledì 09 luglio 2014 – LETTERE – Pagina 21
CHIESE
Obolo dovuto


Nella lettera aperta indirizzata al vescovo Zenti, un turista di Genova si lamentava del fatto che si debba versare un «obolo d'ingresso» per le attività «extrareligiose» della Curia veronese.

A parte il fatto che pretendere di trovare le chiese aperte a tutte le ore la trovo una pretesa tanto assurda quanto ingiusta, al contrario del lettore io sono dell'avviso che sia corretto non solo far pagare per le attività «extrareligiose», ma anche per quelle più propriamente religiose: la Chiesa eroga servizi, e come tutte le società di servizi è giusto che si faccia pagare (anche con tanto di tariffario a seconda della parrocchia).
Ciò che non trovo giusto, e che dovrebbe far indignare la Chiesa tutta (i suoi fedeli e le sue gerarchie) perché le toglie dignità, è il fatto di percepire dallo Stato italiano più di sei miliardi di euro ogni anno pagati da tutti i contribuenti: credenti, diversamente credenti, atei, agnostici. Tutto questo denaro è costituito da fondi pubblici e da esenzioni che annualmente la Chiesa Cattolica percepisce da Stato, Regione, Provincia, Comuni ed Enti pubblici (fonte UAAR dalla sua inchiesta documentata «I costi della Chiesa»). Sappiamo, inoltre, che dell'introito proveniente dal solo «8x1.000» (1.148 milioni del 2012) appena il 22% è destinato per «interventi caritativi» (documento Cei del 2013).
Credo sia moralmente ed eticamente giusto che tutte le confessioni religiose si mantengano con l'erogazione dei propri servizi e con le donazioni dei propri fedeli.
Si fa un continuo richiamo ai discorsi pronunciati dal papa, ma forse pochi ricordano che, proprio tra i suoi primi discorsi, papa Francesco ha detto di volere una Chiesa povera...
Angelo Campedelli, coordinatore del circolo Unione Atei e Agnostici Razionalisti, VERONA