venerdì 28 novembre 2014

Funerali: rito cattolico per un ateo

Lunedì 1 dicembre, alle ore 21.00, presso la nostra sede (via Nichesola 9, vicino Piazza del Popolo a San Michele Extra):

FUNERALI: RITO CATTOLICO PER UN ATEO, riflessioni dopo il funerale religioso all'ateo Giulio Segato, socio UAAR.

Dal "Testamento politico di Giuseppe Garibaldi":
  1. Ai miei figli, ai miei amici, ed a quanti dividono le mie opinioni, io lego: l’amore mio per la libertà e per il vero; il mio odio per la menzogna e la tirannide. Siccome negli ultimi momenti della creatura umana, il prete, profittando dello stato spossato in cui si trova il moribondo e della confusione che sovente vi succede, s’inoltra e mettendo in opera ogni turpe stratagemma, propaga con l’impostura in cui è maestro, che il defunto compi, pentendosi delle sue credenze passate, ai doveri di cattolico.
  2. In conseguenza io dichiaro, che trovandomi in piena ragione oggi, non voglio accettare in nessun tempo il ministero odioso, disprezzevole e scellerato d’un prete, che considero atroce nemico del genere umano e dell’Italia in particolare. E che solo in istato di pazzia o di ben crassa ignoranza, io credo possa un individuo raccomandarsi ad un discendente di Torquemada.

domenica 16 novembre 2014

Serata d'arte e di convivialità

Giovedì 20 novembre, alle ore 21.00, presso la sede del circolo (via Nichelosa 9, vicino alla Piazza del Popolo a San Michele Extra), si svolgerà una serata d'arte e di convivialità con il maestro d'arte Angelo Nicolini e le sue riproduzioni artistiche. E' previsto un rinfresco. Sono invitati tutti i soci e i simpatizzanti. 

Capitelli mariani

L'Arena
martedì 11 novembre 2014 – PROVINCIA – Pagina 32
 

CASTEL D'AZZANO. Delibera del Consiglio 
A Beccacivetta c'è l'accordo per il capitello
 

A Beccacivetta, nella zona delle vie dei vini, verrà costruito un capitello votivo mariano, su un'area pubblica concessa dal Comune alla parrocchia in uso gratuito per 30 anni. La richiesta, approvata dal consiglio comunale, è stata presentata dalla parrocchia con 180 firme e «rappresenta il punto di arrivo», dice il parroco Claudio Turri, «di un'idea lanciata alcuni anni fa alla recita del rosario: perché non ritrovarsi davanti a un capitello, invece che in strada o in alcune case?».
Aggiunge Riccardo Sonato, architetto che ha curato il progetto: «I capitelli appartengono alla nostra tradizione». Il primo quartiere a rispondere all'invito del parroco è stato quello dei vini, tra le vie Soave, Chianti e Salerno che confluiscono in uno slargo in parte a giardino. «La richiesta», ha spiegato il consigliere delegato Valentina Polati, «nasce dal desiderio di creare un luogo di incontro per anziani e famiglie che va oltre la recita del rosario di maggio. Chiediamo di approvare la convenzione tra Comune e parrocchia di Beccacivetta che prevede la concessione del terreno, mentre costruzione e manutenzione del capitello e dell'area saranno a carico della parrocchia». Il capitello occuperà due metri quadri, sarà in muratura, rivestito di marmo di Verona bianco e rosso; sul basamento un'edicola che ospiterà una statua della Madonna.
Il consigliere di minoranza Sara Annechini ha detto: «La raccolta di firme è uno strumento di manifesta volontà da tenere presente anche per altre richieste» e ha chiesto che il progetto sia in regola dal punto di vista urbanistico e giuridico. Quindi ha proseguito: «Credo nei capitelli e nei simboli, credo soprattutto che la religione non debba dividere ma unire. Per questo motivo chiedo di rinviare l'approvazione della delibera per dare modo al gruppo proponente di organizzare un incontro pubblico per presentare il progetto e stimolare la condivisione dell'iniziativa con le altre religioni, avvalendosi dell'esperienza del Gime, gruppo di impegno multietnico, che opera con questa prospettiva». «Da anni», ha risposto l'assessore alla cultura Monica Gasparini, «alcune associazioni, tra cui il Gime in collaborazione con la biblioteca, promuovono incontri con testimoni delle diverse religioni per favorire rispetto reciproco e coesione sociale». La richiesta di rinvio non è stata accettata: la convenzione viene approvata da tutti i consiglieri, eccetto Annechini che si astiene. G.G.



LETTERA APERTA (13 novembre 2014).
 

Oggetto: capitelli mariani.
 

Egregio sig. sindaco del comune di Castel D’Azzano, Antonello Panuccio.
Gentile sig.ra assessore alla cultura, Monica Gasparini.
Gentile sig.ra consigliere delegata, Valentina Polati.
Gentile sig.ra consigliere di minoranza, Sara Annechini.
Egregio sig. parroco della parrocchia di Beccacivetta, Claudio Turri.
Egregio sig. architetto Riccardo Sonato.
(ai rispettivi indirizzi di posta elettronica).
 

Sono Campedelli Angelo, coordinatore del Circolo UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) della provincia di Verona.
Vi scrivo a seguito dell’articolo apparso sul giornale L’Arena (in data 11 novembre scorso) nel quale si annuncia l’approvazione, da parte del Consiglio Comunale, della delibera che autorizza la costruzione, su suolo pubblico, di un capitello con la statua della Madonna.
In primo luogo vorrei far presente che con la revisione dei Patti Lateranensi, avvenuta nell’ormai lontano 1984 (trent’anni trascorsi inutilmente), è stata abolita la cosiddetta “Religione di Stato”.
In secondo luogo desidero ricordare che la Consulta ha definito la LAICITA’ dello Stato come “supremo principio costituzionale” (sentenza n° 203 del 1989).
In terzo luogo richiamo l’attenzione sull’articolo 3 della nostra Costituzione, che vuole “pari dignità sociale” per tutti i cittadini “senza distinzione di religione”.
Detto ciò, non mi pare condivisibile quanto deliberato dal Consiglio Comunale anche se avvenuto democraticamente, perché la laicità dei nostri luoghi pubblici (aperti o chiusi che siano) è un valore che va ben oltre la raccolta di firme e l’approvazione a maggioranza.
Penso che la recita del rosario, durante il mese mariano, possa avvenire benissimo nelle chiese (di chiese ce ne sono in abbondanza, senza bisogno di creare ulteriori luoghi fissi per il culto su suolo pubblico), o anche nelle piazze e giardini pubblici purché si utilizzi una statua mobile (come, peraltro, ho già visto fare). Così, invece, si costruirà un manufatto che rimarrà lì tutto l’anno, a fronte di un “utilizzo” occasionale da parte di pochi.
La tradizione religiosa, quando confligge con la laicità e con la multireligiosità, non è più tradizione: è sopraffazione. Di capitelli storici ce ne sono già in abbondanza: credo sia il caso di non farne di nuovi. Non vedo perché continuare in questa “tradizione” che, ormai, manifesta solo l’intento di “marcare il territorio” all’aperto (come fanno gli animali) al pari dei crocifissi che lo marcano al chiuso (negli edifici).
Per “creare un luogo d’incontro per anziani e famiglie” non servono i capitelli religiosi: servono fontane, panchine, fioriere, pavimentazioni, lampioni, alberi, e sculture laiche che siano inclusive e non capitelli religiosi che per loro stessa natura sono esclusivi (giacché propri di una specifica religione, per quanto maggioritaria).
La “raccolta di firme”, quale “strumento di manifesta volontà”, non ha senso quando è usata per limitare la laicità. E poi: quanti altri capitelli? Uno per ogni incrocio stradale? Uno per ogni rotatoria? E uno per ogni religione? A tal proposito, coinvolgere altre religioni è solo in apparenza una soluzione: a quante richieste di capitelli l’Amministrazione Comunale dovrà concedere l’autorizzazione? Una per i cattolici, una per i protestanti, una per i testimoni di Geova, una per gli ortodossi, una per gli islamici, una per i buddisti, ecc., o anche più d’una per ciascuno di loro? Se uno crede nei capitelli e nei simboli religiosi (di qualunque religione) è giusto che se li costruisca a casa propria, e non in luoghi pubblici: i luoghi pubblici sono di tutti (vale a dire credenti, diversamente credenti, atei e agnostici).
Se vogliamo fare in modo che le religioni uniscano e non dividano, bisogna far sì che le Istituzioni non manifestino privilegi per l’una o per l’altra religione. Le istituzioni devono essere neutrali in fatto di religione, proprio perché devono rappresentare tutti i cittadini.
Siamo ormai, certamente, una società multiculturale, multietnica e multireligiosa, quindi ci può essere spazio solo per la laicità. Istituzioni e luoghi pubblici (edifici e spazi aperti) non devono avere alcun connotato religioso, altrimenti cadiamo nello Stato Confessionale con un’anacronistica “Religione di Stato”, purtroppo a tutti gli effetti ancora esistente e operante con tutti i benefit pubblici.
Il “rispetto reciproco e coesione sociale”, sia tra i cittadini in generale che tra le religioni in particolare, si realizzano solo applicando il principio della laicità dello Stato e delle sue Istituzioni: solo così si eviteranno le guerre di religione.
La laicità dovrebbe essere la guida per ogni partito e per ogni politico, ed invece….
Voler imporre (di fatto) a tutti, quindi ai diversamente credenti, agli atei ed agli agnostici, la statua della Madonna (simbolo per eccellenza della religione cattolica) ha l’aria del sopruso. Se invece la si vuole intendere come “simbolo delle nostre tradizioni” tanto rivendicate e difese, invito tutti a studiare la Storia del Cristianesimo: forse si capirà perché il cristianesimo è così tanto diffuso sul nostro pianeta…. Chissà che, poi, non sia rivisto anche il concetto stesso delle tanto reclamate e sbandierate “radici cristiane”!
 

Distinti saluti, Campedelli Angelo (Circolo UAAR di Verona).

sabato 15 novembre 2014

Affrontare le sabbie mobili

L'Arena
domenica 09 novembre 2014 – LETTERE – Pagina 29
 

GIOVANI
Età delle sabbie mobili
 

Quando ero adolescente (60 anni fa), specialmente nei paesi, tutto ruotava attorno alla parrocchia. I genitori raramente prendevano posizione contro il parroco. La scuola stessa era in sintonia con la parrocchia. Potremmo affermare che il «timor di Dio» condizionava la società di allora favorendo anche il sorgere di vocazioni e limitando le tentazioni della secolarizzazione in atto ad esempio in Francia, Germania, ecc.
La cresima era considerata il sacramento fulcro del passaggio a «soldato di Cristo».
Dopo 20 anni, il benessere, la tv, il cinema ecc. afflosciarono le coscienze e la cresima divenne una sorta di spartiacque fra la fanciullezza e la giovinezza: la più parte dei soldati divennero «disertori» e la religione sempre più tiepida e formale. Il fenomeno colpì e tuttora colpisce soprattutto la fascia d'età 13-18 anni.
Tanti genitori riuscirono a limitare la falla con il buon esempio e la vigilanza, ma i più non seppero o non vollero contrastare la crescita di figli senza valori, sbandati e vaganti sulle sabbie mobili di un mondo solo apparentemente più facile e privo di idee forti.
Discoteche, alcol, droghe, ecc., illusero e schiavizzarono molti giovani mentre la società gaudente (?) cresceva in permissivismo (separazioni, convivenza, amoralità/ immoralità, ecc.). Siccome a tutto c'è un limite, è sperabile che si trovi un «modus vivendi» che concili libertà e buon senso, autocontrollo e rispetto.
Franco Lorenzi FUMANE


Risposta di Angelo Campedelli:

L'Arena
mercoledì 12 novembre 2014 – LETTERE – Pagina 22
 

EDUCAZIONE 
Affrontare le sabbie mobili

Quando ero adolescente (45 anni fa), dopo aver ricevuto regolarmente i sacramenti della confessione, comunione e cresima, ho cominciato a staccarmi dalla Chiesa e dalla fede religiosa nonostante i miei genitori avessero il "timor di Dio" e fossero sempre presenti "con il buon esempio e la vigilanza" (le parole virgolettate fanno riferimento alla lettera sui giovani pubblicata il 9 novembre scorso).
A 60 anni non mi sento un "disertore" della Chiesa, ma un ateo che ha operato la sua scelta responsabilmente (al contrario dell'iscrizione alla Chiesa che avviene con il battesimo). Il fatto d'essere ateo non mi ha esonerato dal diventare un genitore che sappia dare il buon esempio alle sue due figlie e che sappia vigilare sempre su di loro. Pur essendomi separato quando loro avevano appena 5 e 3 anni (ora ne hanno 26 e 24), e pur non avendo mai insegnato loro il "timor di Dio", posso dire che hanno superato egregiamente "l'età delle sabbie mobili".
Le ho sempre accompagnate in discoteca aspettandole fuori in auto anche fino alle due di notte.
Ho insegnato loro i valori dell'onestà, dell'amore, della sincerità, del dialogo, del rispetto verso gli altri e verso le cose (il mondo, la natura, gli animali).
Ho insegnato loro i diritti umani, la democrazia, il pluralismo e il libero pensiero (in contrapposizione al pensiero unico medievale proprio della Chiesa).
Non ho mai detto loro che avrebbero avuto un premio se fossero state promosse a scuola: ho sempre detto che dovevano studiare solo per il loro bene, così come ho detto che si fa il bene non perché ci attende un paradiso, ma semplicemente perché è sbagliato fare il male.
Quindi, se si vuole cercare le cause ai problemi giovanili delle discoteche, dell'alcol, delle droghe, della crisi di valori, dello sbando, credo non vadano cercate nelle "tentazioni della secolarizzazione", nella mancanza del "timor di Dio", o nelle "separazioni" e "convivenze".
La mia idea per meglio preparare i giovani ad affrontare le "sabbie mobili" è di sostituire l'IRC (insegnamento della religione cattolica a scuola, non più regolare da quando è stata abolita la "Religione di Stato") con l'Educazione Civica: informazione sulle droghe (compreso alcol e sigarette), sulla sessualità, sull'affettività, sul pericolo stradale, sui diritti umani, sulla diversità-uguaglianza, sulla tolleranza.
Angelo Campedelli UAAR VERONA

domenica 9 novembre 2014

Chiesa meno ricca

L'Arena
venerdì 07 novembre 2014 – LETTERE – Pagina 29


RICCHEZZA

Chiesa meno ricca


Il vescovo Zenti, in un suo ultimo articolo (L'Arena del 2 novembre), parla di «valore effimero della ricchezza» e dice che «chi ha molte ricchezze le metta a disposizione per il bene degli altri» (giusto!).
Papa Francesco, appena varcato il soglio pontificio, ha esordito affermando: «Come vorrei una Chiesa povera per i poveri!» (giusto!).
Ora bando all'ipocrisia, e diciamo pane al pane e vino al vino.
I due religiosi appartengono alla Chiesa Cattolica Apostolica Romana la quale, stando ai dati pubblicati in un'approfondita analisi su «I costi della Chiesa» (inchiesta eseguita dall'UAAR), ha un impatto sulle casse pubbliche dello Stato (tra contributi percepiti e privilegi fiscali di cui gode) di oltre sei miliardi di euro ogni anno. Per avere un'idea dell'entità di tale somma, basti dire che il più grande laboratorio di fisica mai costruito al mondo (il Cern di Ginevra) è costato tre miliardi di euro.
L'8x1.000 (da abolire o quantomeno da modificare) ha permesso alla Chiesa Cattolica di percepire, nel 2012, un miliardo e 148 milioni di euro, di cui solo il 20% circa va in opere caritatevoli (i dati sono presi dal sito della Chiesa Cattolica).
L'insegnamento della religione cattolica nelle scuole (IRC, da abolire poiché nel 1984, con la revisione dei Patti Lateranensi, è stata abolita la «Religione di Stato») costa allo stato italiano un miliardo e 250 milioni di euro.
Ora arrivo a fare una semplice conclusione: prendere un po' di ricchezza da una parte per metterla da un'altra. Come? 1- rendere la Chiesa un po' meno ricca (neanche povera come la vorrebbe il Papa) eliminando o modificando il perverso meccanismo dell'8x1.000; 2- risparmiare soldi statali abolendo tout-court l'IRC; 3- liberare così due miliardi di euro ogni anno che lo Stato può disporre per aumentare le pensioni minime, per costruire nuove scuole, per una sanità pubblica efficiente, per la protezione civile, per la ricerca scientifica.
Angelo Campedelli (coordinatore UAAR Verona).

lunedì 3 novembre 2014

Incontro con l'autore del libro "Religioni contro"

Giovedì 13 novembre, alle ore 21.00, presso la sala civica di via Brunelleschi (zona stadio), si svolgerà l'incontro con Peter Disertori, autore del libro Religioni contro - Millenni di mistificazioni e inganni. Sono invitati tutti i soci e i simpatizzanti.  

http://www.disertori.com/i-libri-di-peter-disertori/peter-disertori/libri/pubblicazioni/religioni-contro-millenni-di-mistificazioni-ed-inganni/