mercoledì 10 giugno 2015

Simboli: Il crocefisso alle urne

L'ARENA, venerdì 05 giugno 2015 – LETTERE – Pagina 25

Uno Stato che si definisce democratico non può ignorare che dei suoi cittadini vadano a votare in un seggio pubblico dove, normalmente, è esposto il simbolo, prevaricante, di uno stato parallelo: il crocefisso, simbolo del Cristianesimo e dello Stato della Chiesa. Lo Stato italiano deve evolversi verso la laicità politica, rispettare più la dignità di pensiero del singolo cittadino, sia esso politico che religioso. Un ambiente pubblico è un luogo di pubblica utilità e non sacro. Un luogo sacro è quello che appartiene alla divinità, che partecipa della potenza divina, anche se non personificata, che è separata dal profano. Non esiste un parallelismo democratico tra i due Stati, Stato italiano e Vaticano. È certamente impossibile definire il Vaticano uno Stato democratico, perché la religione cattolica impone ai suoi credenti le sue leggi e dogmi. La Chiesa, infatti, impone ai suoi appartenenti il vincolo di far battezzare i propri figli appena nati, negando così, a questi nuovi cittadini, una propria libertà di scelta religiosa. Cittadini italiani, quindi, che diventano cristiani più per tradizione che per libera scelta, prevaricando così la propria dignità e il suo più elementare diritto di giudizio: giudicare e operare liberamente le proprie scelte e libertà, agire e comportarsi secondo il proprio arbitrio. Nuovi cittadini a cui è imposta la religione dello Stato della Chiesa: il Vaticano. Uno Stato predominante all'interno di uno Stato assoggettabile: lo Stato italiano. I politici italiani non sono altro che preti della politica: predicano bene ma razzolano male, come i sacerdoti della Chiesa. Molti politici non sanno prendere, al momento opportuno, decisioni che siano in netto contrasto con le direttive del Vaticano per paura di perdere consensi e potere.
Alessandro Dal Prà (Verona)


Commento ricevuto via e-mail in risposta alla lettera:

A tal proposito mi preme segnalare quanto accaduto al mio seggio.
Come ogni votazione, mi sono presentata al seggio ed ho richiesto un colloquio privato con il presidente di seggio.
Ho fatto presente la mia richiesta di rimozione del crocifisso presente in aula e questa (la presidente) si è quindi rivolta alle forze dell'ordine.
Questi, una vigilessa ed un carabiniere, sono rimasti alquanto basiti e sgomenti alla mia richiesta, correlata di dati su sentenze e principi.
La vigilessa ha quindi cercato le citate sentenze con il suo smartphone leggendone il testo, probabilmente ignorandone la natura, proprio sul sito Uaar. Ho quindi sorriso.
Il carabiniere, con il suo spiccato accento del sud, ha quindi detto "Io però non lo tolgo. Se la presidente lo vuole togliere lo fa lei per il tempo in cui lei (io, nda) vota".
La presidente di seggio ha quindi tolto il crocifisso dall'aula.
Probabilmente lo avrà riposto poco dopo, ma questo mi è impossibile saperlo.
Buona giornata, 

Stefania

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