mercoledì 8 luglio 2015

Ateismo e dimostrazione di Dio

IL LIBRO: "Perché la scienza non nega Dio".
La riflessione di Amir Aczel.
Ai limiti del sapere, dove la scienza non nega Dio.
Natura, matematica e incertezze: nel mirino i militanti dell'ateismo.

Commento di Andrea Lugoboni
 

L'ARENA martedì 30 giugno 2015 CULTURA, pagina 50
 

A volte la matematica e la scienza vanno talmente in là con le loro scoperte, che è difficile seguirle senza avere un capogiro. Come quando si va indietro di milioni di anni nel tempo e ci si chiede come sia stato possibile che tra miliardi di possibilità si sia realizzata, nella storia del cosmo, proprio quella che ha reso possibile la vita sulla terra: una catena enorme di specie diverse includente un animale particolare, capace di domandarsi come si sia creata quella natura da cui lui stesso proviene, e indaffararsi a creare microscopi e telescopi per realizzare l'impresa fino a constatare che, in realtà, ci sono segreti troppo nascosti e complicati nella natura e nella matematica per avere certezze definitive.
Ecco perché la scienza non nega Dio, come suona il titolo dell'ultimo libro dello storico della scienza ebreo (e professore di matematica a Boston) Amir Aczel, pubblicato da Raffaello Cortina Editrice (2015). Aczel prende di mira soprattutto gli scienziati militanti dell'ateismo. In particolare Lawrence Krauss e Richard Dawkins, secondo i quali la scienza proverebbe la non esistenza di Dio. Ciò li fa sentire legittimati a esercitare una certa aggressività, almeno verbale. Tanta sicumera merita un attento esame delle sue ragioni: la Bibbia direbbe falsità. Certo, dice Aczel, se presa alla lettera. Ma la Bibbia, insegnano i commentatori ebraici, è un testo per molti versi poetico e allegorico: quando si racconta che Dio fermò il sole e la luna durante la battaglia condotta da Giosuè, si vuole semplicemente dare l'idea al lettore di una battaglia molto lunga.
Sembra avere buon gioco Krauss obbiettando che prima del Big bang c'era il nulla e non Dio. Sarebbe più corretto dire che non c'era nulla di simile al mondo spazio-temporale che conosciamo. Sull'origine dell'universo nessuno può rispondere con argomenti scientifici, dice Aczel. E nemmeno qualcuno può spiegare come, da reazioni chimiche e da materie inorganiche, si siano generati organismi viventi, alcuni dei quali dotati di coscienza e di facoltà cognitive complesse.
Il libro di Aczel non è certo uno di quelli da leggere prima di andare a dormire. Ma chiunque abbia a cuore la divulgazione delle principali scoperte scientifiche del nostro secolo non potrà che accogliere con piacere l'accessibilità a un pubblico di non scienziati e la precisione dei riferimenti di questo testo. C'è spazio anche per qualche aneddoto sulla vita di Albert Einstein, che certo non credeva a un Dio personale, ma che in una lettera scriveva: «Cara Phyllis, gli scienziati ritengono che tutti i fatti, compresi quelli umani, siano dovuti a leggi di natura. Ecco perché non sono inclini a credere che il corso degli eventi possa essere influenzato dalla preghiera, vale a dire da una volontà soprannaturale. Dobbiamo ammettere però, che la conoscenza di queste forze è imperfetta, e che dunque credere nell'esistenza di uno spirito supremo, assoluto, si basi su una sorta di fede. Tale credenza rimane diffusa anche con gli attuali risultati della scienza. Chiunque si occupi seriamente di scienza si convince, tuttavia, pure che una sorta di spirito, di gran lunga superiore a quello umano, si manifesta nelle leggi dell'universo. In questo senso la ricerca scientifica conduce a un sentimento religioso particolare, del tutto diverso dalla religiosità di chi è più ingenuo».



Di seguito la lettera inviata alla redazione de L'Arena e pubblicata il 08 luglio 2015, nella rubrica "Lettere al direttore", con il titolo "SCIENZA. L'ateismo non nega Dio".

SCIENZA
Ateismo e dimostrazione di Dio
 

Vorrei commentare l’articolo di Andrea Lugoboni apparso nella sezione “cultura” e riguardante il libro di Amir Aczel “Perché la scienza non nega Dio”.
Andando nel sito internet della casa editrice (Raffaello Cortina Editore), nella presentazione del libro si legge che “il pensiero scientifico né dimostra l’esistenza di una qualche divinità né la confuta. Il che lascia aperta la questione della complessa relazione tra fede religiosa e ragione scientifica, in un clima di mutuo rispetto e tolleranza”.
Personalmente posso condividere questo agnosticismo scientifico e questo equilibrato confronto con la fede, ma allora mi chiedo perché la scienza deve dimostrare ciò che afferma mentre le religioni (nel nostro caso specifico la religione cristiana) non hanno questo onere?
Francesco Avella, nel suo libro "Una Mente Senza Dio", scrive: “Come disse Euclide, ciò che è affermato senza prova può essere negato senza prova, quindi è chi afferma che deve portare prove concrete, non chi nega, ed io mi limito a negare le affermazioni dei credenti”.
“Onus probandi incumbit ei qui dicit, non ei qui negat” (alla lettera “l'onere della prova è a carico di chi afferma qualche cosa, non di chi lo nega”) è un brocardo che esprime un principio fondamentale del diritto processuale, risalente al diritto romano e presente in tutti gli ordinamenti moderni: il principio dell'onere della prova.
“Affirmanti incumbit probatio": già i latini sostenevano che “la prova tocca a chi afferma”. L’onere della prova è dunque sulle spalle del credente. È lui che afferma l’esistenza di una o più divinità, e tocca quindi a lui dimostrarla. Il non credente afferma che esiste l’universo, il credente afferma che esiste l’universo e, in aggiunta, Dio. Bene: spiegare il perché di quell’aggiunta è suo compito.
Per quanto riguarda lo scienziato ateo Richard Dawkins, lui afferma che l'inesistenza di Dio non può essere dimostrata. Nel suo libro “L'illusione di Dio” (Mondadori) scrive: “Che non si possa dimostrare l'inesistenza di Dio è un fatto riconosciuto”, e ciò è ovvio perché è matematicamente e logicamente impossibile dimostrare la non esistenza di una cosa che non esiste. Per contro, dovrebbe essere possibile e doveroso dimostrare l’esistenza di una cosa che esiste (o che si dice esistere).
Quindi, in conclusione: perché i credenti non hanno l’onere della prova? Come i Romani avrebbero dovuto dimostrare l’esistenza di Giove e di tutte le altre divinità, così i cristiani dovrebbero dimostrare l’esistenza della loro divinità monoteista abramitica chiamata “Dio”.
Insomma: se così stanno le cose dovremmo essere tutti agnostici (come minimo), e liberarci da una perentoria e dogmatica interpretazione tipica di tutte le religioni.
Angelo Campedelli (Circolo UAAR di Verona)


COMMENTI alla lettera di Campedelli pubblicata da L'Arena:

1 - La tua lettera mi pare ineccepibile. Fammi fare l’avvocato fino in fondo: giusto il riferimento al brocardo onus probandi incumbit ei qui dicit; per completezza, ne esiste uno anche per descrivere la posizione, speculare, di Dawkins: negativa non sunt probanda. In effetti, nel gioco delle parti processuali, se l’attore allega un fatto (nel nostro caso l’esistenza di Dio), ma non ne fornisce la prova (sempre nel nostro caso, piuttosto improbabile), il convenuto può limitarsi a contestare il fatto affermato dall’attore, non essendo invece onerato anche della sua prova negativa (circa l’inesistenza di Dio). Tant’è che i Giudici non ammettono, solitamente, la prova su “fatti negativi”. I miei migliori saluti, Riccardo.
 

2 - Caro Angelo, sono perfettamente d'accordo con la tua tesi ma credo che, ancora una volta, i nostri cari "credenti" sono (secondo me) convinti di avercele le prove, dato che credono ai miracoli e a tutte le fandonie (sempre secondo me) che in essi si raccontano. Una mia cara amica, intelligente e colta, che nel telefonino ha l'immagine di Gesù (lo avranno fotografato?) si stupisce sempre del fatto che io non ci creda, e non c'è ragione per farle cambiare idea, e così penso siano molti di questi personaggi, perciò secondo loro tocca a noi dimostrare quello che non è dimostrabile! Ciao, Nadia.
 

3 - Nuovamente, anche per te, la tagliola della redazione è intervenuta. Ciò detto, è veramente vergognoso che in Arena ci sia questo metodo, come chiamarlo, di censura, di modifica, di travisamento del pensiero del lettore. Io non scrivo più per protesta e l'ho scritto al direttore, e gli ho scritto che non si deve più permettere di fare questo. Secondo me dovresti scrivergli dicendo che non si permetta più di fare questo. Non è che lui fa un piacere a te di pubblicare una tua lettera, tra l'altro a nome di un'associazione il che è ancora più grave, ma è lui che prende lo stipendio perché i lettori acquistano e leggono il suo giornale, e ciò non lo deve scordare. Se gli scrivi, gli ricorderei (oltre a questo concetto) anche il fatto che hai fatto conoscere a tutti gli iscritti questo suo modo di fare mettendo in evidenza la scorrettezza del suo comportamento. La stessa lettera di protesta la invierei anche all'ordine dei giornalisti del Veneto e all'ordine dei giornalisti nazionale. Penso che questo modo di procedere possa perlomeno farlo riflettere su questo comportamento assurdo e deontologicamente scorretto. Ciao. Paolo
 

4 - Caro Angelo, il tuo testo originale è chiarissimo, non lascia ombra di dubbio sul tuo pensiero. Ciao, Claudio.
 

5 - Carissimo, praticamente è stato distorto il significato del titolo: che sia perché non è stata capita la differenza risultante (poco probabile), oppure  il titolo è diverso perchè di maggior richiamo? Io, comunque, chiederei la pubblicazione di una rettifica (anche perché se il giornale intende pubblicare quanto ho scritto, le mie parole non  devono essere manipolate!!!!). Ciao, Miria.
 

6 - L’interpretazione del pensiero e’ sempre a disposizione dei deboli. Chi ti conosce ti apprezza e ti valuta per ciò che effettivamente dici. Angelo di nome ma diavolo nell’intelligenza….. Saluti, Stefano.
 

7 - Non si può dimostrare la non esistenza di qualcosa... Inoltre, già Popper aveva rilevato come un'affermazione è scientifica solo se è confutabile (principio di falsificabilità).
Quindi le affermazioni "I fantasmi esistono" oppure "Dio esiste" NON sono affermazioni scientifiche, in quanto non confutabili. Per questo le questioni di fede o quelle di fantasia non possono avere a che fare con la scienza: i due campi sono e restano separati. Ciao ciao! Sara.
 

8 - Ciao Angelo. Comunque, aldilà dell'errore grossolano del titolo che giustamente confuti, io da sempre agnostica tengo a ribadire la giustezza di questa visione del mondo. Se tutti lo fossimo, ci libereremmo dei dogmi in generale con grandi vantaggi per l'umanità. Spesso, infatti, l'approccio dogmatico ha riguardato, e riguarda, anche chi non crede. La Storia, d'altro canto, insegna che il vero progresso rifugge da ogni atteggiamento dogmatico, ma, come si sa, purtroppo la Storia non è maestra di vita, e ai vecchi dogmi se ne stanno aggiungendo altri. Grazie ancora una volta per il tuo impegno, per il tuo essere presente in modo continuativo e vivace. Buona estate, Denise.
 

9 - Caro Angelo, personalmente non ho mai pensato che la scienza, o meglio gli scienziati (quelli veri intendo), si siano mai posti il problema Dio a confronto delle loro ricerche, poiché, se così fosse stato, nessuno di loro avrebbe cambiato una virgola dall'età della pietra fino ai nostri giorni. Di conseguenza, noi staremmo ancora vivendo come i nostri cugini scimmioni. Questo lo dico perché mi sembra una logica conclusione in base a quanto si legge sul sito internet che viene riportato dal tuo articolo, nel senso che mi riesce difficile prendere per buona una simile affermazione: cioè "la scienza non dimostra né confuta". Beh! Scusami Angelo: ma allora che senso ha continuare a scervellarsi? Secondo me sarebbe invece giunta l'ora di una vera e propria linea di demarcazione tra religione e scienza, poiché sono due strade che conducono a direzioni molto differenti tra loro. E poi... "un clima di mutua tolleranza"? Ma quando mai! Basta con queste assurdità! E' sufficiente guardare i vari telegiornali per accorgersi che la figura del papa sta sempre lì a mettere il naso ovunque nelle faccende che non dovrebbero essere affatto di sua pertinenza. Caso mai, quelli che sono costretti alla tolleranza siamo noi atei.
Angelo, ti prego di scusarmi: il mio messaggio ti sembrerà sicuramente un poco vaneggiante. Il fatto è che non ne posso più di tutte queste discussioni che (secondo me) non portano, né porteranno mai, a conclusioni veramente utili alla nostra causa. Un caro saluto, Antonio Giorgio. 


Lettera pubblicata sullo stesso giornale il 2 agosto:

RELIGIONE: tra scienza e fede

Ho letto la lettera di Angelo Campedelli, del circolo Uaar di Verona, su L'Arena, e l'ho trovata intelligente e come metodo di indagine critica condivisibile. La lettera commentava un articolo su un libro: «Perché la scienza non nega Dio» di Amir Aczel. Benché, anzi «perché», cristiano convengo sul «come» approcciarsi al confronto su certi temi ma non concordo sul merito della antica e sempre rinascente questione del rapporto tra scienza e fede. Scrive Campedelli, stralciando da Francesco Avella: «Come disse Euclide, ciò che è affermato senza prova può essere negato senza prova, quindi è chi afferma che deve portare prove concrete, non chi nega, ed io mi limito a negare le affermazioni dei credenti». Vero. È «l'onere della prova» del diritto romano, nel caso della «religione cristiana» dovrebbe dimostrare ciò che afferma: l'esistenza di Dio. A mio giudizio il ragionamento è corretto ma fondato su una premessa sbagliata che è l'idea che il cristianesimo sia una religione, come l'Islam, invece che un avvenimento, un fatto, un'esperienza che inerisce al «gusto» non alle dispute filosofico-teologico-catechistiche e moralistiche. Le «prove» sull'esistenza di Dio di Tommaso e di Cartesio non hanno mai convinto nessuno laddove la «ragion pratica» di una vecchietta cristiana e analfabeta dell'800 può convertire. Non è un caso che la scienziata Margherita Hack affermasse: «A me piace pensare che Dio non esista, ad altri piace pensare che Dio esista». Questa è la premessa giusta, anche se può e deve essere motivata sulla base di una testimonianza individuale, tangibile e, quando avviene, abbracciabile. «Dovremmo essere tutti agnostici e liberarci da una perentoria e dogmatica interpretazione tipica di tutte le religioni», conclude Campedelli; ma il cristianesimo non lo è perché è l'incontro con una persona, un maestro, un pensatore, un politico, un intellettuale che dice frasi che non sono dogmi ma forse sarebbe bene considerarle tali, ne cito solo due che valgono per tutti i vangeli: «Non di solo pane vive l'uomo» e «L'albero si giudica dai frutti». L'unico senso che può avere la parola «fede» è di giudicare affidabile uno che dice queste cose.
Idalgo Carrara VERONA

1 commento:

  1. Ritengo grave l'alterazione del titolo originale della mia lettera: scrivere "L'Ateismo non nega Dio", al posto di "Ateismo e dimostrazione di Dio", non solo NON rispecchia il mio pensiero, ma non è nemmeno giusto culturalmente (semmai è la scienza che non nega Dio, NON l'ateismo!). E' la SCIENZA a non negare Dio, e non l'ateismo che, di fatto, lo nega (altrimenti non sarebbe ateismo! e sarebbe pure un ossimoro!).

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