venerdì 17 luglio 2015

Opinioni: religione e scienza

L'Arena
mercoledì 15 luglio 2015 – LETTERE – Pagina 25
 

OPINIONI
Religione e scienza
 

L'articolo di Andrea Lugoboni pubblicato su L'Arena il 30 giugno scorso per presentare il libro di Amir Aczel «Perchè la scienza non nega Dio», è stato seguito l'8 luglio da una lettera di Angelo Campedelli intitolata: «Scienza. L'ateismo non nega Dio». Questo titolo mi sembra strano riguardo al contesto della lettera. Che ateismo sarebbe se non negasse Dio? Un ateo è tale perché semplicemente non è persuaso da nessuna delle migliaia di teologie elaborate dagli innumerevoli promotori del sacro. Dire «L'ateismo non nega Dio» non è nemmeno giusto culturalmente. Semmai è la scienza che non nega Dio (ma la scienza mica cerca Dio), non l'ateismo che, di fatto, lo nega: altrimenti non sarebbe ateismo e sarebbe pure un ossimoro. In ogni caso, voler arruolare tutti, in qualche modo, nel fascino discreto della trascendenza, porta spesso ad affermazioni poco pertinenti, quali la compatibilità tra Fede e Scienza. Siamo ancora qua, al tempo dei trapianti, dei viaggi cosmici, della tecnologia dominante, a far confusione fra due attività umane che non hanno niente in comune e per le quali non si pone alcun rapporto. L'oggetto della Scienza è il mondo materiale del quale si occupa, dei fenomeni tangibili, della loro descrizione e della ricerca delle cause, per trovare costanti e poter formulare previsioni, sempre con il rigoroso controllo empirico (spietato), che consente, alla fine, una condivisione universale. Alla Scienza non interessa quanto frulla nel cervello degli innumerevoli predicatori che nei millenni si sono sbizzarriti in immaginifiche idee ultraterrene, reciprocamente negate quando non anche sanguinosamente contestate. Tanto le scienze uniscono, quanto le fedi dividono... Ben a ragione Campedelli insiste sulle prove. Nella Scienza la prova è essenziale, espressa matematicamente, secondo una logica universale; nella religione la prova è autoreferenziale, dogmatica. La scienza, pur nella sua autorevolezza, non ardisce dichiarare «vere e assolute» le sue conclusioni, bensì «vere fino a prova contraria». Ogni fede, pur nel suo relativismo, dichiara arrogantemente essere i suoi dogmi indimostrabili quali «verità assolute», perenni, immodificabili. Per favore: smettiamo di affermare la compatibilità fra due processi mentali diversi e non chiediamo alla Scienza di pronunciarsi in merito a cose non pertinenti con la realtà razionalmente indagata e rappresentata. Mario Trevisan SAN MARTINO BUON ALBERGO

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