lunedì 3 agosto 2015

Crocifissi: religione e uffici pubblici

CROCIFISSI 
Religione e uffici pubblici
 

L'ARENA venerdì 31 luglio 2015 LETTERE, pagina 25
(in rosso le parole non pubblicate).

Non è la prima volta che si parla di crocifissi nelle aule degli edifici pubblici quali scuole, tribunali, istituzioni (sedi di Comuni, Province, Regioni, Ministeri), uffici postali, caserme, e finanche luoghi aperti (c’è una croce perfino sul Monte Cervino).
Leggo (da L’Arena del 25 luglio) che la questione è stata portata in Regione grazie al neo consigliere Stefano Casali il quale, dopo aver constatato che “in tutto il palazzo del Consiglio regionale non esiste un solo crocifisso”, considera la cosa “un'assenza grave”. La motivazione di tale gravità risiederebbe nel fatto che il crocifisso rappresenti “il segno di duemila anni di storia”.
Leggo ancora che il neo consigliere sarebbe un “esponente dell’area cattolica moderata liberale”, perciò mi viene subito da dire: “Meno male! Figuriamoci se non fosse un moderato!”.
La domanda che voglio porre ai politici, ma anche ai privati cittadini, è: ma perché i cattolici hanno questo viscerale bisogno di “marcare il territorio”? Perché vogliono imporre i loro simboli religiosi a tutti? (quindi anche ad atei, agnostici, e diversamente credenti). La collocazione di tali simboli religiosi (croci, crocifissi, statue di madonne) nei luoghi pubblici avrebbe una giustificazione se in Italia ci fosse ancora la Religione di Stato (cattolica) com’era prima della revisione dei Patti Lateranensi avvenuta nell’ormai lontano 1984: in quell’occasione lo Stato Italiano e lo Stato del Vaticano sottoscrissero, congiuntamente, che la religione cattolica non fosse più la religione dello Stato. Ora i casi sono due: o le parole scritte hanno un senso e allora a queste seguono fatti corrispondenti, o le parole scritte non hanno un senso e allora a queste seguono retorica e ipocrisia. Mi sembra che rientriamo abbondantemente nel secondo caso (purtroppo).
Circa il fatto che il crocifisso rappresenti duemila anni di storia questo è vero, ma invito il neo consigliere regionale a leggersi bene di quale storia si tratta…….
La laicità delle nostre Istituzioni dovrebbe essere un valore supremo difeso da ogni cittadino ed in primis dai politici (la laicità è stata definita dalla Consulta come “supremo principio costituzionale”, sentenza 203 del 1989), e ciò vale ancor più ai giorni nostri in cui anche la società italiana è sempre più multi culturale e multi religiosa.
Campedelli Angelo (circolo UAAR di Verona)

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