sabato 26 dicembre 2015

Vangeli: Nazareth non esisteva

VANGELI
Nazareth non esisteva
L'ARENA 24 dicembre 2015 LETTERE


La pubblicazione della lettera di Renato Testa su L'Arena del 19 dicembre sollecita un approfondimento sulla tradizione raccontata nei Vangeli. Una su tutte, sembra ormai dimostrato che, ai tempi della nascita di Gesù, la città di Nazareth non esistesse ancora. Inoltre il titolo di Nazareno attribuito al Messia come cittadino della città di Nazareth (non esistente) evidenzia, in realtà, un significato ben diverso che è spiegabile con la probabile appartenenza all'ordine sacerdotale dei «Nazorei».
Si deve considerare, infatti, che nessuna delle fonti note riferisce dell'esistenza di Nazareth nel I secolo e che le prime consistenti tracce di agglomerato urbano risalgono al III secolo, mentre gli aspetti logistici, rilevabili dai racconti degli evangelisti atti a identificare il luogo, sono così evidenziati: villaggio con una sinagoga, su di un monte, sul ciglio di un precipizio, nei pressi del lago di Tiberiade. Il riscontro è il seguente: la sinagoga rinvenuta è del II-III secolo, il villaggio è in pianura e non sul ciglio di un precipizio ed è a 35 chilometri dal lago di Tiberiade.
Confrontando, quindi, questi aspetti con quelli di tutte le città conosciute della Palestina del tempo, soltanto una di esse risponde perfettamente a tutte le caratteristiche rilevate nei racconti neotestamentari: la città è Gamala, nel Golan, patria di Giuda il Galileo e roccaforte del movimento rivoluzionario Zelota. Galileo era l'appellativo di Giuda, il terribile fondatore della setta zelota, un movimento giudaico ribelle che si batteva per l'indipendenza da Roma e che sarà annientato dagli stessi romani. Lo storico Giuseppe Flavio chiamò gli zeloti «sicari», per via della piccola sica (pugnale) con cui compivano le loro vendette contro soldati romani isolati e contro gli ebrei filo-romani.
Confortano queste argomentazioni gli scritti del papa teologo Joseph Ratzinger, il quale così si esprime nel suo «Gesù di Nazaret» (Rizzoli, 2007): «Nei progressi della ricerca storico-critica che condussero a distinzioni tra i diversi strati della tradizione, la figura di Gesù, su cui poggia la fede, divenne sempre più nebulosa. Nello stesso tempo le ricostruzioni di questo Gesù, che doveva essere cercato nelle tradizioni degli evangelisti e le loro fonti, divennero sempre più contrastanti. Come risultato è rimasta l'impressione che sappiamo ben poco di certo su Gesù e che solo in seguito la fede nella sua divinità abbia plasmato la sua immagine. Una simile situazione è drammatica per la fede perché rende incerto il suo autentico punto di riferimento».
Mario Patuzzo (UAAR Verona)

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