mercoledì 19 agosto 2015

Statuetta della Madonna distrutta a Casaleone

Egregio signor Sindaco del comune di Casaleone, Andrea Gennari
(e p.c. egregio signor Vescovo della diocesi di Verona, Giuseppe Zenti).
Ai rispettivi indirizzi di posta elettronica.
 

Oggetto: Statuetta della Madonna distrutta a Casaleone.
                (articolo sul giornale L’Arena del 29 luglio 2015).

 

L'UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) ha come scopo la promozione della laicità dello Stato e delle Istituzioni, ritenendo la laicità l'unico vero strumento politico-sociale per costruire una serena convivenza tra cittadini di differenti religioni.
La laicità delle nostre Istituzioni dovrebbe essere un valore supremo difeso da ogni cittadino ed in primis dai politici. La laicità è stata definita dalla Consulta come “supremo principio costituzionale” (sentenza 203 del 1989), e ciò vale maggiormente ai giorni nostri in cui anche la società italiana è sempre più multi culturale e multi religiosa. Con tale sentenza, la Corte Costituzionale ha inteso affermare l’esistenza, nel nostro ordinamento, della cosiddetta Laicità Positiva, quella cioè della “non indifferenza dello Stato dinanzi alle religioni, ma garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione, in regime di pluralismo confessionale e culturale”.
In una società italiana sempre più multi religiosa (anche indipendentemente dalla presenza degli immigrati), l'UAAR trova sbagliato imporre a tutti, quindi ad atei, agnostici, e diversamente credenti, i simboli di una determinata religione (in questo caso la cattolica).
Ciò premesso, signor Sindaco, desidero commentare il fatto successo nella pubblica piazza del Suo Paese riprendendo quanto descritto nell’articolo de L’Arena.
Lei, signor Sindaco, si è augurato che "non si tratti di un'azione legata a motivi religiosi bensì una semplice bravata". Personalmente ritengo che non stia qui il problema, ma più a monte. Infatti, collocare una statua religiosa nella pubblica piazza vuol dire (né più né meno) marcare il territorio con un simbolo della propria religione, trascurando il fatto che un sindaco dovrebbe essere il sindaco di tutti, e la piazza dovrebbe essere la piazza di tutti. E poi, cosa succederebbe se il prossimo sindaco fosse (ad esempio) di religione buddista? Dovrebbe togliere la statua della Madonna e sostituirla con la statua di Buddha? Potrebbe anche succedere quello che è successo sul monte Pirio (nei Colli Euganei) dove, nel 2011, dalla cima della montagna è sparita la statua della Madonna e al suo posto è comparsa la statua dell’ottavo nano di Biancaneve, chiamato Piriolo.
Le Istituzioni ed i luoghi pubblici non dovrebbero (meglio sarebbe dire non devono) avere connotati religiosi, indipendentemente da quale sia il credo professato dalla maggioranza dei cittadini.
Inoltre, Lei ha ammonito: "non lasceremo che episodi simili ci intimidiscano impedendoci di professare apertamente la nostra fede". Credo che nessuno voglia né intimidire né impedire ai cattolici (ed in primis a Lei, signor Sindaco) di professare apertamente la propria fede, semmai c'è da parte dei cattolici (ed in primis da parte Sua) la volontà di imporre a tutti la propria fede.
Non si contrasta la paura di altre religioni, diverse dalla nostra, con l’imposizione a tutti della nostra. Anzi: così facendo si sortisce proprio l'effetto contrario! L'unico strumento per evitare le guerre di religione è solo la LAICITA’ delle Istituzioni, la quale garantisce pari libertà a tutte le religioni e nel contempo evita qualsiasi privilegio per qualcuna.
La domanda che voglio porre a Lei come politico, ma anche come privato cittadino, è: ma perché voi cattolici avete questo viscerale bisogno di marcare il territorio?! Perché volete imporre i vostri simboli religiosi a tutti, quindi anche ad atei, agnostici, e diversamente credenti? La collocazione di tali simboli religiosi (croci, crocifissi, statue di madonne), nei luoghi pubblici, avrebbe una giustificazione se in Italia ci fosse ancora la Religione di Stato (cattolica) com’era prima della revisione dei Patti Lateranensi, revisione avvenuta nell’ormai lontano 1984: in quell’occasione lo Stato Italiano e lo Stato del Vaticano sottoscrissero, congiuntamente, che la religione cattolica non fosse più la religione dello Stato. Ora i casi sono due: o le parole scritte hanno un senso e allora a queste devono seguire fatti corrispondenti, o le parole scritte non hanno un senso e allora a queste seguono ipocrisia e retorica. Mi sembra che rientriamo abbondantemente nel secondo caso (purtroppo).
Non è la prima volta che si solleva il problema dei simboli religiosi (cattolici) collocati nei luoghi pubblici quali scuole, tribunali, istituzioni (sedi di Comuni, Province, Regioni, Ministeri), uffici postali, caserme e finanche luoghi aperti (c'è una croce perfino sul monte Cervino), e Le confesso che non se ne può davvero più della vostra prepotenza e arroganza nel voler imporre a tutti i VOSTRI simboli religiosi.
Ha trovato l’esecutore materiale dello “scempio commesso in centro a Casaleone”? Spero vivamente di no! In ogni caso, se proprio ha bisogno di un colpevole, può denunciare me come “fiancheggiatore morale”.
 

Distinti saluti, Angelo Campedelli (coordinatore del Circolo UAAR di Verona).

sabato 15 agosto 2015

Religione: la questione della fede

RELIGIONE
La questione della fede
L'ARENA giovedì 13 agosto 2015 LETTERE, pagina 23
 

Vorrei rispondere alla lettera del signor Giuliano Zanella pubblicata sull'Arena il 28 luglio. Devo dire che su alcune cose mi trovo d'accordo con lui. Per esempio sottoscrivo in pieno la citazione di Voltaire: «La teologia è una collezione di risposte incomprensibili a domande senza senso». Ma Zanella prosegue osservando: «Tanto ché più ci si inoltra nello studio delle religioni più ci si rende conto della nostra ignoranza»; io invece, ritenendo di interpretare correttamente il pensiero di Voltaire, concludo che proprio le religioni, appunto con le loro assurde teologie, sono quelle che forniscono risposte incomprensibili a domande senza senso. E perciò è meglio ignorarle. Quanto a Socrate, egli diceva anche: «Io ho fatto sempre in modo di seguire solo quel ragionamento che, fra i vari che rimugino dentro di me, dopo ponderata riflessione risultasse il migliore» (Critone). Socrate non era affatto un fideista, ma un razionalista, uno che riflette sulle cose, le pondera e sceglie a ragion veduta. In certo qual modo è stato un precursore del metodo scientifico il quale esige che le affermazioni siano supportate da argomentazioni e prove controllabili. Perciò chi si affida alla ragione o alla scienza o al semplice buon senso, se si rende conto - come fa lei, Zanella - che l'esistenza di Dio non è dimostrabile, onestamente conclude che Dio non esiste. Almeno fino a prova contraria. Veniamo alla Bibbia. La Chiesa afferma perentoriamente: «Dio è l'Autore della Sacra Scrittura» (Catechismo della Chiesa cattolica, 105). E papa Leone XIII, nell'enciclica Providentissimus Deus (1893), a sua volta spiegava: «Tutti i libri e nella loro integrità, che la chiesa riceve come sacri e canonici, con tutte le loro parti, furono scritti sotto l'ispirazione dello Spirito Santo, ed è perciò tanto impossibile che la divina ispirazione possa contenere alcun errore, che essa, per sua natura, non solo esclude anche il minimo errore, ma lo esclude e rigetta così necessariamente, come necessariamente Dio, somma verità, non può essere nel modo più assoluto autore di alcun errore». Parole chiarissime, inequivocabili. Un'affermazione del genere oggi è assolutamente indifendibile, tant'è vero che la stessa Chiesa cerca di prenderne goffamente le distanze. Cito di contro Piergiorgio Odifreddi: «Se la Bibbia fosse un'opera ispirata da un Dio, dovrebbe essere corretta, coerente, veritiera, intelligente, giusta e bella. E come mai trabocca invece di assurdità scientifiche, contraddizioni logiche, falsità storiche, sciocchezze umane, perversioni etiche e bruttezze letterarie?» (Perché non possiamo essere cristiani - e meno che mai cattolici -, Milano 2007). Io, caro Zanella, l'ho letta, e ci ho scritto pure un libro: «La malafede. Perché è indecente essere cristiani» (ed. Albatros), dove con puntuali argomentazioni confermo pienamente le parole di Odifreddi. La fede, infine. Lei dice che la fede è indiscutibile. Ma allora perché stiamo qui a discutere? Non si accorge che ad usare giudizi e toni perentori è proprio lei? Io ho discusso con impegno, con franchezza, cercando di portare argomenti e lei se ne esce bel bello che la fede è indiscutibile!? Sì, ma quale fede? Quella in Geova, quella in Zeus, quella in Brahma, quella in Wotan, quella in Allah, quella in Manitù, quella in Cristo? Quale? Se non se ne può parlare come possiamo sapere qual è quella giusta? Se vogliamo difendere la nostra credenza rispetto alle altre dobbiamo giocoforza ragionare, argomentare, discutere. Non si scappa. Vero è che tra coloro che sono abituati ad usare la ragione si sta facendo strada un convincimento di puro buon senso: la fede non è dono di Dio, ma frutto nella maggior parte dei casi dell'indottrinamento infantile. Infatti «il bambino se lo metti in una sinagoga diverrà di religione ebraica, se lo metti in una scuola coranica diverrà islamico, se lo metti in un monastero tibetano diverrà buddista, se lo metti nella parrocchia cattolica diverrà cattolico» (Ennio Montesi). Mi raccomando, però, non lo fate sapere ai credenti, potrebbero perdere la fede!
Renato Testa VERONA

Commenti alla lettera di Testa:
 

Ho letto con gusto la lettera del Sig. Renato Testa. Che dire: ha le idee chiare. Citando Odifreddi, che molti in Italia lo vedono come "satana" (sic), il sig. Testa ha dato ulteriormente risonanza a quel suo libro che è servito anche a me per avere un po' di chiarimenti sulla confusione che avevo in gioventù sulle religioni, da quel pantano mentale che ti provocano, e sapete bene che dove c'è torbido ci sono pure tante insidie. Dovrebbero leggerlo tutti, prima o poi. Così ho iniziato a leggere vari autori da Dokings alla Hach, ma ve ne consiglio uno italiano che ha scritto tre libri ed è un accanito, ma molto delicato allo stesso tempo, sferzante contro la chiesa, le sue istituzioni e il suo fasullo messaggio. Si tratta di Dante Svarca (ha anche un profilo facebook). Ci siamo sentiti spesso in chat ed è una persona gradevolissima e di una gentilezza unica. Ha pubblicato il primo libro "Nika" e il secondo "Maometto, Dio, Allah: false divinità", poi un terzo che è la revisione del secondo… Ha avuto una recensione bellissima dalla grande Margherita Hach… In ogni modo era per dire che chi ha un briciolo di cervello che funziona si rende conto della montagna di menzogna e falsità su cui si basano tutte le religioni, ed è giusto che chi se ne "accorge" (come noi e il sig. Testa) di ripeterlo continuamente perché non abbiamo bisogno di religioni per aiutarci gli uni gli altri (la misericordia cattolica), la Pietas non è stata inventata da Cristo o dalla chiesa cattolica, era un sentimento già descritto dai greci secoli prima… del messaggio di Cristo… Comunque sia… mi piace quando mi mandate queste cose da leggere…
Vi auguro un buon ferragosto in famiglia o in giro per il mondo… ma spero che prima o poi ci conosciamo. Un abbraccio, Alberto.



Sì, la lettera del Sig. Testa è davvero molto ben fatta e ragionata, e soprattutto a me colpisce la tranquillità del ragionamento e la compostezza del linguaggio. Io non mi sforzo per proclamare la mia professione di ateo perché non lo sono e non sono credente, mi lascio convincere da ciò che trovo giusto e semplice. Credo di potermi proclamare agnostico ma non ne sono sicuro, e francamente non mi interessa essere catalogato: mi piace seguire le tesi di chi si impegna in ragionamenti senza preconcetti anche se è più facile dichiararlo che esserne privi, perché tutti si vive riferendoci alla nostra storia ed al nostro vissuto. Comunque ripeto: una lettera che è molto ben congegnata e rispettosa delle altrui credenze. Gaetano.



lunedì 3 agosto 2015

Crocifissi: religione e uffici pubblici

CROCIFISSI 
Religione e uffici pubblici
 

L'ARENA venerdì 31 luglio 2015 LETTERE, pagina 25
(in rosso le parole non pubblicate).

Non è la prima volta che si parla di crocifissi nelle aule degli edifici pubblici quali scuole, tribunali, istituzioni (sedi di Comuni, Province, Regioni, Ministeri), uffici postali, caserme, e finanche luoghi aperti (c’è una croce perfino sul Monte Cervino).
Leggo (da L’Arena del 25 luglio) che la questione è stata portata in Regione grazie al neo consigliere Stefano Casali il quale, dopo aver constatato che “in tutto il palazzo del Consiglio regionale non esiste un solo crocifisso”, considera la cosa “un'assenza grave”. La motivazione di tale gravità risiederebbe nel fatto che il crocifisso rappresenti “il segno di duemila anni di storia”.
Leggo ancora che il neo consigliere sarebbe un “esponente dell’area cattolica moderata liberale”, perciò mi viene subito da dire: “Meno male! Figuriamoci se non fosse un moderato!”.
La domanda che voglio porre ai politici, ma anche ai privati cittadini, è: ma perché i cattolici hanno questo viscerale bisogno di “marcare il territorio”? Perché vogliono imporre i loro simboli religiosi a tutti? (quindi anche ad atei, agnostici, e diversamente credenti). La collocazione di tali simboli religiosi (croci, crocifissi, statue di madonne) nei luoghi pubblici avrebbe una giustificazione se in Italia ci fosse ancora la Religione di Stato (cattolica) com’era prima della revisione dei Patti Lateranensi avvenuta nell’ormai lontano 1984: in quell’occasione lo Stato Italiano e lo Stato del Vaticano sottoscrissero, congiuntamente, che la religione cattolica non fosse più la religione dello Stato. Ora i casi sono due: o le parole scritte hanno un senso e allora a queste seguono fatti corrispondenti, o le parole scritte non hanno un senso e allora a queste seguono retorica e ipocrisia. Mi sembra che rientriamo abbondantemente nel secondo caso (purtroppo).
Circa il fatto che il crocifisso rappresenti duemila anni di storia questo è vero, ma invito il neo consigliere regionale a leggersi bene di quale storia si tratta…….
La laicità delle nostre Istituzioni dovrebbe essere un valore supremo difeso da ogni cittadino ed in primis dai politici (la laicità è stata definita dalla Consulta come “supremo principio costituzionale”, sentenza 203 del 1989), e ciò vale ancor più ai giorni nostri in cui anche la società italiana è sempre più multi culturale e multi religiosa.
Campedelli Angelo (circolo UAAR di Verona)