sabato 27 agosto 2016

Sullo sbattezzo

Lo sbattezzo: puro e ridicolo esibizionismo.
 
Dal blog IL GIORNALE.IT di Alessandro Bertirotti.
http://blog.ilgiornale.it/bertirotti/2016/08/22/lo-sbattezzo-puro-e-ridicolo-esibizionismo/ 


È tutta questione di… benessere.
 

Questa volta affronto, seppur brevemente, un tema che è interessante evidenziare e a questo scopo, dobbiamo partire dalla definizione che troviamo su wikipedia di questa pratica, relativamente presente nella nostra nazione. Scelgo wikipedia per comodità, mentre è possibile trovare ulteriori siti che spiegano diffusamente le motivazioni e i risultati di questa “necessità”, per alcuni cittadini del mondo.

La prima considerazione è che, in effetti, con tutti i problemi sociali, culturali, esistenziali ed economici che attraversano il mondo, decidere di farsi sbattezzare, da parte di coloro che non si sentono cristiani, non si comportano come tali, né intendono essere praticanti, è espressione di esclusivo benessere economico, intellettuale e sociale. Per tutti coloro che devono affrontare i temi di questa globalizzazione, con tutti i problemi che essa propone a tutti noi, dichiarare formalmente di non voler essere più computati tra le file della cristianità cattolica è espressione ridicola e risibile di menti che hanno molto tempo per pensare alle cose inutili.

A giustificazione, si può fare ricorso a tutte le ragioni più laiche possibili per dimostrare la secolarizzazione della Chiesa cattolica, creando così nuove occasioni per discutere, ancora una volta, su un atto formale che diventa sostanza solo se si traduce in comportamento. Non serve a nulla, nella storia teologica che ognuno di noi vive in questa vita, con qualsiasi dio di riferimento, appartenere formalmente a qualche cosa, se il comportamento nega questa appartenenza. Eppure, e non è una novità che la discrepanza fra l’appartenere e l’essere nelle azioni è una prerogativa di questa globale società mondiale. Essa diventa l’occasione per annunciare al mondo che il messaggio evangelico, nella sua dimensione umana, non è utile al miglioramento del mondo, soprattutto per quanto concerne le relazioni umane.

La seconda ed ultima considerazione, riguarda proprio l’inutilità di questo atto: coloro che da battezzati non si sentono parte della comunità cristiana e cattolica, continueranno a sentirsi estranei anche dopo questo atto formale. Quando ci si presenta a qualcuno, nel darsi la mano, si dichiara il proprio nome e cognome, senza esplicitare le preferenze sessuali e religiose, che non vanno a modificare il livello di civismo che si dovrebbe avere con le persone.

Ecco perché trovo questa pratica la mera e inutile espressione delle solite discussioni fra coloro che credono e non credono, professano o non professano. É inutile dichiarare al mondo queste intenzioni di comportamento, mentre sarebbe importante dichiarare con le azioni, tanto per i cristiani, quanto per i cattolici o per appartenenti ad altre religioni e non esclusi gli atei, che l’unico vero imperativo morale universale è l’amore fraterno.

E può esistere anche senza un dio, se alcuni lo preferiscono meno completo.


Risposta di Angelo Campedelli

Quanta pena provo nel leggere il testo di questo articolo!!!
  1. Intanto consiglio di documentarsi non solo sul sito di wikipedia: meglio quello dell'UAAR. 
  2. Perché tirare in ballo "tutti i problemi sociali, culturali, esistenziali ed economici che attraversano il mondo"!!! Si fa lo sbattezzo anche solo per una scelta di coerenza personale. Caro Alessandro: lascia perdere il mondo!!!
  3. Dici che "farsi sbattezzare è espressione di esclusivo benessere economico, intellettuale e sociale". Perché dire castronerie!?!?!? Io ho seguito e seguo tantissimi sbattezzi, e ti posso garantire che i ceti sociali sono i più disparati!!
  4. Dici che "è espressione ridicola e risibile di menti che hanno molto tempo per pensare alle cose inutili". Parli a vanvera!!!
  5. Parli di "inutilità di questo atto": forse non sai che con il SOPRUSO del PEDOBATTESIMO si viene ISCRITTI A VITA (senza essere in grado di intendere e di volere) ad una precisa religione. Bene: con lo sbattezzo si chiede semplicemente di NON essere più iscritti a tale associazione religiosa. La trovi una cosa così assurda? La cosa ti prude così tanto? E' UN ATTO DI COERENZA con le scelte comportamentali che si sono fatte da adulto! Ma si sa: L'IPOCRISIA è il "valore" dominante nella nostra società, e mi pare di capire che anche tu preferisci l'ipocrisia alla coerenza.
  6. Ti scandalizzi che una persona adulta (consapevole, in grado di intendere e di volere) si sbattezzi e non ti scandalizzi che dei neonati (inconsapevoli, NON in grado di intendere e di volere) siano sottoposti al PEDOBATTESIMO.
  7. Sei ignorante perché NON sai niente della storia criminale del pedobattesimo (leggi "Uscire dal gregge"). Un esempio per tutti: la storia del bambino ebreo Edgardo Mortara.....
  8. STUDIA prima di parlare!!!!!!
  9. Inoltre, non c'è alcun esibizionismo: è un atto riservato tutelato dalla legge sulla privacy. Poi, se uno ne vuole parlare sono cavoli suoi.

domenica 14 agosto 2016

Aborto

Riportiamo una serie di lettere che sono state pubblicate nella rubrica "Lettere al Direttore" del quotidiano L'Arena e aventi per argomento l'aborto.


sabato 25 giugno 2016 – LETTERE – Pagina 31
ABORTO
 

Licenziare gli obiettori

Leggo in questi giorni che all'Ospedale di Trapani con l'andata in pensione dell'unico medico che praticava quanto previsto dalla Legge 194 (interruzione volontaria della gravidanza) non è più consentito alle donne di quell'angolo di Sicilia di beneficiare di tale servizio garantito dallo Stato. Sono andato quindi a documentarmi sui disposti attuali che permettono ad un medico di rifiutarsi di ottemperare ad un dovere imposto dall'ordinamento giuridico in qualsiasi momento e dichiararsi obiettore di coscienza, anche se prima non lo era. Questo stato di cose ha portato al fatto che oggi la sanità italiana annovera tra le sue file, obiettori di coscienza pari al 70% dei medici e infermieri. Leggendo questi valori mi chiedo a cosa serve avere il ministero della Sanità, il ministro preposto e un presidente del Consiglio più un Parlamento se poi dal loro operato scaturiscono queste situazioni. Mi pare già di vedere le facce di tanti miei connazionali che inorridiscono davanti alle mie affermazioni, rivendicando la libertà di coscienza, anteponendo i diritti acquisiti e che a un cattolico non si può chiedere di uccidere un feto. Ebbene, a queste persone mi sento di rispondere così: se la mia libertà di coscienza cozza con una legge dello Stato nulla mi vieta di licenziarmi o rinunciare al ruolo; se la mia libertà di coscienza paralizza un organismo dello Stato ed è lo Stato che mi paga non posso certo invocare che venga rispettata la mia coscienza e che ciò mi consenta di beneficiare sempre del mio stipendio. Soluzione: cambio mestiere! Sul punto poi delle argomentazioni dei ferventi cattolici, mi permetto di evidenziare che vi sono moltissime strutture di proprietà di organismi di Santa Romana Chiesa dove praticare l'obiezione è un vanto e un merito, questo consente a quel 70% di obiettori di trovare lavoro. Conoscendo l'animo di noi italiani sono altresì sicuro che se domani mattina venisse promulgata una legge che consentisse allo Stato di demansionare-licenziare gli obiettori di coscienza scomparirebbe d'un colpo l'aberrante percentuale più sopra riportata, per cui mi sento di dire al ministro della Sanità e al nostro presidente del Consiglio che è ora di provvedere in merito, visto che già nel 2014 l'Europa ci ha richiamati all'ordine su questo tema.
Giorgio Scolari (simpatizzante UAAR) VERONA



mercoledì 29 giugno 2016 – LETTERE – Pagina 22
ABORTO
 

I numeri e l'obiezione

Dopo aver letto quanto scritto sul tema dell'aborto - «licenziare gli obiettori» - mi sento in dovere di precisare quanto segue. Premetto che sono un infermiere che, anche se non lavora direttamente all'interno di una sala operatoria, ha fatto la scelta di essere obiettore di coscienza e quando dico la parola coscienza non mi vergogno a dirlo, è coscienza «cristiana» in quanto nei miei principi la vita è un dono di Dio e la ritengo sacra. Tornando alla mia professione, abbiamo dei doveri e dei diritti tra i quali quello citato dell'obiezione di coscienza sulla applicazione della legge 194 con i relativi riferimenti di legge. Comunque per far riflettere su questo tema vorrei citare le parole di Papa Giovanni Paolo II: «Una nazione che uccide i propri figli è una nazione senza futuro». E fanno riflettere anche i numeri: sono oltre 6 milioni i bambini soppressi nei nostri ospedali dall'entrata in vigore della legge 194 del 1978: circa 181mila ogni anno, 15.100 ogni mese, 503 ogni giorno, 21 ogni ora. Sono bambini non numeri. Questo è il risultato di una giornata di aborti nei nostri ospedali. Allo stesso tempo sono migliaia le famiglie costrette a far ricorso all'adozione internazionale con una spesa elevatissima. Non viene spontaneo chiedersi perché non fare incontrare queste due realtà con l'adozione attraverso una legislazione a favore della vita? In Italia abbiamo tra i più bassi tassi di fertilità al mondo. Cosa sarà del futuro dell'Italia senza gioventù? Quanti problemi dovranno affrontare i nostri figli? Si vota a 18 anni ma si può abortire a 13 anni anche all'insaputa dei genitori (art. 12 legge 194/78) mentre per un piercing ci vuole l'autorizzazione di entrambi i genitori. Il padre del concepito non ha diritto di difendere la vita del proprio bambino in quanto secondo la legge 194 sull'aborto l'ultima parola spetta alla donna, che viene lasciata sola a decidere (spesso mal consigliata se non addirittura minacciata) con un reale rischio di incorrere poi in una sindrome post abortiva con conseguenze psico-fisiche anche gravi e devastanti. L'aborto è gratuito per le donne che vogliono eliminare il proprio figlio ma a noi contribuenti tutto ciò ha un costo sociale molto ma molto elevato e pensare che la gravidanza non è una malattia da curare ma un dono e una risorsa per l'intera società. Gli aborti clandestini: in Italia il numero è stimato sui 15mila all'anno (dati del ministero della Salute). Ciò dimostra che la legalizzazione dell'aborto non ha sconfitto questa piaga ma ha aggiunto ad un male un male legalizzato. Spero che quanto ho scritto possa far riflettere.
Giovanni Raimondi VERONA