martedì 14 marzo 2017

ATEI E FEDE

Mi capita spesso, con parenti, amici, semplici conoscenti, o anche con sconosciuti incontrati per la prima volta, di scambiare idee e opinioni sulla fede, sulla religione, sui valori umani. Ogni volta mi sento commentare: “Ma tu, ateo, sei più credente dei credenti”. Lo stesso concetto è stato espresso in una lettera pubblicata recentemente sul giornale L'Arena: raccontava la bellissima storia di una signora anziana atea che, tutte le domeniche, accompagnava a messa suo marito credente, e tutto ciò per il profondo amore che questa donna provava (e prova) per il suo uomo. Alla fine, il commento di chi ha descritto questa vicenda, e rivolto alla signora, è stato: “Molti come lei, che si credono non credenti, verranno accolti subito in Paradiso”.
Purtroppo è diffuso il comune pensiero che solo chi ha fede sia anche portatore di valori considerati “cristiani”. Per quasi tutti i credenti è difficile poter capire, o anche solo poter immaginare, che si possano avere valori umani anche senza avere una fede, una qualunque fede in una qualunque religione.
Margherita Hack disse che “L’etica di un non credente è più pura e disinteressata di quella di un credente che si comporta bene perché spera nella ricompensa e teme la punizione nell’aldilà. Le leggi morali non ce le ha date Dio, ma non per questo sono meno importanti”. E ancora: “Penso che il cervello sia l’anima; non credo alla vita dopo la morte e tanto meno a un paradiso in versione condominiale, dove reincontrare amici, nemici, parenti, conoscenti.” Eppure, nonostante ciò, se un ateo parla bene e si comporta bene deve per forza essere (in fondo in fondo, magari inconsciamente) un credente. Chissà perché! Forse per il monopolio che la religione cristiana ha fatto di ogni cosa.


Angelo Campedelli (Circolo UAAR Verona).

Nessun commento:

Posta un commento